Consigli per le aziende: è Francesco il consulente

scarp-de_tenis_logo_grande2PIETRO GREPPI
Sinceramente ritengo incomprensibile come il mondo della comunicazione commerciale e le aziende che lo alimentano, con grande evidenza non riescano a comprendere appieno la grande opportunità di cambiamento e di crescita che l’attuale generale situazione sta creando intorno ad ognuno di noi. Davvero c’è qualcuno che desidera che le cose cambino? Se si continua ad operare e pensare sempre allo stesso modo come si può pensare di poter essere attori di un cambiamento?

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È certo un mio parere, ma le aziende dovrebbero imparare a crescere non solo dal punto di vista economico, ma anche in reputazione, scegliendo di tenere in forte considerazione le persone reali cui si rivolgono e meno se stesse. Quello che sentiamo dire da Papa Francesco (di cui pubblico l’immagine riprodotta dal mensile di strada Scarp de’ tenis di questo mese, che ne contiene anche l’intervista), può anche sembrare fuori contesto, ma è in realtà la voce della maggior parte della “gente” che invoca e chiede rispetto per la vita in senso allargato. Un senso che richiede di considerare, se vogliamo metterla sul commerciale a tutti i costi, che la vita di ogni essere umano non ha prezzo. E che chi può aiutare un altro, deve farlo. E le aziende in questo possono fare moltissimo, agendo direttamente dove esiste un problema che sia risolvibile con la messa a disposizione di persone e prodotti. E dovrebbero farlo dicendolo pubblicamente. Non per sfoggio, ma per stimolare l’emulazione di atti di questo tipo. E, se serve spiegarlo, queste sono cose che producono senza dubbio ciò che gli amanti dell’inglese chiamano “Brand reputation”. Ma bisogna saperlo fare senza scadere nel retorico e nel demagogico.
Per questo sì che servono dei consulenti. Ci sono buone intenzioni che si perdono nella vecchia retorica commerciale. Anche chi promette, per esempio, di dare sostegno tramite il Banco Alimentare sotto forma di prodotto gratuito. A patto però che “TU pubblico” compri quel prodotto. Significa, diciamocelo, che quell’aiuto lo pago “IO pubblico”. La spesa è sempre la mia. Per dare a chi ne ha bisogno io continuo a dare a chi di bisogno non ne ha: la grande distribuzione nel caso citato. Essere generosi non può e non deve essere una retorica vuota, né una conseguenza commerciale o, peggio, una strategia per la propria visibilità. Diventa cialtroneria che ahimè pochi leggono come tale per l’assuefazione che c’è agli sconti, alle promozioni e alle bieche strumentalizzazioni del dolore.

Nel periodo natalizio, per fare un altro esempio, accade che ogni marca divulga un retorico “siate buoni”. Quindi si può dire e agire in quel senso solo a Natale? Bisogna imparare a dirlo sempre. E dirlo con costanza per creare una maggior cultura del bene per il bene comune.
Non vorrei sostituirmi al Papa. Credo a parte, ritengo però che il Papa in cuor suo gradirebbe che ognuno di noi ripetesse quel che lui dice sempre più spesso e che si agisse di conseguenza: l’importanza della vita e della dignità di ognuno dovrebbe essere oggetto di continuo stimolo alla riflessione. Ogni azienda dovrebbe considerare questo tema come promemoria inserendolo come “brief” da assegnare alle proprie agenzie quando vengono incaricate di realizzare una campagna. Sempre. Altro che i “Bruce-colini”.

pietro greppi

Pietro Greppi, Ethical advisor e fondatore di Scarp de tenis. Fondatore del Laboratorio per la realizzazione del Linguaggio universale dei segni – non verbale Per entrare in contatto con l’autore: info@ad-just.it

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