Mattarella “ovvio”? Proprio per niente

gra_PalazzoNuovo

BEPI COVRE
Non ho sentito in diretta il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Ho letto nei giorni successivi vari commenti: allineati e coperti (Renzi, i Presidenti delle due Camere e il Papa), oppure bastian contrari (Salvini e Grillo come da copione.

A me il discorso del presidente è parso “l’ovvio a reti unificate”, un perfetto ed equilibrato dosaggio di critiche, di denunce, di raccomandazioni e qualche complimento puntuale e mirato. Il primo discorso da Presidente di Mattarella è stato la cifra esatta del politico di lungo corso, da sempre nelle Istituzioni, ai massimi livelli, sempre al centro degli schieramenti, qualche grado appena a sinistra, senza dar troppo nell’occhio.

Un moderato che più moderato non si può. Lo ricordo Deputato nella XIII legislatura, qualche scranno più alto del mio, silenzioso, poco loquace, sempre meditabondo. Nelle poche volte che interveniva, l’Aula si ammutoliva per ascoltare (atteggiamento di rispetto, riservato a pochi, tra i più autorevoli parlamentari). L’onorevole Mattarella parlava sempre a voce bassa, mai sopratono, mai offensivo, né polemico, sintetico nell’argomentare. Mi ero fatto l’idea di un notabile siciliano, piuttosto triste certamente educato; mai visto ridere. L’altra sera il Presidente è stato di una ovvietà sconcertante; nessuna novità di rilievo rispetto al predecessori.

Il solito pianto sul Mezzogiorno che non decolla, sui senzalavoro, sulle famiglie in difficoltà, sulle donne ancora vittime di troppi pregiudizi, e soprattutto sulla piaga nazionale che è l’evasione fiscale. Nonostante l’Italia sia il paese con una delle più alte pressioni fiscali in Europa, si badi. Io mi sarei aspettato finalmente e per la prima volta, due parole sui tanti dipendenti delle pubbliche amministrazioni che non fanno il loro dovere; pur avendo un salario garantito e assicurato vita natural durante, fanno gli assenteisti cronici, timbrano il cartellino al posto dei colleghi, vanno al bar o al supermercato, e chissà perché si ammalano il doppio rispetto ai colleghi del settore privato. In molti uffici della pubblica amministrazione (esclusi i comuni e le regioni del centro-nord) il sovrannumero rispetto alle reali necessità crea inefficienza e nessun equo rapporto costi benefici. Costi ingiustificati che distolgono risorse dall’erogazione di servizi e aumentano il debito pubblico. A quanto ammontano questi costi signor Presidente? Quanta minore imposizione fiscale potremmo subire se il rapporto costi/benefici/efficienza nei servizi fosse equo o equiparabile ad altri paesi europei?

Quanta discriminazione viene di fatto praticata nei confronti dei lavoratori del settore privato che spesso subiscono licenziamenti, cassa-integrazione, trasferimenti?! Non intendo fare di ogni erba un fascio e so per esperienza che moltissimi dipendenti pubblici fanno il proprio dovere, ma so altrettanto quanto “fancazzismo” si annida soprattutto nei Ministeri romani e nei grandi Enti Pubblici della capitale. Tralascio l’argomento corruzione e mafie perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa… qui abbiamo record mondiali.

Signor Presidente, che dire di certa magistratura civile che va a sentenza se e quando vuole arrecando discredito al Paese e danni enormi al sistema economico? Non bisognerebbe dimenticare, almeno una volta all’anno, la Sanità Pubblica, che spreca “l’ira di Dio”, non offre un servizio adeguato ai costi, funziona a macchia di leopardo, e produce il fenomeno della migrazione sanitaria. Signor Presidente, e una parolina sulla criminalità in certe aree del Paese che di fatto impedisce la possibilità di sviluppo economico?

D’accordo, l’evasione è il grande male del Paese, purtroppo non è l’unico. A molti italiani farebbe piacere che nel Suo, prossimo messaggio al Paese allungasse la lista dei malanni e togliesse qualche ovvietà. Buon anno signor Presidente!

bepi covre

Pubblichiamo l’articolo di Bepi Covre anche come occasione per dire la nostra sul presidente Mattarella. Non c’è metodo migliore della contrapposizione tra punti di vista diversi, anche opposti ,per esprimere nel modo più chiaro il proprio punto di vista.

Il discorso di fine d’anno del capo dello stato è ormai, mediaticamente, un evento lontano. Ma è l’intervento pubblico di rilievo a cui non ne sono seguiti altri, se non una dichiarazione, il 7 gennaio scorso, in occasione della Giornata della bandiera italiana. A conferma del fatto che la cifra dell’essenzialità contraddistingue l’attuale settennato. È l’essenzialità che – applicata al discorso presidenziale – è, nella critica di Covre, l’ovvio.

Che sia ovvio porre al centro di un discorso, peraltro breve, temi come il Mezzogiorno, la disoccupazione femminile, l’evasione fiscale – “(il grande assente nel dibattito pubblico dell’ultimo anno) con il ricordo di qualche verità magari banale ma che sembra sparita dalla bocca dei politici di ogni colore: dimezzando l’evasione ci sarebbero 300mila posti di lavoro in più, gli evasori danneggiano i cittadini onesti, le tasse sarebbero più basse se tutti le pagassero…”, come osserva giustamente Marco Damilano sull’Espresso – che sia ovvio, dicevamo, a noi non sembra proprio. Peraltro, Mattarella ha parlato in modo nitido e per nulla attento agli equilibri, quali poi, di questi tempi, e tra quali posizioni?

Sarà ovvia per Covre, ma anche l’attenzione riservata i temi dell’ambiente, l’appello “all’onestà, la trasparenza e la sobrietà che i cittadini chiedono a chi governa a tutti i livelli” (“una banalità anche questa? Mica tanto”, commenta ancora Damilano), il ricordo di Valeria Solesin, ecco, i passaggi nevralgici del discorso di fine d’anno ne fanno un intervento solido e tutt’altro che convenzionale.

Certo, di un discorso si critica legittimamente anche quello che non c’è, che non è detto. A Covre sta a cuore il tema degli sprechi e del malcostume nella pubblica amministrazione. Covre è un imprenditore coraggioso di Oderzo, ancor più e prima che un politico e un leghista, e giustamente si lamenta della pressione fiscale che, per chi lavora e rischia, non produce efficienza ma il contraio. Chi paga le tasse, come fa l’imprenditore Covre ha ragione a porre il problema, anche nei termini in cui lo pone lui al presidente. Ma non sarà che chi evade il fisco non solo compie un reato (per noi odioso) e – nel caso di imprenditori disinvolti – fa anche concorrenza sleale nei confronti di imprenditori coscienziosi come Covre? Strano che questo lato del tema non sia mai messo a fuoco, e si prende a bersaglio solo la pubblica amministrazione.

Altri temi di rilievo non figuravano nella “scaletta” del discorso presidenziale. Ma un discorso, specie un discorso come quello agli italiani di fine d’anno, – questa è sì un’ovvietà – è il frutto di una scelta tematica e, nella sua composizione, dà il senso che si vuole dare al messaggio (insieme alla messa in scena, e la diversità è stata notata).

Il senso che ne abbiamo ricavato noi ha un valore  soprattutto retrospettivo. Fa pensare, cioè, che invece non era per niente ovvio – giusto e inevitabile – quello che abbiamo visto e ascoltato dai tre predecessori di Mattarella (non solo nei discorsi di fine d’anno, essendo stati i tre particolarmente loquaci e interventisti): Scalfaro, Ciampi e, soprattutto, Napolitano. L’attuale presidente, proprio con il suo stile asciutto, rigoroso, attentissimo alle regole e alle forme, restituisce alla carica del capo dello stato il ruolo che le è proprio, stando alla larga da supplenze o invasioni di campo che per un paio di decenni sono state praticate da chi l’ha preceduto. Non è un algido e imperscrutabile notaio, Mattarella, egli è un attentissimo custode e garante  della costituzione e dei processi democratici. Moderato? Nei toni, certo, e finalmente. Ma né politicamente né di indole. D’altronde, nel suo ruolo non c’è bisogno di tanti discorsi e dichiarazioni, né di performance di valore teatrale.

Mattarella ha appena iniziato il suo settennato. Via via accumulerà esperienza, e anche la disinvoltura richiesta dalla società dell’immagine. Ma proprio per come l’abbiamo visto all’opera finora, ci sembra il capo dello stato che ci vuole in questa epoca di infinita transizione italiana, nella quale tuttavia la politica – non importa il giudizio che si piuò dare di questo governo e dell’attuale maggioranza – sembra tornata alla guida del Paese, e non si sente alcun bisogno di governi tecnici, né di governi del presidente, una fase nella quale anche la possibilità di una vittoria del Movimento 5 Stelle alla prossime elezioni politiche è da prendere in seria considerazione. Anche una novità così, di portata epocale, sarebbe affrontata oggi al Quirinale con la dovuta capacità e freddezza. Mattarella è l’opposto dell’ovvio. Sì, è il presidente che ci vuole adesso. (g. m.)

 

 

 

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