Celio azzurro, un’idea e una comunità da salvare. L’appello di Camilleri

FABRIZIA BAGOZZI
Andrea Camilleri scrive un appello sul Messaggero perché il centro culturale Celio Azzurro non chiuda. Ripubblichiamo l’articolo che scrisse Fabrizia Bagozzi su questa rivista (25 novembre scorso) a proposito di Celio Azzurro, prima puntata di un’inchiesta su cosa succede nel sociale a Roma, dopo la caduta della giunta Marino, tra procedure bloccate e fondi ridotti.

Manifestazione del Celio Azzurro

Manifestazione del Celio Azzurro

Frame 1. Celio Azzurro

C’è la storia di Amin, che ora ha 20 anni e fa l’attore. Ma a Roma è arrivato piccolissimo dopo aver attraversato il Mediterraneo ed è probabile che non sia stata quella la tappa più pericolosa del suo viaggio. Perché prima di attraversare il Mediterraneo ha visto con i suoi occhi sterminare la famiglia in Somalia e poi percorso insieme al nonno, in un territorio senza tetto né legge, più di 300 chilometri a piedi. «Quando è arrivato qui aveva grandi occhi smarriti, non parlava», ricorda Massimo Guidotti, insegnante elementare e fondatore di Celio Azzurro, il primo centro interculturale aperto nella Capitale venticinque anni fa, con l’idea di fare delle diversità culturali una risorsa per la crescita e l’educazione dei bimbi fra i tre e i sei anni, qualsiasi sia il paese in cui sono nati. Partito lavorando soprattutto con i figli dei profughi somali ed etiopi – la primissima onda migratoria –, oggi è frequentato da sessanta bambini di oltre venti paesi diversi, Italia inclusa.

Se chiedi a Massimo che cosa si fa a Celio Azzurro lui ti risponde che, per esempio, si parte dal frigorifero di casa. Perché, spiega, attorno al cibo, alla cucina tradizionale, c’è sempre una storia, una suggestione che rimanda alle radici e alle emozioni di un luogo e di un nucleo familiare: «I genitori vengono qui e raccontano di un piatto che si faceva nel loro paese e che ora rifanno in Italia e raccontano che cosa si sviluppava attorno alla preparazione di quel piatto. Sono spaccati della loro infanzia che restituiscono anche una cultura e si raccontano come se fossero favole. I bimbi capiscono e diventa un patrimonio che si condivide. Bambini, genitori, operatori: sono tutti parte di una comunità educante che si narra».

L’intercultura lavora su ciò che si riconosce, che è percepibile e condivisibile anche da chi è nato all’altro capo del mondo: il cibo di casa, l’amicizia, le feste tradizionali sono ricordi diversi, ma le emozioni e le suggestioni che suscitano risuonano in ognuno di noi.
Ora Celio Azzurro, un parco giochi in cima al Celio, a un passo da villa Celimontana, una casetta ricostruita in seguito a un incendio doloso («probabilmente di stampo razzista») rischia di chiudere i battenti a fine dicembre, dopo essere stato costretto negli ultimi tempi a ridimensionare in parte la sua attività. Il punto? Nelle more della progressiva e costante riduzione dei fondi destinati ai servizi sociali a cui assistiamo ininterrottamente almeno da sei anni, le risorse destinate dal Comune ai 23 centri interculturali sparsi in nove municipi di Roma son passate da 3 milioni di euro l’anno a un milione e duecentomila. E nelle more del post Mafia Capitale, per il rifinanziamento di questi servizi la precedente amministrazione aveva pensato a un bando – dovuto, perché dopo il ciclone Buzzi-Carminati eventuali o ulteriori proroghe non vengono ammesse se non in casi eccezionali – che assegnava questa cifra a un solo centro per i nove municipi nei quali operano i 23 centri interculturali di Roma, che avrebbero così subito una drastica riduzione. Una razionalizzazione che, a fronte del deficit di risorse, si rende realisticamente necessaria ma che non sarebbe indolore: per i bimbi che frequentano i centri, dunque per Roma, e per chi nei centri ci lavora (dieci operatori solo a Celio Azzurro).

Ora è da vedere dove porterà la stagione prefettizia seguita alla fine della Giunta Marino. Come si muoveranno Francesco Paolo Tronca e i suoi subcommissari, fra i quali è il nome di Clara Vaccaro, viceprefetto – già subcommissario della provincia di Roma quando Luca Zingaretti si candidò alla presidenza della Regione Lazio e grande esperta di cose romane – quello attualmente più accreditato per la delega al sociale. Intanto, a Celio Azzurro, una piccola proroga è stata concessa. Fino a dicembre, appunto. Ma dopo?

Frame 2. Well-fare, fra mediazione e comunità, costruire il welfare locale

Oppure c’è la storia dei ragazzi di una seconda media della scuola Belforte del Chienti, San Basilio, IV Municipio di Roma (che include anche Pietralata), vale a dire una di quelle che si è soliti definire periferie, con tutti gli addentellati del caso: redditi bassi, disagio, poco o niente lavoro, abbandono scolastico, abbandono e basta, anche se all’interno di un tessuto associativo tradizionalmente ricco e diffuso. Nell’ambito del progetto Well-fare fra mediazione e comunità, costruite il welfare locale gli studenti della Belforte sono stati coinvolti in “laboratori di esplorazione urbana” e cioè sono andati, come spiega Angela Rossi, psicologa ed operatrice sociale esperta di lavoro di comunità, «in esplorazione del proprio quartiere per scoprirlo, per conoscere le risorse che lo abitano, per vedere di che cosa avesse effettivamente bisogno». Partiti da una mappa sostanzialmente “affettiva” dei luoghi (le vie delle loro abitazioni), i ragazzi hanno scoperto il Centro culturale Aldo Fabrizi, il Centro Frequenza 200 (che si occupa di abbandono scolastico), i murales di Walls che abbelliscono il quartiere e hanno ideato un film (a essere precisi un medio metraggio) insieme al film maker Daniele Grasso (“San Basilio secondo me“). E in questo modo non solo hanno individuato i luoghi e intervistato cittadini e membri di associazioni della zona, ma scoprendo il quartiere, hanno scoperto di amarlo, e di volerlo curare. Da qui, la realizzazione di cartelli segnaletici fatti a mano con l’artigiano Stefano Faloci: inviti a tenere pulito il parco davanti a scuola, a rallentare le auto nelle sue vicinanze. Da un analogo laboratorio fatto a Pietralata con l’istituto Giorgio Perlasca, il film “Pietralata secondo me“.

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Non solo un gioco: i laboratori di esplorazione urbana aiutano a dipanare un territorio complesso e a tradurlo in risorsa formativa e palestra di educazione al “bene comune” per ragazzi nel pieno della loro crescita, fra cultura ed esperienza.
Gestito da Eureka Primo, Cooperativa Parsec, Metropolis Europa (tutte realtà con una tradizione operativa in loco) nell’ambito del piano regolatore sociale di un IV Municipio tradizionalmente attento ai bisogni sociali del suo territorio, il progetto Well-fare, fra mediazione e comunità, costruire il welfare locale ha innestato servizi nuovi e potenziato quelli esistenti connettendo scuole, parrocchie, associazioni e spontanea volontà di fare degli abitanti. Per dire: in estate, al parco di via Pomona, nel corso di quelli che sono stati definiti “Pomeriggi della Social Street” (una sorta di rete spontanea di chi ha voglia di fare, che sia singolo o associazione), adulti e ragazzi, – amici del circolo Arci Pietralata, del Progetto Area Agio e del Comitato parco via Pomona -, si sono dati appuntamento con bombolette spray e mascherine per costruire cestini per la raccolta differenziata.

Oggi Well-farecomunità è bloccato. Dai primi di settembre attività chiuse. Fondamentalmente perché il bando di gara attraverso il quale operava è scaduto e ancora non ne è stato fatto un altro. O meglio, secondo gara, il progetto sarebbe dovuto durare cinque anni con la formula uno più quattro, ovvero: dopo il primo anno si procede in continuità – attività e strutture – se le risorse destinate del bilancio previsionale del Comune vengono confermate e se l’esito del lavoro fatto è positivo: un modo per programmare e non interrompere interventi di prospettiva e servizi decisivi. E così doveva andare. Ma alla luce delle indicazioni dell’ex assessore alla legalità Alfonso Sabella e del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone sulla assoluta centralità e iterazione delle gare, e poiché l’ammontare complessivo della cifra stanziata nel quinquennio superava la soglia (200mila euro) a partire dalla quale può (a volte deve) subentrare la gara europea, il Municipio decide di rimettere a bando (europeo) i rimanenti quattro anni. Ma per quel bando si prevedono procedure molto lunghe e il modo per arrivare a una “prosecuzione tecnica”, che non si configuri come una proroga – per non interrompere i servizi – non si è trovato. Fuori tempo massimo – ad attività chiuse – si è allora pensato a una sorta di “bando ponte” in grado di traghettare tutto fino all’espletamento delle procedure europee. Ma anche in questo caso i tempi potrebbero non essere brevissimi. Il rischio è che i servizi non riaprano prima dell’ inizio del 2016. A farne le spese, oltre a Pietralata e San Basilio (e cioè Roma), una cinquantina di operatori sociali rimasti senza lavoro, perché in una situazione analoga per ragioni simili ci sono anche altri sette progetti nel IV Municipio. Come la mediazione familiare per bimbi che hanno alle spalle famiglie problematiche gestita, fra gli altri, dalla cooperativa Parsec attraverso progetto Pinco Pallo.

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L’arrivo del “bando ponte”

Per provare a sbloccare la situazione un gruppo di cittadini del IV Municipio ha animato la “protesta dei fiori”: piante e cassette colorate con cartelli e appelli per trovare una soluzione sono spuntati vicino alle fermate della Metro di tutta Pietralata. Nota Tony Antolini, educatore, coordinatore di Well-farecomunità: «Arrivati a questo punto, il problema non è che si rimetta tutto a bando, perché se l’ente che eroga il servizio per varie ragioni, in questo caso a seguito delle indicazioni Sabella-Cantone, decide di cambiare in corso d’opera, così si fa. Il problema è che il Municipio doveva e poteva predisporre una nuova gara prima della scadenza di quella precedente, in modo da non interrompere i servizi. Noi avevamo segnalato per tempo che si poteva porre la questione. Ma non è successo nulla». Rassicura l’assessore alle politiche sociali del IV Municipio Maria Muto sul profilo Facebook di Well-farecomunità: «Stiamo lavorando a una soluzione rapida e trasparente per assicurare di nuovo questi progetti che riguardano quartieri per noi strategici». L’interruzione, spiega Muto, è dovuta «alla necessità di indire bandi europei che sono quelli più idonei per affidamenti che superano una certa soglia di stanziamenti economici. Dopo ciò che è avvenuto in città, soprattutto in relazione alle modalità di affidamento dei bandi sul sociale, anche questo Municipio si è dovuto, dolorosamente, adeguare». In attesa della predisposizione del bando europeo, «porterò in Giunta una memoria che chiederà al direttore d’area di mettere in campo tutte le misure trasparenti e a norma di legge per riaffidare tali progetti».

E in effetti così è stato: la Giunta del IV Municipio ha dato mandato al dirigente dell’area socioeducativa di predisporre un “bando ponte” in attesa dell’espletamento delle procedure di gara europee.
Il ritardo, però, rimane tutto. E si fa sentire. Quando ripartiranno i progetti?

Fabrizia Bagozzi @gozzip011

Fabrizia Bagozzi @gozzip011

Grov1

ytali ringrazia RETISOLIDALI

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