Nodi e snodi nel percorso del Pd veneziano

junction1Il gruppo 7 luglio risponde a Roberto D’Agostino
Nella premessa alle tesi del gruppo 7 luglio si sostiene di volere “un PD nuovo e diverso, che diventi realmente quel luogo di costruzione di idee e politiche che avrebbe dovuto essere fin dalla sua fondazione: un partito aperto, dinamico, concreto, propositivo e coraggioso”.

Affermare, come fa Roberto D’Agostino, che una dichiarazione del genere sia scontata contrasta, a nostro avviso, con il suo stesso giudizio iniziale, in cui si parla di “evanescenza politica del PD” e “scomparsa politica delle formazioni di sinistra”.

 

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Se ciò è avvenuto, in particolare a Venezia, si deve anche alla perdita di capacità programmatica, alla difficoltà di organizzare, come si afferma nel periodo seguente della premessa alle TESI, “non un partito liquido, ma un partito strutturato e attivo, che sappia però dialogare con le forze e l’intelligenza diffusa fra tutti i cittadini di centrosinistra appassionati di politica e di impegno civico”. Non ci siamo attardati in una dissertazione sul tema del partito politico nella società capitalistica e delle sue metamorfosi, indotte dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione; non era la sede appropriata, anche se si potrebbe su questo punto, organizzare un’iniziativa specifica per approfondire.

Con parole semplici abbiamo però affermato alcuni concetti per nulla neutri: contrarietà al modello di partito inteso come comitato elettorale; necessità di coinvolgimento degli elettori (e della loro intelligenza diffusa), consci che la complessità del presente richiede uno sforzo analitico che non può essere limitato agli iscritti; rifiuto di un modello indifferenziato (unione nazionale o partito della nazione), ma partito di centrosinistra, capace di attrarre consensi in tutte le direzioni per vincere e governare.

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Questi concetti, già chiari nella premessa, sono precisati nella terza parte delle TESI. Nella T40 si affronta il nodo dello scollamento tra partiti politici e cittadini come questione generale (l’antipolitica) che, nel caso del PD, è declinata con particolari specificazioni: “abbassamento della qualità e quantità del dibattito interno”, allontanamento “dalla società civile, con il rischio di venire percepito come luogo di conservatorismo e di difesa delle rendite di posizione”.

Si rileva l’importanza della questione morale, e della “magistratura indipendente, garanzia fondamentale di legalità”, rafforzata dall’ANAC presieduta da Raffaele Cantone. Anche in questo caso si tratta di posizioni non neutrali e per nulla scontate. Si ribadisce, sempre nella T40 una precisa scelta di campo (PD come speranza del socialismo europeo, unico soggetto in grado di rilanciare il progetto progressista); e come ciò possa essere considerato talmente incolore da essere condiviso anche dal partito Fratelli d’Italia, francamente non riusciamo a comprenderlo.

Nella T42 si affronta il nodo della partecipazione, non a caso declinato a proposito della forma partito, anche se assume rilievo più generale, nel senso del rapporto tra governanti e governati che, in senso gramsciano, include anche il partito politico. Nella T43 si parla degli iscritti, risorsa da valorizzare e incrementare; si propone la realizzazione di “una struttura a matrice”, con i “circoli territoriali tra le righe, e i “momenti di approfondimento tematico” tra le colonne. Un modello innovativo, ovviamente aperto a nuovi approfondimenti, che può essere però una valida chiave per rivitalizzare il nostro  “intellettuale collettivo”.

Questa visione ci ha portato a declinare la nostra proposta di congresso aperto, che un certo scalpore ha suscitato nella discussione.

“Coerentemente con la premessa”, prosegue Roberto D’Agostino, “su ogni questione di merito che viene descritta, spesso correttamente, non viene proposta alcuna soluzione e si lasciano inevase tutte le risposte la cui assenza ha portato il centro sinistra alla sconfitta”.

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Si potrebbe rispondere che un’analisi corretta è un buon inizio per dare soluzione a problemi complessi e, in molti casi, suscettibili di risposte diverse, che presentano, tutte, pro e contro. In verità, nella prima e più corposa parte delle TESI, alcune risposte pensiamo di averle fornite. Si tratta, ovviamente, dell’avvio di un percorso, e di tesi congressuali, che non possono scendere nel dettaglio e nell’assertività di una proposta amministrativa. Su ciascun capitolo andrà elaborato un dossier, partendo dallo stato dell’arte; aperto un confronto tecnico e politico e, alla fine del processo, definite scelte di governo, con le quali andare alla competizione.

Come si afferma nella TESI 23, l’obiettivo finale è duplice: di “metodo”, che “dovrà essere quello delle buone pratiche”, in grado di massimizzare i risultati e minimizzare i costi, e di “priorità”, con il fine del “miglioramento della qualità della vita” dei cittadini.

Premesso ciò, nella prima parte delle TESI, diciamo alcune cose, criticabili certo, ma sicuramente non neutrali.

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Sulla Città Metropolitana (CM):

  • Venezia è capitale del territorio metropolitano” (T4); non è pensabile inquadrarla come un’appendice, magari preziosa, di un manufatto istituzionale che abbia la testa in altri luoghi.

  • La CM deve offrire servizi nel campo dei “trasporti”, “mobilità”, “pendolarismo”; deve essere “chiave della pianificazione strategica”; cruciale quindi “il rapporto con il governo centrale, insieme al rapporto con la Regione, che dovrà assegnare le deleghe”; senza il trasferimento di molte e decisive funzioni regionali non ci sarà nessuna CM; si tratta di un nodo politico-istituzionale di primaria importanza, che la politica dovrà affrontare (e non sarà indolore).

  • La CM potrà trovare adeguata collocazione (al di là della sua attuale configurazione istituzionale), nella riorganizzazione istituzionale che si prefigura a valle della riforma costituzionale in via di definitiva approvazione “e può diventare il vero motore di un nuovo modello di Nordest” (T4, vedi sul punto anche la T38).

  • Si propone di trasferire alla CM competenze, oggi in capo ad altri enti sovraordati (Autorità portuale, aeroporto). 

Sullo sviluppo urbano:

  • Una rigenerazione “della residenzialità” basata sul riuso, “senza nuovo consumo di suolo” (T5), “a partire dalla dimensione acquatica che caratterizza il territorio veneziano. In questa direzione è inquadrata anche la rigenerazione delle attività tradizionali (T22).

Sulla crescita:

  • Sostenibilità economica degli interventi, che tengano conto “della drastica diminuzione delle risorse pubbliche in gioco (T7, concetto ampiamente ripeso nella parte relativa al buongoverno, T23, 24 e 25, dove si sostiene che il bilancio corrente in equilibrio è un bene pubblico di grande valore, che la situazione finanziaria del comune può essere affrontata con una seria azione di razionalizzazione della spesa, che non ha senso effettuare operazioni sui beni capitali finalizzate al ripiano dei debiti correnti).

  • Rilancio della residenzialità (sia in laguna sia in terraferma), T5

  • Completamento della bonifica di Porto Marghera e rilancio del VEGA, “per attrarre insediamenti ad alto tasso di innovazione” (T9).

  • Modello economico: rafforzare lo sviluppo delle attività produttive attuali “ricorrendo anche alle partecipate del comune quali strumenti attivi di sviluppo del territorio”; mettere a sistema “la dotazione infrastrutturale del territorio (i 3 porti, aeroporto e sistema ferroviario); promuovere Venezia come ecosistema unico per una reindustrializzazione legata all’innovazione), T11

  • Reperimento di risorse economiche da nuove fonti (“superamento del finanziamento a pioggia”, uso strategico dei fondi europei, PON metro, PON CM, istituzione di una SEZ), T12

  • Trasformazione digitale: valorizzare il grande investimento fatto dalle amministrazioni di centrosinistra sulla fibra ottica (T13); sfruttare la capacità di fare impresa innovativa attraendo investitori esteri.

Nella TESI 21 viene declinato il principio per cui  “sicurezza e libertà non sono in contrasto, perché la prima è condizione preliminare per l’esercizio della seconda”.

Nella TESI 19 la questione giovanile è declinata attraverso la “residenzialità” e il sostegno “alle nuove forme di imprenditorialità”, al fine di trattenere giovani talenti, ma anche per fare tornare Venezia un “punto di riferimento” per le professioni creative.

Cultura e turismo sono affrontati nelle TESI 14 e 15. Nel primo caso si pone il problema, oltre all’innovazione dell’offerta turistica per una migliore fruizione,  della riappropriazione di un ruolo “autonomo di produzione culturale” di Venezia. Nel secondo si ribadisce l’esigenza di “politiche di governo a medio termine” (in particolare nel settore dei trasporti), necessarie per superare l’approccio “mordi e fuggi”, che caratterizza il presente. Sul tema cruciale della salvaguardia (T16), si sottolinea la necessità di autonomia normativa e fiscale su alcune materie (anche in questo caso nell’ambito della città metropolitana), rispetto alla generica richiesta di finanziamenti speciali, che da più parti viene richiesta senza indicare progetti di utilizzo.

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È solo “un lungo wishful thinking che non prende posizione su niente su cui tutti non siano già d’accordo”, come sostiene Roberto D’Agostino? Francamente non ci sembra proprio.

Veniamo infine alla politica, trattata nella seconda parte delle TESI. Qui la critica di Roberto D’Agostino si fonda sul fatto che il gruppo del 7 luglio pensa che il governo nazionale stia portando avanti delle azioni innovative e di sinistra. In effetti, lo pensiamo e non ci suona come un’offesa l’affermazione: “sulle politiche del governo il testo sembra redatto dall’Ufficio Stampa della presidenza del Consiglio”. Ci sembra molto più sensato avere destinato i 10 miliardi ai redditi da lavoro fino a 15mila euro, che al “recupero delle periferie urbane”, pur importante. È stata l’azione ridistributiva verso il basso più importante dall’autunno caldo del 1969 (T37); un intervento di politica economica coraggioso e molto di sinistra.

Si nega che il governo attui “politiche produttive di sviluppo”. La riforma della scuola, la riforma del mercato del lavoro, la riforma della Costituzione, rientrano a nostro avviso in quella dimensione, necessaria per modernizzare il paese e allinearlo agli altri grandi stati europei.

A questo si aggiungono numerosi provvedimenti specifici come, ad esempio, il preammortamento accelerato per i beni di investimento o la riduzione dell’IRAP sul costo del lavoro (per un quadro completo rinviamo all’ufficio stampa della PDC).

È il PD locale che deve rigenerarsi; quello nazionale ci sembra lo abbia fatto ampiamente e abbia espresso un nuovo gruppo dirigente coeso e con una chiara visione (ciò non significa essere d’accordo con ogni scelta, ovviamente; ad esempio sull’estensione del prelievo a tremila euro, o sull’abolizione integrale dell’IMU sono emerse nel gruppo perplessità, come si evince dalla T39).

Sulle questioni europee e internazionali le fughe in avanti non rappresentano il metodo giusto. Non si ottiene la “riscrittura dei trattati” europei scrivendolo sulle tesi congressuali, ma lavorando con intelligenza e determinazione come sta facendo il governo italiano nella UE e il PD nell’internazionale socialista.

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Altrimenti, magari senza volerlo, si fa il gioco dei falchi tedeschi, i primi che avrebbero voluto la Grecia fuori dalla moneta unica. Se n’è accorto anche Alexis Tsipras (per approfondimenti si rinvia alla T36).

Viene citata una parte della T34: “l’Europa sta cercando di muoversi nella direzione degli Stati Uniti. Le azioni della BCE (azzeramento dei tassi, prestiti alle banche e ora, quantitative easing), e il piano Junker, sono sulla stessa lunghezza d’onda”, per contestarla: “in realtà l’Europa non si muove affatto nella stessa direzione, perché ne è impedita dai trattati”.

È evidente, come si afferma nella TESI, che l’azione dell’Europa “si sviluppa con grande difficoltà”. Vorremmo solo sottolineare che l’azione della BCE e l’attivazione delle flessibilità del PSC sono la risultante di uno scontro durissimo, che ha visto i rappresentanti della BUBA costantemente contrari; Ma il mainstream ideologico ordoliberale che governa l’Europa non è egemone. Può essere, a nostro avviso, contrastato, come sostiene il filosofo tedesco Jürgen Habermas, che richiamiamo nella TESI 35. Il ritorno agli stati nazionali, possibilità sostenuta autorevolmente da Wolfang Streeck, conduce, nel mondo globale, all’emarginazione. Per questo continuiamo a credere nella solidarietà tra estranei.

Su alcune questioni siamo in deciso disaccordo. Roberto D’Agostino riporta una frase della tesi 33: “Evitare che la lotta al terrorismo si trasformi in una guerra di religione, ribadire che proprio i musulmani moderati (la stragrande maggioranza dell’Islam) sono il principale bersaglio dell’estremismo religioso”. Aggiunge: affermazione “politicamente corretta”, ma niente di più. “Cosa diciamo di quei milioni di salafiti e wahabiti, che si sono già fatti Stato, che praticano la sharia, che schiavizzano le donne, che alimentano il fondamentalismo islamico e dunque che fomentano la guerra di religione e dei quali l’occidente è alleato?”

E cosa dovremmo dire sennonché, con la pazienza della diplomazia, siano realizzati equilibri più stabili e avanzati, com’è accaduto con l’accordo sul nucleare iraniano, magistrale operazione  del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama (ovviamente non da solo)?

La storia recente ha dimostrato che disarcionare dittatori non risolve la situazione, anzi, può anche aggravarla, se non è pronta un’alternativa consistente. Non amiamo certo il governo saudita, ma pensiamo che sarebbe velleitario ipotizzare di eliminarlo con interventi militari.

Infine si riporta una frase della TESI 28: “Nel mondo si registra un significativo miglioramento delle condizioni di vita”, che viene criticata (“anche un miglioramento delle condizioni di morte”) senza considerare le affermazioni di segno opposto contenute nella TESI 29.

Il PIL è un indicatore imperfetto e le stesse istituzioni internazionali affiancano a esso, ormai da molti anni, altri indici. Da questo a dire che il PIL è un “valore che non determina in alcun modo la crescita di una nazione” ce ne corre. Milioni di nuovi ceti medi si formeranno nei prossimi anni (con il relativo desiderio di visitare Venezia), e questo è conseguenza della crescita del PIL, nonostante le carestie e i bombardamenti.

In conclusione ringraziamo Roberto D’Agostino per le critiche. Sono sempre utili per migliorare, anche se restiamo convinti di avere scritto qualcosa che, per di più, è anche di sinistra.

 

 

 

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