Giornata della memoria, per ricordare l’inconcepibile

programma-Giorno-della-Memoria-2016-1024x422-720x294RICCARDO CALIMANI
Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata Rossa aprivano i cancelli di Auschwitz, il lager dove erano stati sterminati un milione e mezzo di ebrei, zingari, omosessuali, oppositori politici e prigionieri di guerra.

Ricordare oggi quella giornata, come avviene ogni anno dal 2000, ci costringe a ripensare con intensità ad avvenimenti lontani che molti non hanno vissuto direttamente, per coglierne un ammonimento: non gli ebrei, ma tutti noi, gli europei, tutti gli uomini, dobbiamo impegnarci per continuare a reagire, costruire gli anticorpi per evitare che un individuo, qualsiasi individuo, possa essere di nuovo perseguitato.

Ricordare è porsi domande senza fine e non pretendere che le risposte siano definitive, perché alla domanda «come è stato possibile?» non si può dare una risposta convincente.

Trovare una spiegazione una volta per tutte sarebbe comodo, perché ci permetterebbe di chiudere quel capitolo e smettere di soffrire. Ma chi non ricorda il proprio passato è destinato a riviverlo, ha scritto George Santayana.

Nel caso della Shoah esiste un modo solo per ricordare veramente: cercare di capire l’inconcepibile, ma non concludere mai la ricerca per capire ciò che non è neppure pensabile su quelle terribili vicende e, nello stesso tempo, agire prima che accada perché a nessuno accada mai più. Se una teoria per cercare di spiegare quel momento storico è una aspirazione, l’unica vera catarsi può essere data dall’azione, dalla lotta contro la sopraffazione prima che divenga totalitarismo: mai più

Lo sterminio nel cuore d’Europa fu tragedia ebraica, anche se solo sei dei venti-ventiquattro milioni di vittime per ordine di Hitler erano ebrei, ma ogni uomo deve sentirsene partecipe. E Auschwitz deve restare monito di tutta l’umanità: ha dimostrato che lo sterminio di massa è possibile.

Non sono state le vittime a chiamarlo olocausto. Se lo si chiama con il suo nome, assassinio di massa, la repulsione è immediata. «Se invece – notava lo psicoanalista Bruno Bettelheim – viene designato con un termine tecnico inconsueto, bisogna prima tradurlo di nuovo nella nostra testa in un linguaggio emotivamente significativo». È un modo per «padroneggiarlo intellettualmente laddove i fatti nudi e crudi (…) ci sopraffarebbero emotivamente». I nazisti stessi parlarono di «soluzione finale».

Oggi che il negazionismo sembra compiere un nuovo passo avanti, non si può abbassare la guardia. Non perché sia una questione che riguardi gli ebrei o perché il negazionismo neghi l’incredibile, ma per i pericoli che questo pensiero comporta, pericoli immensi, che preparano il terreno alla possibilità che nuove tragedie si ripetano. Penso alla comunità mussulmana, alla popolazione rom. La Shoah, lo sterminio, ha colpito non solo milioni di ebrei, ma anche sinti e rom, omosessuali, disabili, malati mentali, antinazisti e innocenti civili.

Esiste oggi l’antisemitismo? Anche qui non ci sono, né ci possono essere, risposte univoche. Il pregiudizio esiste ed è diffuso non solo contro gli ebrei, ma anche verso numerosi gruppi sociali. Tutti ne siamo colpiti, perché si tratta di una generale legge di economia del pensiero: quando il malessere sociale aumenta occorre uno sfogo per l’aggressività degli scontenti.

Certo, si deve sempre considerare quanta ignoranza ci sia sulla materia (in molti, anche di livello culturale elevato, non saprebbero definire le parole “cristiano” o “ebreo”), ma è bene anche ricordare che c’è stata una lunga tradizione di antigiudaismo cristiano che solo da mezzo secolo è andato scemando, ma che, purtroppo, certe recenti prese di posizione dottrinarie rischiano di alimentare nuovamente.

Nel corso della evacuazione del ghetto di Riga nel dicembre 1941 i nazisti colpirono Simon Dubnow, illustre storico ebreo. Aveva 81 anni. Si dice che le sue ultime parole pronunciate in jiddish siano state : “Shreibt un farshreibt”, “Scrivete e consegnate”.

EUROPA

calimani

Riccardo Calimani (Venezia, 1946), si è laureato in ingegneria elettrotecnica all’università di Padova e in filosofia della scienza all’università di Venezia. Fra le sue opere principali, pubblicate da Mondadori: Storia del ghetto di Venezia (1995, nuova edizione illustrata 2000), I destini e le avventure dell’intellettuale ebreo (1996; Premio Tobagi), Gesù ebreo (1998), Paolo (1999),Storia del ghetto di Venezia (2000; Premio Costantino Pavan),Ebrei e pregiudizio (2000), Storia dell’ebreo errante (2002),L’Inquisizione a Venezia (2002), Non è facile essere ebreo (2004),Passione e tragedia (2006), Ebrei eterni inquieti (2007), Il mercante di Venezia (2009), Venezia passione e potere (2011),Storia degli ebrei italiani. Dalle origini al XV secolo (2013), Storia degli ebrei italiani. Vol. 2: Dal XVI al XVIII secolo (2014); Venezia, passione e potere (2011) e Una di maggio (2012). Nel 1986 ha ricevuto il Premio cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel 1997 il Premio europeo per la cultura. E’ stato presidente del MEIS, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, dal 2008 al 2015.

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