Presidenziali portoghesi, Marcelo, il professore a colori

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Cambio della guardia a Palácio de Belém

MASSIMILIANO CORTIVO
Li ha visti volare via così, da un momento all’altro. Centinaia di fogli spazzati dal vento delle Azzorre. Sulle carte conservate nel piccolo ufficio (probabilmente con finestra spalancata) c’erano tremila firme. Un buon numero per poter sperare di arrivare alla candidatura. E così Graça Castagno, ha dovuto rinunciare al sogno di Belem.

Succede anche questo nella corsa alla presidenza della repubblica portoghese, un rush che questa volta favorirà i velocisti visto che il voto politico si è chiuso da poche settimane. Il 24 gennaio vincerà chi sarà più reattivo dai blocchi.  E il fattore vento non influirà più sull’esito. Sul nome di Marcelo Rebelo de Sousa, candidato di centrodestra sostenuto da Psd e Cds, sembrano esserci infatti pochissimi dubbi. Semmai gli interrogativi si concentrano sul come, primo o secondo turno, e sugli scenari futuri: il laboratorio della sinistra reggerà?

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Marcelo Rebelo de Sousa

Gli aspiranti presidenti però non mancano, anzi, mai come questa volta l’arena della corrida per Belem è tanto affollata. Si sfidano in dieci, anche se quelli che contano non sono più di tre o quattro. Innanzitutto, come detto, c’è lui, l’uomo solo al comando che in una classifica di popolarità non teme nessuno.

Per moltissimi anni volto arcinoto della tv generalista – commentatore politico per TVI e RTP1 dal 2000 al 2015 -, Marcelo, come lo chiamano tutti quasi fosse un giocatore della Seleçao, può solo perderla lui la partita più importante della sua vita. Una sconfitta che potrebbe essere rappresentata anche dal semplice ricorso al secondo turno. Marcelo Rebelo de Sousa, dal punto di vista della “comunicazione politica” è il candidato perfetto: cattolicissimo e tra i primi militanti del Ppd, maneggia abilmente e con grande arte oratoria sia gli argomenti alti che la sua carriera di professore universitario di Diritto gli ha dato modo di frequentare, sia quelli più pop che gli studi televisivi gli hanno insegnato più di recente.

Neoliberale, eccentrico e forte sostenitore di una politica anti-austerità, a molti pare essere perfetto per quel ruolo super partes che è il presidente della repubblica. E anche chi vede in lui il “pericolo” di un Cavaco-bis (l’attuale presidente Cavaco Silva è di centrodestra) o addirittura di una deriva verso una destra radicale (il suo padrino – da cui prende il nome – fu addirittura Marcelo Caetano) non può non sorridere bonariamente alle leggende che gli circolano attorno, come quella che lo vedrebbe capace di dettare due testi in simultanea o quella che saprebbe scrivere perfettamente con entrambe le mani nello stesso momento.

Se Marcelo quindi è il candidato principe per il palazzo di Belém, dietro più o meno scalpitano in nove anche se nessuno al primo turno è nella posizione di poterlo minimamente avvicinare. Tutti hanno la stessa, identica speranza. Arrivare secondi e poi, il 14 febbraio riuscire a riunire tutti per provare a fare il colpaccio. Un secondo turno che ha solo un precedente nella storia della repubblica portoghese, nel 1986.

All’epoca Diogo Freitas do Amaral (partito popolare) fu costretto al bis di febbraio dal socialista Mario Soares che alla fine riuscì a batterlo. A quell’impresa titanica di trent’anni fa si aggrappano Maria de Belém (ex ministro della Sanità, socialista), António Sampaio da Nóvoa (ex rettore dell’università di Lisbona, indipendente), Marisa Matias (parlamentare europea, Bloco de Esquerda) e Edgar Silva (Partito Comunista).

Oltre a loro ci provano  anche Henrique Neto, Candido Ferreira, Jorge Sequeira, Vitorino Silva, Paulo de Morais anche se per questi ultimi i consensi non dovrebbero discostarsi dall’1 per cento. A proposito di numeri, quando la maratona televisiva delle tribune politiche doveva ancora iniziare, i vari sondaggi sembrano andare in un’unica direzione.

Lasciando per un momento da parte quello dell’Università Cattolica che qualcuno dice essere prossimo a Marcelo (all’ex prof va il 62 per cento), sia Eurosondagem che Aximage premiano Rebelo de Sousa rispettivamente con un 52,5 per cento e con 54,6, ma se il primo lo dà in crescita, il secondo lo vede in calo. Per il secondo posto c’è un testa a testa fra Maria de Belém e Sampaio da Novoa (18 a 17 per Eurosondagem ed entrambi a 13 per Aximage). Poi il baratro. Con la candidata bloquista Matias e il comunista Silva appaiati dentro una forbice che va dal due al cinque per cento. Se dopo i dibattiti in tv di questi giorni Marcelo dovesse scendere – ma la tv, va ricordato, è il suo mondo – e non raggiungere il 50 più uno dei consensi, a febbraio potrebbe succedere di tutto e Maria de Belem o Sampaio da Novoa potrebbero ritrovarsi alla testa della repubblica.

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Il primo ministro portoghese António Costa, riceve a Palácio de São Bento il gruppo folcloristico de Vila Nova de Gaia nel giorno dell’epifania

Gli analisti più preparati però giurano che non sarà così e che il professore alla fine dovrebbe salire in carrozza senza troppi problemi, sia in un caso che nell’altro. Se così fosse, partirebbe la corsa più interessante. Per il premier António Costa, alle prese con il fragile laboratorio della sinistra significherebbe partire dall’inizio senza passare per il via. Perché è vero che Marcelo continua ad augurarsi che l’esecutivo vada avanti, essendo un governo duraturo la cosa più importante in questo particolare momento di crisi economica, ma è altrettanto vero che una lunga carriera politica di centrodestra non si cancella in pochi mesi. E, come ha attaccato il candidato comunista Edgar Silva, c’è sì un altro Cavaco Silva dietro il professore. Ma “a cores”, a colori.

iene in redazione

Massimiliano Cortivo

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