María Belén Rodríguez e l’Europa

GIUSEPPE ZACCARIA
Da un paio di giorni forse il pubblico italiano si è accorto che, dopo aver discusso con Angela Merkel, il nostro premier Matteo Renzi sta litigando con Jean-Claude Juncker, e che il capo della Commissione europea comincia a trattarlo come si fa con un ragazzotto maleducato.

Questo almeno è quanto riferiscono i nostri organi di informazione fra le interessanti ricadute del divorzio di María Belén Rodríguez e gli psicodrammi dei romanisti per la successione Garcia/Spalletti. Se poi qualcuno si fosse sforzato di mettere in fila anche qualche informazione seria, forse anche da noi si capirebbe l’importanza della partita che si sta giocando.

Consentiteci un rapido ripasso. Qualche settimana fa Russia e Germania hanno ufficializzato il progetto di un secondo gasdotto (South Stream due) che rifornirà la Germania di ulteriori 55 milioni di metri cubi di gas all’anno, e di fronte alle critiche degli altri la Merkel ha risposto: “Qui non si tratta di affari ma di politica”, altro modo per dire: sono fatti nostri.

Ma come? Non c’erano le sanzioni, o forse i limiti valgono solo per le imprese piccole? Ma come, l’anno scorso non avevano fatto saltare il South Stream che da Bulgaria e Serbia avrebbe dovuto raggiungere l’Italia? Ma come, l’Unione europea non avrebbe dovuto avere una politica energetica comune? Ebbene, no: la cancelliera tedesca ha chiarito senza mezzi termini che ogni Paese cura i suoi interessi.

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La cerimonia della saldatura della prima conduttura del tratto in Serbia del gasdotto South Stream, 24 novembre 2013

Forse è superfluo sottolineare cosa si muove dietro il gas russo, ma piaccia o no, quello americano da scisto è troppo caro e i giacimenti alternativi del Mare del Nord si stanno esaurendo. Nel frattempo, quel mattacchione di Erdoğan ha pensato bene di abbattere il jet militare russo e tutti i giochi si sono rimescolati, altrimenti a gestire i flussi russi sarebbe stato lui. Per dirla ancora più chiaramente, su queste condotte si gioca il futuro energetico del Continente, ossia dell’Europa, Ma Europa significa ancora Unione europea?

Di fronte al peso di questi fatti forse si potrebbe suggerire di Renzi di smetterla con le polemiche e di cercare alleanze per le prossime votazioni a Bruxelles, magari con Viktor Orbán, ma sembra già di vedere quel che in una simile eventualità si scatenerebbe: proteste, condanne, impietosi ritratti del “Putin magiaro”, pensosi commenti sul valore della democrazia… E fra l’altro il consiglio arriverebbe in ritardo, perché ci ha già pensato David Cameron.

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Viktor Orban e David Cameron (fonte: http://24.hu/)

Erano dieci anni che un premier britannico non scendeva in terra magiara, ma qualche giorno fa il premier conservatore ha deciso di spingersi “in partibus indifelium” e di incontrare il diavolo pur di ottenere quel che gli sta a cuore, e non ha esitato a dichiarare all’Europa che si trovava a Budapest anche per “cancellare tutta la cattiva retorica fiorita intorno all’amico ungherese”.

Fin qui eravamo alle parole: quanto ai fatti, Cameron ha incassato il sostegno di Budapest al suo piano di riforma dell’Unione, e questo significa l’appoggio dell’ intero “Gruppo di Visegrád” (Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca).

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Dunque, tutti d’accordo quanto a limitazione della libera circolazione, benefici agli immigrati da riconoscere solo dopo quattro anni di lavoro e difesa dell’“ambiente d’affari”.
Resta un dissidio sull’euro (Orbán non ha mai voluto uscire dalla valuta europea, Cameron difende la sterlina) e sulla protezione delle classi lavoratrici rispetto alla banche, ma di questo si discuterà più avanti. L’anno prossimo in Inghilterra si terrà un referendum sulla “Brexit”, che potrebbe essere infinitamente più doloroso della “Grexit” temporaneamente scongiurata l’estate scorsa. E dunque è il momento di fare sul serio.

Per la Gran Bretagna, il premier magiaro può rivelarsi prezioso anche in un’altra chiave: in Baviera, Orbán è già riuscito ad assicurarsi il sostegno di Horst Seehofer, capo della CSU bavarese che è fortemente contrario alla “soluzione Merkel” per i rifugiati, ed essendo il suo partito alleato della CDU nel governo nazionale può dare un forte sostegno alle posizioni ungheresi e britanniche. Questo potrebbe portare anche alla fine del regno della signora Merkel, ma è un’altra storia.

Insomma, mentre da noi si discuteva sui toni della diatriba Renzi-Juncker e chi sia più “naif” e chi lo “sfasciacarrozze” qualcun altro in Europa costruiva blocchi che fra breve faranno valere il loro peso. E questo, tanto per dire, dovrebbe significare la fine delle sanzioni, il crollo della politica dell’austerità e forse la nascita di un’ “Europa a zone” che potrebbe mantenere la valuta comune ma separerà nettamente interessi e sfere d’influenza.
Vedremo. Ma intanto, cari giornali italiani, per favore fateci sapere ancora di Belén.

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Giuseppe Zaccaria

EASTERN GAZETTE

ITALINTERMEDIA

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