Guidare una città è interpretarla

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Livorno dall’alto

ALFONSO M. IACONO
Penso che una città debba essere interpretata, così come si interpreta un testo, una partitura, un dipinto, una scultura. Un sindaco dovrebbe interpretarla, saperla leggere, cogliere tra le righe o i contorni, conoscerne la storia e vedere il futuro a partire da ciò che il presente (come il testo, come il dipinto) mostra e offre. Argan e Petroselli furono grandi interpreti di Roma, Bassolino, il primo Bassolino, lo fu di Napoli.

Anche Milano e Torino hanno avuto sindaci capaci di interpretare la loro città e così pure Venezia, Genova e Palermo. E così pure Bologna, Catania, Bari, Firenze. Basta guardare come sono cambiate le città, come, per esempio, è cambiata Genova negli anni o Bari, con i loro centri storici ritornati a risplendere e a non essere più pericolosi come un tempo. Forse il cambiamento cominciò con la Roma del professor Carlo Giulio Argan e dell’architetto Renato Nicolini a cavallo degli anni ’70 e ’80, quando quest’ultimo creò la famosa Estate Romana, dove la riscoperta delle meravigliose vie e piazze di Roma che si riempivano di attività culturali e artistiche diffuse ovunque riempirono di masse la città.

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il manifesto del 5 agosto 2012 dà la notizia della scomparsa dell’ideatore dell'”estate romana”

Non si trattò solo dell’affermarsi dell’effimero, della voglia di vivere il momento dopo gli anni di piombo, fu anche un modo di leggere, di interpretare una città, anzi la città per antonomasia, l’Urbe, che non è fatta naturalmente soltanto di spazi, per quanto stupendi essi siano, ma anche di persone, di gente, di popolo. Armonizzare spazi e persone dovrebbe essere lo scopo della buona interpretazione di una città.

E oggi? Sappiamo delle crisi di Roma o di Napoli, ma prendiamo Livorno, una città particolare al punto che ci si deve chiedere se può rispecchiare soltanto se stessa nella sua livornesità oppure può essere un laboratorio per altre città del nostro paese.
Livorno è in crisi. Sta soffrendo. Se fosse una persona, verrebbe da dire che soffre di depressione, brutta malattia, aggravata dal fatto che spesso gli altri non la riconoscono come tale e ciò rende ancora più difficile la vita del malato. Sta vivendo l’esperienza dei 5Stelle giunti al governo come risposta dei cittadini ad una insopportabile arroganza del PD che, in vista del ballottaggio, con il proprio candidato in testa, non ritenne di dover tentare alleanze anche con chi alle elezioni europee aveva votato PD.

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Il XVII Congresso del PSI al teatro Goldoni di Livorno,15-21 gennaio 1921, che segnò la nascita del PCI

Grande occasione per rinnovare a Livorno e magari sperimentare qualcosa di diverso. E’ stata colta? L’impressione, piuttosto desolante, è che siamo ancora fermi alle recriminazioni e agli scarica barile. C’è da augurarsi che il porto abbia la crescita e lo sviluppo che merita di avere e che la situazione dei rifiuti trovi una soluzione positiva per tutti, lavoratori e cittadini. Ma, finché il piacere dell’errore dell’altro prevale sulla preoccupazione del che fare, difficilmente si potrà provare a interpretare la città che fu tra le prime a stampare l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, il manifesto dell’Illuminismo e del sapere europeo.

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Le due torri di Livorno

Qui si tocca un punto molto delicato, che non riguarda soltanto Livorno, ma tutte le città. I partiti di oggi stanno sprecando molte più energie sullo scontro attorno a fatti contingenti, che pure nessuno vuole sottovalutare, che non sul conflitto tra visioni diverse della città e del suo futuro. Ma i partiti, tutti, dovrebbero fare lo sforzo, di guardare il presente con l’occhio gettato al futuro invece di aspettare la caduta dell’avversario. Non si tratta di abolire il conflitto politico, né tantomeno di allentare la presa sulla questione morale. Anzi. Si tratta di spostarli là dove l’aria è più sana e lo sguardo cerca di andare oltre l’orizzonte dell’oggi. Ma c’è oggi la cultura politica per tentare un simile spostamento? Per interpretare bisogna saper leggere e saper vedere.

(da Il Tirreno)

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Alfonso Maurizio Iacono

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