Perché nessuno ferma Erdoğan

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Vista di Cizre, con il ponte sul Tigri

GIUSEPPE ZACCARIA
Se vogliamo rapportare quel che accade nel mondo ai nostri ritmi di vita, tutto dev’essere successo più o meno quando eravamo fra le portate di pesce della vigilia e il brodo di Natale: proprio mentre addentavamo il panettone, dalle parti di Cizre qualche centinaia di carri armati ha circondato la zona abitata e ha cominciato a sparare.

E adesso non azzardatevi a chiedere dov’è Cirzre, visto che fino a qualche minuto fa non lo sapevo neanch’io e non si trova neanche su Wikipedia. Solo con molta fatica si scopre trattarsi di una città turca di quasi centomila abitanti che s’affaccia sul fiume Tigri e ha un ponte da cui si può vedere la Siria. Diciamo, uno dei tanti angoli dimenticati del mondo, però in quell’ angolo dimenticato vive una popolazione in maggioranza curda, e da giorni l’armata di Recep Tayyip Erdoğan la sta bombardando.

Il resto del mondo non l’avrebbe mai saputo se non fosse stato per la BBC, che di tanto in tanto fa ricordare a tutti perché la si considera un’emittente storica. Il 22 dicembre il programma NewsHour del World Service è riuscito a collegarsi in diretta con un operaio comunale che si nascondeva assieme con 26 altre persone in due stanze nel centro di Cizre, e a intervistarlo mentre i proiettili volavano intorno all’edificio e si sentivano i colpi di cannone dei carri. “È come se lo Stato avesse dichiarato guerra al popolo”, ha detto il pover’uomo e la dichiarazione sembrava provenire da un’altra storia tragica, quella che qualche anno fa si verificò a Homs e da cui nacque la rivolta contro Bashar al-Assad.

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Combattenti del PKK ripresi da un’emittente tv turca. Sul “sottopancia” è scritto: “Il PKK annuncia l’autonomia dalla Turchia”

E non basta: pochi giorni prima l’esercito turco aveva circondato anche un’altra città curda, quella di Diyarbakir, attaccando il centro e imponendo un coprifuoco di dieci giorni.
Non si saprà mai quali danni abbia provocato questa offensiva di Natale e quandi curdi siano rimasti uccisi: il regime di Recep Tayyip Erdoğan ha imprigionato o ridotto al silenzio i giornalisti della zona e ha espulso il solo corrispondente straniero dall’area, Frederike Geerdink, però a questo punto è il caso di chiedersi almeno due cose: la prima è come mai i grandi organi d’informazione europei e soprattutto italiani abbiano del tutto ignorato la storia. La seconda, è come si possa sopportare che il leader turco attacchi e tenti di distruggere l’unica forza che finora sia stata capace di combattere efficacemente sul terreno lo Stato islamico.

La prima questione in parte trova risposta nel miserevole stato dell’informazione odierna, in parte forse nell’ imbarazzo europeo. L’Unione un mese fa ha promesso tre miliardi all’anno al regime di Erdoğan per fermare l’ondata dei rifugiati, e per usare le parole di Emma Sinclair-Webb, analista di Human Rights Watch, “il fatto che Bruxelles sia disposta a ignorare l’enorme repressione in corso in Turchia nel tentativo di garantire un accordo per tenere fuori i rifugiati, è inaccettabile e scandaloso”.

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Un banchetto ufficiale della presidenza della repubblica turca ad Ankara (fonte: https://www.tccb.gov.tr/en/photogallery/)

Ancora più inaccettabile e scandaloso è però il fatto che Erdoğan in teoria conduca la lotta contro il Califfato e in pratica, oltre a comperarne il petrolio di contrabbando, ne stermini gli avversari. Cosa vuol significare questo gioco? Davvero possiamo credere che il nuovo Sultano stia inseguendo un delirio maomettano di grandezza senza che il resto del mondo se ne curi?
Ma andiamo…Come fa oggi il presidente Barack Obama ad accettare questo attacco sproporzionato contro i curdi, come fa a tacere il primo ministro David Cameron, che pure definisce quella contro ISIS “la lotta generazionale del nostro tempo”? Come fa l’Occidente a tollerare che Ankara prosegua questo sporco gioco che peraltro ormai è stato capito tutti?

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Recep Tayyip Erdoğan a una cerimonia presenti le massime cariche delle forze armate (fonte: https://www.tccb.gov.tr/en/photogallery/

Erdoğan continua a comportarsi come un autocrate investito di una missione divina (naturalmente maomettana) , e il resto del mondo lo lascia fare. Butta giù un caccia russo che aveva (forse) sconfinato per sette secondi e la Casa Bianca commenta che “la Turchia ha il diritto di difendere il proprio spazio aereo”. Fa arrestare i giornalisti di Cumhuriyet colpevoli di averlo criticato (e che sono stati tenuti in isolamento fino a ieri) e nessuno alza un dito. Invade l’Iraq con le sue truppe, e Baghdad deve fare il diavolo a quattro per ottenere le le potenze occidentali “consiglino” ad Ankara un ritiro. Viene accusato in Parlamento di aver fatto produrre il gas Sarin usato per le stragi di civili in Siria, e tutto tace. Continua a perseguire un cambiamento della Costituzione che gli darebbe ancora più potere e la sola voce che si azzardi a criticarlo arriva dal suo stesso partito di ispirazione islamica (AKP), ed è quella del vice primo ministro Bülent Arınç,che pubblicamente gli consiglia di non mettere troppo il naso nella politica curda del governo e farsi gli affari suoi.

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Nave da guerra russa attraversa il Bosforo (fonte: http://sputniknews.com/)

Il Guardian scrive che ormai “ci sono una serie di ragioni per cui la coalizione occidentale anti-ISIL non è riuscita a costruire nulla sui successi delle truppe curde, ma l’assalto dal PKK, e la mancanza di volontà del suo governo di facilitare i contatti tra i curdi siriani e turchi rappresenta una parte considerevole del problema”. Ancora una volta: è possibile che tutti lo lascino fare?

C’è una sola spiegazione a tutto questo, e malauguratamente sta nel fatto che la Turchia oggi può fare molto comodo ai fautori del caos: dopo l’abbattimento dl jet e le mancate scuse, le relazioni fra Mosca ed Ankara praticamente non esistono, la Turchia potrebbe perfino chiudere il Bosforo e i Dardanelli alle navi di Mosca, ma intanto la Russia ha schierato nel Mediterraneo e nel Mar Caspio navi e sottomarini in grado di lanciare missili nucleari, e con le batterie di S-400 controlla l’intero spazio aereo siriano.

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S-400 russo

Fin a oggi tutte le simulazioni di guerra condotte dagli esperti del Pentagono (dicono siano state sedici) hanno condotto alla medesima conclusione: scontri più o meno devastanti, scenari di distruzione più o meno apocalittici con la Russia probabile vincitore finale e il mondo (o almeno tutto il Medio Oriente ) in ginocchio. Adesso basterebbe che Erdoğan accennasse a una nuova provocazione sul piano militare e la reazione russa sarebbe immediata, con conseguente appello della Turchia ai Paesi Nato per un intervento di difesa comune in nome dell’articolo 5.
Sono tutti scenari che gli Stranamore delle due parti hanno già scritto e analizzato fino ai minimi dettagli, quindi se mai accadesse qualcosa del genere nessuno potrà dire di essere stato colto di sorpresa. Dunque, una volta digerito il panettone, torniamo mettere il naso fuori e poniamoci il problema con una certa urgenza: è a questo che si vuole arrivare?

zaccaria

Giuseppe Zaccaria

EASTERN GAZETTE

ITALINTERMEDIA

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