Cari bulletti e care bullette che infestate le scuole del reame

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PIERGIORGIO PATERLINI
Be’, certo. Se urlo per strada a qualcuno “negro del cazzo” poi si scopre che non è nero ma mulatto (mulatto scuro magari, e magari è sera, facile sbagliare tonalità), non sono razzista, al più sono daltonico.

Be’, certo. Se dico a qualcuno “marocchino di merda” poi viene fuori che il signore apostrofato non era originario proprio del Marocco-Marocco ma dell’Egitto, non sono razzista, sono solo un po’ asino in geografia. Chi, del resto, non lo è, oggi, con tutto questo casino di popoli, etnie, stati che si spappolano, rivoluzioni vere e false, terroristi, migrazioni, non ci si capisce più niente. Quale è la capitale della Siria? Boh.

Dunque, è tutto chiaro.

Cari bulletti e bullette (eh sì) che infestate le scuole del reame in ogni ordine e grado, prima di dare del brutto finocchio e del frocio schifoso al vostro compagno di classe chiedetegli, di grazia, se lo è davvero o no. Perché se lo è rischiate un pelo di razzismo, ma se non lo è, e voi siete solo stronzetti che lo insultate con gli epiteti ancora oggi più umilianti che si conoscano, non siete neanche razzisti e invece di beccarvi una settimana di espulsione ve la cavate con una nota sul diario o un richiamino verbale.

E adesso, scusate, torno a fare le parole crociate. Perché fare il commentatore in queste condizioni è davvero sfibrante. Credetemi.

paterlini

Piergiorgio Paterlini

 

LE NUVOLE

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