Adozioni negate in un Paese con trentamila orfani minori

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Ospizio per Orfanelle “Genova-Rulli” , Vasto (Chieti), in una cartolina degli anni Sessanta

GIORGIO FRASCA POLARA
L’occasione di chiedermi quanti, dove e come stanno i bimbi in cerca di adozione mi è venuta in questi giorni di incredibili, ottusi dinieghi (delle gerarchie cattoliche, ma non solo: persino di parlamentari del Pd) della possibilità di adozione, nelle coppie omosessuali, del figlio del proprio/a compagno/a.

Certo, questa della stepchild adoption – maledetta pratica di non scrivere come si mangia! – è una sottospecie tutta particolare, ma comunque importantissima sul piano umano e culturale, di un problema più generale, e di questo si vuole qui riferire per intendere la dimensione impressionante dell’abbandono dell’infanzia.

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L’Orfanotrofio Lombardo a Messina, aperto nel 1910 e demolito nel 1931

Dunque, negli orfanotrofi italiani si stima siano ospitati circa trentamila minori ai quali si aggiungono ogni anno quattrocento neonati abbandonati alla nascita. Dalle uniche fonti disponibili (quelle dei tribunali per i minorenni, e su questo snodo torniamo tra poco) si deduce che ogni anno sono dichiarati adottabili circa 1.300 bambini, solo tra quelli italiani. L’Associazione Amici dei Bambini (Aibi) ricorda che, secondo l’ultimo rapporto del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, elaborato nel 2013 ma riferito ai dati 2012, i bambini abbandonati in attesa di adozione erano 2.300, pari al sette per cento dei 29.309 “fuori famiglia”.

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Orfanotrofio Femminile della Stella. Fine del 1800, Milano, Archivio dell’ASP Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio, Milano

 

Ora, sin dal febbraio del 2013, è stata resa operativa la banca dati dei coniugi aspiranti all’adozione nazionale e internazionale. Da tenere presente che il decreto “operativo” è stato varato con dodici anni di ritardo sulla legge istitutiva, la n. 149 del 2001. La banca – una centrale, presso il Dipartimento per la giustizia minorile, e altre periferiche da creare in ognuno dei tribunali dei minori – era stata creata per registrare le due categorie di persone interessate: nomi e profili dei minori adottabili da un lato, e quelli di coppie e singoli disponibili dall’altro lato, al fine di agevolare l’incrocio vale a dire render più agevole la ricerca dei genitori più adatti all’adozione di ogni singolo bambino.

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Il complesso delle New Orphan Houses, Ashley Down, Bristol, costruito tra il 1849 e il 1870. I cinque edifici ospitavano oltre duemila orfani. Fu chiuso nel 1958

Bene, qual è lo stato dell’arte? Su 29 tribunali dei minori operanti nel Paese, solo otto dispongono di una banca dati funzionante, mentre solo altri tre le stanno avviando. Di più e di peggio: la banca dati centrale doveva essere aggiornata con cadenza trimestrale con accesso riservato ai magistrati dei tribunali per i minorenni e delle procure presso quei tribunali. Ebbene, la banca dati non è ancora operativa, come hanno appena denunciato in un’interrogazione al presidente del Consiglio e al Guardasigilli i quattro deputati di Possibile. Che vale indignarsi? Bastano queste poche righe a dire tutto, nevvero?

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Giorgio Frasca Polara

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