Bolle, spazzatura, titoli deteriorati. Eppure perché vedere nero?

bonaventuraFRANCESCO MOROSINI
Al passare dei giorni, la memoria di uno shock si annebbia e prevale il desiderio di normalità. Eppure, quel lunedì 18 gennaio, quando i mercati punirono con esagerata forza le banche italiane, è difficile da dimenticare. Anche perché, pur senza drammatizzare troppo, quello era solo il segnale più appariscente di una problematica di lungo corso che da tempo è presente nel “ventre” delle aziende di credito della Penisola: quella dei crediti bancari deteriorati, i cosiddetti NPL (Non Performing Loans).

Certo, quel giorno fu particolarmente drammatico perché scattò nei mercati quello che potremmo chiamare “effetto sciame impazzito”: cioè uno scossone borsistico che portò alla fuga dai titoli bancari del Belpaese. Su di essi, difatti, aleggiava il sospetto, da parte degli operatori finanziari, che presto la BCE avrebbe fatto pressione sui nostri istituti di credito, in considerazione del peso degli NPL nei loro bilanci, affinché provvedessero ad una loro valutazione più realistica (in negativo) dell’attuale.

bon 1

In definitiva, lo tsunami di lunedì 18 gennaio si è rovesciato sulle banche italiane a seguito di una richiesta di informazioni della Vigilanza della BCE – in un momento di acuta tensione finanziaria internazionale e per questo giudicata (due giorni orsono) una “gestione della comunicazione poco accorta” dal nostro ministro dell’economia Padoan – proprio sugli NPL. Ora la minaccia si è alleviata; ma i problemi restano tutti sul tappeto. Gestibili, sicuramente; ma la cosa richiede capacità e volontà, in Italia e nell’Unione, di politica creditizia fattibile (con poche affermazioni di mega principi).

Oggi le acque paiono più calme. Tuttavia, visto che comunque, sebbene sottotraccia, i problemi sono i medesimi, sarebbe sbagliato dimenticare che a creare il recente sconquasso è stata la considerazione che il taglio del valore degli NPL sarebbe ricaduta, in assenza del soccorso della finanza pubblica, su azionisti e creditori (con maggiore esposizione al rischio per i detentori delle obbligazioni subordinate). Di qui, in quelle ore, la decisione dei mercati, come puntualmente registrato in negativo la Borsa di Milano, di ridurre la loro esposizione in titoli bancari.

Si è trattato di una pesante caduta del valore di capitalizzazione di mercato delle nostre banche; lo ha ben dimostrato il Monte dei Paschi di Siena (MPS), banca non a caso piuttosto esposta sul fronte degli NPL, che quel lunedì nero ha perso per strada (poi nei giorni seguenti ha molto recuperato), in termini di valore di mercato, la ricapitalizzazione fatta sei mesi prima.

Toscana_Siena3_tango7174

La sede centrale del Monte dei Paschi di Siena in piazza Salimbeni

Fortunatamente, come sempre accade quando c’è tempesta, è intervenuto il presidente della BCE Draghi che, annunciando ai mercati la ferma volontà di Francoforte di evitare il collasso dei sistemi bancari dell’Eurozona, vi ha riportato tranquillità. Attenzione, però: non è che le parole del presidente della BCE, come fossero magia che allontana gli spettri dell’oscurità, abbiano cancellato la “questione NPL”; ma con esse egli ha consentito alle Autorità nazionali e dell’Unione europea di “comprare tempo” al fine di mettere in campo a Bruxelles una soluzione della questione (la cosiddetta bad bank) politicamente accettabile dai vari partner.

SI09g

La sede della MPS a Colle Val d’Elsa, progetto di Giovanni Michelucci e Bruno Sacchi, 1973

Pertanto, passata la tempesta, qual è il modo migliore per interpretare, onde evitare guai peggiori, gli eventi del nostro lunedì nero bancario? Sicuramente, la cosa peggiore sarebbe quella di raccontarci che siamo stati vittime di una rinnovata Spectre che, invece che con James Bond, ama prendersela con l’Italia; e che oggi è tutto a posto perché il nostro Bond (cioè Draghi) ha vinto e, così, l’incubo si è dissolto.

Sarebbe sciocco; anzi, è questa la via maestra per far sì che, al primo stormir di fronde dei mercati (magari per cause solo indirettamente toccanti l’Italia), lo tsunami si riaffacci più pericoloso che mai. Viceversa, si tratta di riconoscere che il problema c’è; ma che è trattabile. Piuttosto, la difficoltà nell’affrontarlo è data dal fatto che si è di fronte all’intrecciarsi, da un lato, di oggettive problematicità economiche che coinvolgono il sistema bancario italiano; e, dall’altro, di difficoltà politiche complesse da sbrogliare insite nei rapporti tra Governo e Commissione europea; ma qualcosa da calibrare, come ci ricordano le parole del ministro Padoan, c’è pure nei rapporti tra potere politico e Vigilanza della BCE.

Donald-Pleasence-as-Blofeld

“Numero 1” di Spectre, Ernst Stavro Blofeld, interpretato da Donald Pleasence in “Si vive solo due volte”. Il personaggio è stato interpretato anche da Anthony Dawson Telly Savalas, Charles Gray, Max von Sydow e Christoph Waltz

Ovviamente, la matassa da dipanare spetta prioritariamente alla politica; non solo quella italiana, peraltro. Qui, ad ogni buon conto, va subito detta una cosa: ed è che per fare risultato serve la diplomazia economica; mentre poco contano i toni troppo alti. In altri termini la “fermezza con toni bassi”, e la possibilità reale di buoni accordi, sono un antidoto per un altro “lunedì nero” indotto da shock nei mercati per instabilità politica (la cosa che essi maggiormente rifuggono).

In definitiva, il governo fa bene a mostrare determinazione nella difesa dell’interesse nazionale; ma conviene sia all’esecutivo che al paese che ciò sia fatto evitando l’asprezza dei toni tra Bruxelles e Roma; e questo per la semplice ragione che quest’ultima rischia di essere un boomerang: il motivo è che, appunto, i mercati finanziari paventano l’incertezza politica; e la spinosa questione degli NPL, come si è visto, in nulla fa eccezione.

Per dirla tutta, la vicenda dei crediti deteriorati è assai delicata; e per essere risolta, al di là dei decibel vocali, richiede, come detto, che le parti coinvolte diano prova sia di realismo che di diplomazia politico/finanziaria. In effetti, a ben vedere la miglior garanzia pubblica (e a costo zero) per le banche italiane è il poter mostrare agli investitori che politicamente la strada per la risoluzione della questione degli NPL è presa.

Oltre a ciò, va pure considerato, per dare ulteriore urgenza a trovare una soluzione politica per la bad bank, che i crediti deteriorati sono un handicap che pesa su tutto il sistema economico della Penisola colpendone il sistema circolatorio; ovverossia, quello creditizio. La ragione è che gli NPL, poiché obbligano le banche ad accantonare molti miliardi di euro a copertura dei rischi di perdite da loro stessi generabili, sono per esse un pesante costo. La conseguenza è che così ne diminuisce la redditività; ed anche la contendibilità, in specie per quelle aziende di credito che, per consolidarsi (vedi MPS), necessiterebbero di investitori/acquirenti esterni. Il risultato? Che gli NPL obbligano il mercato bancario a funzionare col freno a mano innestato; e questo è un onere per l’intera economia.

Però c’è, almeno in teoria, pure una buona notizia. Ed è che questi “crediti in sofferenza” sono cedibili al mercato (cioè ad operatori specializzati a trattarli ricevendone un profitto), consentendo così alla banche appesantite da essi di alleggerire la propria posizione. Insomma, per fortuna nei mercati esiste quella che si è soliti chiamare, con toni talvolta inutilmente sprezzanti, speculazione: perché è grazie ad essa che possono intervenire degli operatori specializzati che rastrellano gli NPL (ovviamente per guadagnarci) evitando così che una loro totale svalutazione ricada in toto sulle spalle di azionisti ed investitori (obbligazionisti).

Naturalmente, qui molto dipende dal prezzo di vendita degli NPL sul mercato. Pertanto, si torna al “come” costruire la bad bank; la brutta notizia è che sul “come fare” l’accordo politico sembra lontano. Infatti, è proprio su questo, variabile decisiva per determinare il prezzo di cessione degli NPL (Bruxelles vuole evitare che questi siano eccessivamente sostenuti attraverso forme più o meno occulte di “aiuti di Stato), che contendono il Governo italiano e la Commissione europea.

Tra l’altro, merita nuovamente sottolineare come siano state proprio le difficoltà di risoluzione della materia, sommatesi ad un’atmosfera dei mercati finanziari deteriorata, a trasformare la richiesta della BCE ai nostri istituti di credito di informazioni sui crediti incagliati (il casus belli del nostro lunedì nero bancario) in uno tsunami finanziario. Diversamente, le osservazioni della Vigilanza della BCE sarebbero stata accolte come una normale routine; e ben difficilmente Padoan avrebbe parlato di inopportunità (politica) della richiesta medesima. D’altra parte, pare dire il nostro ministro dell’economia, nelle fasi difficili anche la tempistica ha un suo oggettivo peso politico ed economico che non sempre è opportuno che siano sottovalutate dalla ratio tecnico/amministrativa.

MW-DF380_bubble_ZG_20150211161118

Resta che l’accordo in materia di NPL tuttora manca. Cui aggiungere il rischio che, al primo sospetto che Bruxelles voglia imporre al sistema bancario italiano un taglio del valore dei crediti “malati” iscritti nei loro bilanci tale da abbatterne la capitalizzazione, gli operatori dei mercati finanziari tornino a colpire duro. Infatti, scampato pericolo è altra cosa da fine del pericolo. E ciò genera una potenziale continua instabilità. Si badi, in linea di principio Bruxelles presenta argomenti ragionevoli a tutela di “buoni” bilanci bancari; tuttavia, per Realpolitik, i rischi di tenuta sistemica di un paese dovrebbero, almeno nell’immediato, meritare almeno altrettanta attenzione.

Perché, politicamente, ciò che si deve evitare è di dare ai mercati l’impressione di un’Unione senza timone e senza timoniere. Così il tema torna alla trattativa tra Roma e Bruxelles sul “come” costruire uno (la cosiddetta bad bank di sistema) o più veicoli (cosa più consona allo spirito pro mercato della Commissione) cui trasferire i crediti bancari deteriorati per poi poterli cedere agli operatori finanziari interessati. I punti scottanti sono due: come dotare le “banche spazzine” (garanzie pubbliche o meno, quali e come) affinché possano reperire sul mercato le risorse per acquisire dalle banche consorelle i loro NPL per poi rivenderli; e, legatissimo a questo, come stimare il prezzo di cessione degli NPL. Il confronto tra Roma e Bruxelles è sul quanto dovrà pesare la mano pubblica in queste operazioni.

momorosini

Francesco Morosini

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...