Il boom. Delle “morti bianche”

lavoro 1GIORGIO FRASCA POLARA
Con un’allarmante inversione di tendenza rispetto al decennio precedente, quest’anno segnala un drammatico aumento degli “infortuni” mortali sul lavoro: sono 752 nel periodo gennaio-settembre 2015, cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso quando le vittime del lavoro sono state 652.

Parlano i dati ufficiali dell’Inail, confermati poche settimane fa alla Camera dalla sottosegretaria al Lavoro Teresa Bellanova. Ma – attenzione – purtroppo si tratta di dati non completi dal momento che l’Inail monitora solo i suoi assicurati, sicché restano fuori numerose categorie: partite Iva, vigili del fuoco, forze dell’ordine, e soprattutto i lavoratori in nero, soprattutto in agricoltura e soprattutto extracomunitari.

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L’incompletezza di quei dati, s’è detto. C’è infatti un ulteriore elemento di gravità della situazione, dovuto anche al mancato monitoraggio di alcune categorie. Ed è quello delle morti “in itinere”, cioè durante gli spostamenti per andare da casa al lavoro e viceversa. Si pensi – solo un caso ripetutamente registrato, soprattutto nel Mezzogiorno – ai braccianti irregolari vittime di incidenti stradali mentre sono condotti al lavoro sui camioncini dei caporali. Ecco, se alle vittime monitorate dall’Inail (che pure comprendono un +24 per cento di mortalità in itinere) si sommano quelle non registrate, l’Osservatorio di Bologna stima che i decessi salgano almeno a 1.300/anno.

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A proposito di “infortuni” mortali in itinere c’è da registrare anche un altro dato impressionante, di genere: guardando ai dati 2013 (i più aggiornati in questo specifico settore) emerge che tra le lavoratrici un decesso su due è legato al rischio-strada, mentre tra i lavoratori solo un incidente mortale su cinque avviene in itinere.

Geograficamente, la situazione è piuttosto differenziata. Il Nord Est è la macroarea dove il rischio di incidenti mortali rispetto alla popolazione lavorativa è il più alto: 32,7 per cento contro una media nazionale del 21,1. Appena più basso è il pericolo nel Sud continentale (31,1). Il rischio si abbassa nelle Isole (23), nel Nord Ovest (16,2, anche se poi la Lombardia ha il primato assoluto delle vittime del lavoro), nel Centro dove il pericolo di mortalità è del 15,4.

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Le cause di questo boom. Anzitutto gli insufficienti controlli, soprattutto per carenza di personale ispettivo, dell’Inps, dell’Inail e delle Asl, nei cantieri e in genere nei posti di lavoro. Poi l’assenza di presidii “educativi”. Ma, secondo Marco Buzzoni (“Repertorio salute”), da anni in prima linea per promuovere la sicurezza sui posti di lavoro, c’è una nuova e inquietante prospettiva: “Con il jobs act, le semplificazioni per la sicurezza, il demansionamento, la videosorveglianza e i controlli a distanza, andrà anche peggio: i lavoratori adesso sono più ricattabili”.

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Giorgio Frasca Polara

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