PD veneziano, galleggiare senza rotta

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ROBERTO D’AGOSTINO
A Venezia si avvicina un Congresso del PD resosi necessario dopo la sconfitta elettorale che ha visto in una città a maggioranza di sinistra e di caratura internazionale vincere una coalizione politicamente di destra e culturalmente fondata sulle pulsioni della profonda campagna Veneta.

Argomenti di analisi ce ne sarebbero tanti, ma è singolare come una riflessione approfondita su quanto è successo non si stata ancora fatta.

Anche rimanendo alla superficie di tale analisi due/tre cose saltano agli occhi: fattori strutturali della sconfitta sono stati il pessimo governo della coalizione di centrosinistra (sempre più di centro e sempre meno di sinistra) nelle ultime due consiliature; l’evanescenza politica del PD, sempre più subalterno a poteri “altri”; la scomparsa politica delle formazioni di sinistra, che erano state un asse portante delle prime giunte di centrosinistra; l’assenza totale di una visione programmatica corrispondente alle necessità della nuova fase economica e politica che la società italiana sta attraversando.

Il congresso della maggiore forza politica cittadina dovrebbe essere l’occasione per ragionare su questi temi e sembra quello che intende fare il gruppo 7 luglio formato da iscritti e non iscritti al PD con un documento che presenta come una delle tesi congressuali.

Il documento (ben strutturato tipo i vecchi documenti “La situazione internazionale e i nostri compiti”) infatti muove dalla proposta che il futuro congresso del PD venga svolto su delle tesi, presupponendo che dentro al PD ci siano diverse linee che si confrontano (anche in modo duro, se serve) per arrivare a una maggioranza/minoranza o a una sintesi comune.

Tuttavia, se questo documento vuole essere una delle tesi in campo con l’ambizione di smuovere le acque e rinnovare il PD (locale) allora ha fallito il suo scopo. Si tratta infatti di un lungo wishful thinking che non prende posizione su niente su cui tutti non siano già d’accordo.

Dunque non varrebbe la pena parlarne se esso, proprio nella sua debolezza e perché prodotto da un’area del Pd che mostra consapevolezza dei limiti entro cui si muove il partito, non fosse una fedele rappresentazione di come la perdita degli strumenti critici impedisce al PD di fuoriuscire da quei limiti.

A cominciare dalla dichiarazione di volere “un PD nuovo e diverso, che diventi realmente quel luogo di costruzione di idee e politiche che avrebbe dovuto essere fin dalla sua fondazione: un partito aperto, dinamico, concreto, propositivo e coraggioso”. Chi non vorrebbe un partito di questo genere? da Fratelli d’Italia al Partito della Nazione tutti potrebbero essere d’accordo. Ma non si dice ciò che conta: quali interessi vuole rappresentare questo partito, con quali riferimenti politico/ideali, con quale visione di società, a partire dalla società veneziana (quali sono le forze sociali che hanno fatto vincere Brugnaro? si tratta di un centro/destra o di qualcos’altro?).

Coerentemente con la premessa, su ogni questione di merito che viene descritta, spesso correttamente, non viene proposta alcuna soluzione e si lasciano inevase tutte le risposte la cui assenza ha portato il centro sinistra alla sconfitta.

Si sottolinea l’importanza della città metropolitana, ma non si prende posizione sulle questioni cruciali e irrisolte che si trascinano da vent’anni e che hanno impedito finora la sua costituzione: quali i confini della futura città metropolitana (da Chioggia a Portogruaro? la Provincia?, l’area di interessi comuni scuola, lavoro, tempo libero? l’area che il documento definisce “effettivamente metropolitana” la PATREVE con in più forse Vicenza), quale forma di governo (elezione di primo o di secondo grado?), quali competenze?

Si dice che Venezia e la sua area metropolitana devono puntare a un nuovo modello di sviluppo economico per affrontare il futuro, ma non si fa cenno a che tipo di sviluppo e soprattutto a quali dovrebbero essere i soggetti che lo promuovono. E così via: sulla residenzialità, sul turismo, sulla cultura, sui giovani, su Marghera, sulle grandi navi (possibile che un gruppo di persone che si propone di innovare qualcosa non abbia il coraggio di compromettersi sulle soluzioni in campo e di esprimersi su come affrontare e risolvere il problema delle grandi navi?).

Naturalmente e, per certi aspetti, questa appare la cosa più grave trattandosi di un contributo che nasce dentro al PD, nulla viene detto sulle ragioni della sconfitta, sulle responsabilità, sul mutamento genetico che ha visto la progressiva trasformazione delle amministrazioni di centro sinistra da soggetti che governavano le trasformazioni assumendosi la responsabilità di decisori pubblici a soggetti che subivano o favorivano decisioni prese in sedi diverse da quelle pubbliche, dove si sono via via dislocati i poteri che contano in città.

Se la parte veneziana del documento mostra questo genere di debolezze, non ci si poteva aspettare che la parte nazionale fosse più innovativa, o almeno più coraggiosa.

E infatti sulle politiche del governo il testo sembra redatto dall’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio. Nessun’ombra di critiche. Eppure qualcosa un gruppo che vuole innovare il PD avrebbe potuto dire. Per fare un esempio: i dieci miliardi degli 80 euro (provvedimento non criticato neppure da sinistra) che ricadute avrebbero avuto se fossero stati investiti, che so, in un progetto di recupero delle periferie urbane? Non sarebbe difficile fare i conti, se si volesse. Ma ciò implicherebbe una visione politica secondo cui lo stato non si limita a concedere o regolare, ma attua politiche produttive di sviluppo: il contrario di quanto accade oggi col Partito di Renzi. Di cui viene detto che “deve rigenerarsi” quando in realtà deve decidere che partito essere, da che parte stare e quale visione della società nazionale e internazionale proporre.

Per quanto riguarda i temi dell’Europa e della globalizzazione è comprensibile che il documento non possa dire più di tanto: ma potrebbe almeno dire che i trattati europei, fonte di tutti i guai che vengono ricordati, vanno riscritti. O ci si accontenta delle manfrine Renzi/Merkel?

Anche su questi temi prevale il conformismo e il “politicamente corretto” alla PD.

In proposito cito tre temi che ci riguardano da vicino e su cui non è permesso essere troppo banali.

Per i documento bisogna “Evitare che la lotta al terrorismo si trasformi in una guerra di religione, ribadire che proprio i musulmani moderati (la stragrande maggioranza dell’Islam) sono il principale bersaglio dell’estremismo religioso”. Affermazione “politicamente corretta”, ma niente di più. Cosa diciamo di quei milioni di salafiti e wahabiti, che si sono già fatti Stato, che praticano la sharia, che schiavizzano le donne, che alimentano il fondamentalismo islamico e dunque che fomentano la guerra di religione e dei quali l’occidente è alleato?

Per il documento “l’Europa sta cercando di muoversi nella direzione degli Stati Uniti. Le azioni della BCE (azzeramento dei tassi, prestiti alle banche e ora, quantitative easing), e il piano Junker, sono sulla stessa lunghezza d’onda”. In realtà l’Europa non si muove affatto nella stessa direzione perché ne è impedita dai trattati. L’immissione di denaro della BCE non è nella stessa lunghezza d’onda (800 miliardi di dollari nella manifattura e nell’innovazione negli SU): la BCE dà i soldi alle banche sperando che le banche le diano agli investitori o alle famiglie. E’ una cosa ben diversa, e infatti i risultati sono estremamente più modesti e gli sforzi rischiano di dovere essere maggiori. Ma questo è il mainstream ideologico che governa la destra (e la sinistra) europea.

Per il documento “Nel mondo si registra un significativo miglioramento delle condizioni di vita”.

Anche un miglioramento delle condizioni di morte: non ci sono mai stati tanti morti civili e tanti esodi biblici, per guerre e carestie come negli ultimi venti anni di globalizzazione trionfante: invece di un euro al giorno in tasca, ho due euro, ma mi bombardano e debbo lasciare la mia casa. I rapporti annuali delle N.U. trattano la questione della fame come gli indicatori internazionali trattano il PIL: valore che non determina in alcun modo la crescita di una nazione.

In conclusione né una prospettiva per Venezia, né un tentativo di fuoriuscire dal conformismo del PD: o forse le due cose si tengono. Certamente è troppo chiedere che dall’interno del PD venga detto “qualcosa di sinistra”: ma che venga almeno detto “qualcosa”?

d'agostino

Roberto D’Agostino

Una risposta a “PD veneziano, galleggiare senza rotta

  1. Bisogno di Democrazia
    Di una Democrazia calata nelle cose quotidiane e tangibili.
    Di una Politica che parta dalla Gente e non sia predeterminata dai gruppi di potere.
    Democrazia che parta dalla gestione delle Sezioni
    Dove la scelta di chi ci rappresenta venga fatta sulla base delle qualità personali , subordinata soltanto alla linea politica e programmatica deliberata.
    Non sarebbe poi male dividere le varie candidature tra gestione interna di Partito e incarichi pubblici esterni.
    Chi è eletto nella Segreteria non può candidarsi od accettare incarichi pubblici.

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