Quarto, e non solo. Riflessioni pentastellate

movimento5stelle

NIVES GARGAGLIANO
Sulla vicenda di Quarto è stato detto già abbastanza e pertanto non mi dilungherò troppo a lungo. Cerchiamo però di generalizzare il problema e di capirne le dinamiche più profonde che lo hanno scatenato.

La vicenda di Quarto non è molto dissimile nella sua logica da altre situazioni che esistono o che potrebbero verificarsi in altri comuni, ma che non avendo, fortunatamente, come parte in causa l’interlocutore della mafia, non ne rivestono la stessa gravità.
Facciamo un passo indietro. Prima delle politiche 2013, quando cioè il Movimento non era ancora entrato nel panorama politico istituzionale, la logica che lo sottendeva era quella della libera partecipazione fisica e virtuale di tutti i cittadini sia ai gruppi locali sul territorio che al blog.
Tutti i gruppi erano, e rimangono anche ora, del tutto destrutturati in quanto non si è mai voluto andare verso una qualche forma di organizzazione formale. I motivi li approfondiremo però successivamente.
Ogni meetup era libero di accogliere tutti, come del resto anche nella fase attuale. A seguito delle politiche, si sono avvicinate al Movimento una serie di persone. Molte persone: vuoi per genuina vocazione, vuoi per curiosità, vuoi per opportunità, hanno aderito a questo contenitore il quale però non aveva ancora maturato tutti gli anticorpi necessari per gestire alcune situazioni sibilline. Questo perché non c’erano dei criteri di candidabilità e dunque tutti i partecipanti potevano liberamente candidarsi ed essere votati.
Riconoscere ed eventualmente tenere ai margini tentativi di infiltrazioni, da parte di figure che si avvicinano solo per interessi personalistici propri o altrui, non è una cosa semplicissima se pensiamo a maggior ragione, che a doverlo fare sono persone che non hanno mai vissuto gli ambienti cosiddetti politici e dunque posseggono una certa dose di buona fede e ingenuità.
Detto ciò, non si tratta di cercare giustificazioni, ma di andare a ricercare le cause per poi trovare anche delle soluzioni al problema, in modo che i fatti di Quarto non abbiano a ripetersi.

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Anche se una certa dose di anticorpi a queste situazioni il Movimento in questi tre anni se li è fatti, rimane sempre il rischio che, per cercare di tamponare il problema, si vada dalla parte opposta e cioè nell’eccessivo isolamento e chiusura all’esterno, che fa venire meno i principi fondanti da cui era partito il Movimento stesso ossia: assoluta libertà di partecipazione.
La mia personale opinione a riguardo è che il dualismo che si è venuto a creare nel corso di questi pochi anni, tra i termini “cittadino simpatizzante” e “attivista” non sia stata foriera di situazioni positive o non sia stato gestito nel modo adeguato. Nei gruppi locali che in origine erano aperti a tutti senza distinzione, si sono venute a creare delle dinamiche di chiusura e sospetto, giustificate proprio dal fattore “paura” e dunque dal dover difendere il Movimento da possibili male intenzionati.
Questo poteva essere risolto semplicemente se in tempi ancora non sospetti, si fossero fissati dei rigidi paletti ed una chiara procedura per la formazione e selezione dei candidati. Infatti la responsabilità del Movimento si ha solo nei confronti di quanti entrano nelle istituzioni e non ricade nei confronti di quanti si limitano a frequentare un gruppo, qualsiasi siano i motivi che li spingono a farlo.

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Per quanto riguarda il discorso della struttura organizzativa che manca e che mai si è voluta dare, il discorso è anch’esso difficile da dipanare in poche righe.
Tuttavia il nocciolo della questione è che imbastire una struttura non solo comporta dei costi ingenti, ma porta anche ad una gerarchia interna che, fino alla istituzione del direttorio non c’era mai stata.
Appare chiaro che se i vari livelli istituzionali: comunale, regionale, nazionale, sono liberi di agire in modo autonomo senza una sorta di gerarchia, allora il problema della democrazia interna, non riveste l’importanza che i media agendo purtroppo in modo solo strumentale gli hanno dato. Sta di fatto che nella pratica questa impostazione si è rivelata di difficile praticabilità visto che i vari livelli inevitabilmente sono tra loro interconnessi e dunque una forma di legame tra di loro va pensata.
Quest’estate il problema è stato prontamente risolto da una lettera di Fico e Di Battista lasciando agli eletti il compito di dirimere la questione e di coordinarsi tra di loro in tal senso. Appare però consequenziale che è necessaria una seria riflessione interna in quanto: o si crea una struttura che dia voce anche a quanti non siano all’interno delle istituzioni, oppure si rischia che gli eletti diventino una sorta di informali dirigenti di partito. La voce dell’eletto dovrebbe riguardare solo l’ambito istituzionale di sua competenza e non altre questioni di tipo organizzativo che tecnicamente dovrebbero essere demandate ad altri.
In conclusione il fatto che Becchi abbia dichiarato che in questa fase, siamo una realtà ibrida è assolutamente vero.
Innanzi tutto perché non abbiamo al momento un leader ufficialmente tale. Il ruolo di Grillo quale fondatore del Movimento non può certo paragonarsi ad altri fondatori come Berlusconi o Bossi che palesemente e pubblicamente davano essi stessi la linea politica a tutta la piramide. Grillo in modo graduale sta cercando di occupare un ruolo defilato di garanzia. La riprova ne è che ad ogni tornata elettorale la sua presenza di supporto si è fatta via via minore.
Non siamo però ancora una macchina in grado di muoversi in modo autonomo. Resta da dire che la parte interessante di questo lavoro, inizia proprio ora. Sono del tutto in disaccordo con quanti, come Becchi, decidono di abbandonare ora, anzi la vera sfida per noi inizia proprio ora! Questi sono i primi veri scogli da superare ed è proprio da questi scogli che si testa la tenuta della macchina e si fanno eventualmente le opportune modifiche.

È troppo facile quando Beppe faceva le campagne elettorali e col suo carisma riusciva a catalizzare nelle piazze migliaia di persone. Altra cosa e molto più difficile è camminare con le proprie gambe. È proprio al primo scoglio importante, come può essere considerato quello del comune di Quarto, che si fanno i conti con la realtà di ciò che si è e di quali passi si debbano fare, per arrivare a piena maturità.

Pertanto è chiaro che qualche sbavatura, anche importante, possa venire fuori. Rimane il fatto che questa è una delle più belle realtà mai emerse di recente. Una realtà che va avanti senza il “becco di un quattrino”, senza una macchinosa struttura di partito che utilizza soldi pubblici, ma soprattutto che si alimenta esclusivamente della buona volontà dei suoi membri, i quali portano avanti in forma di volontariato tutte le attività sul territorio che fanno da corollario a quelle istituzionali.

L’auspicio mio personale è che questa espulsione, pur dovendo essere a malincuore accolta come forma inevitabile per risolvere in modo netto e inequivocabile una situazione contingente e ingarbugliata, possa però essere considerata come temporanea, tale cioè da poter essere rivalutata a scadenza del mandato della sindaca, nel caso ella dimostri di aver portato a termine il suo compito mantenendo comportamenti integerrimi, tali da meritarsi di rientrare a testa alta e con dignità tra le fila dei 5 stelle, per avere una seconda possibilità.

nives

Nives Gargagliano, attivista Movimento 5 Stelle, ex candidata al parlamento europeo

@NivesGarga

 

 

 

 

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