Banche al pronto soccorso

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“Questa è una rapina!” “Dilettante”

FRANCESCO MOROSINI
L’accordo tra Roma e Bruxelles su come smaltire dai bilanci delle banche i “crediti malati” (cioè a rischio di recupero) è la via di salvezza definitiva per il credito italiano? No, sarebbe pretendere troppo; piuttosto, si tratta di un passo nella giusta direzione. Poiché il destino delle aziende di credito riguarda tutti, pare utile provare a capire come si vuol affrontare la gestione di questi debiti dubbi, noti con l’acronimo inglese di NPL (Non Performing Loans).

Da dove vengono? Soprattutto, dalla lunga crisi che ha reso più difficile per imprese e famiglie restituire il credito ottenuto; ed anche, in parte, dai crediti dati meno per merito e più per relazione (condizionamento socio/politico ambientale). Perché gli NPL sono pericolosi? Perché sono un costo per le banche che devono affrontare impiegando risorse per accantonamenti che le tutelino dallo scadimento della qualità degli impieghi (prestiti). Con conseguente caduta del loro valore di mercato. La qualcosa dipende dal fatto che questo ne stima le perdite indotte dagli NPL, la conseguente loro minore capitalizzazione e la necessità di chiedere denaro al mercato. Detto brevemente: i “crediti malati” sono un guaio per le aziende di credito; di qui la necessità di sbarazzarsene. Ma, esse auspicano, senza rimetterci le penne.

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Naturalmente, per vendere gli NPL è necessario che entrino nel mercato italiano degli operatori specializzati nel trarre guadagno dalla gestione di queste “sofferenze”. Quindi, loro interesse è comprarle al minor prezzo possibile. Invero, le banche hanno già rettificato nei bilanci i valori dei “crediti malati”; ed hanno pure provveduto, a copertura di questa svalutazione, ad accantonamenti e ricapitalizzazioni; solo che lo hanno fatto a valori superiori a quelli di mercato. Cioè troppo alti per massicce dismissioni di NPL.

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“Come posso aiutarla” “Vorrei ritirare”Mhmm Mi dispiace, non si può“Perché no?” “Be’, non funziona così”. “Ecco come funziona una banca. Vengo qui, deposito, poi torno e ritiro. Non è chissà quale scienza”. “Be’ non starò in piedi qui, non ho tutto il giorno a disposizione” (BANCA DEL SEME DI W. MAIN ST. I DONATRORI SONO SEMPRE BENVENUTI)

L’accordo Roma/Bruxelles punta a limare la distanza tra i prezzi dei crediti malati scritti nei bilanci bancari e quelli, appunto, di mercato. Infatti, ora, dopo Bruxelles e con modalità di cui ancora si conoscono solo i principi, lo Stato potrà offrire agli acquirenti degli NPL una garanzia pubblica light (cioè senza forzare i valori di mercato), da escutere nel caso l’investimenti non andasse a buon fine. Il meccanismo è questo: la banca che vuole cedere i propri “crediti dubbi” li conferisce ad un veicolo ad hoc (Spv) che ne finanzia l’acquisto emettendo obbligazioni coperte dalle aspettative di resa che gli NPL, messi a recupero, potranno dare. Naturalmente, ma semplificando un po’, poiché questi incorporano rischi diversi (dipende anche dalle garanzie che li accompagnano), il medesimo rischio varrà pure per le obbligazioni che li incorporano.

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“Ha gradito il caffè che le abbiamo offerto?” “Disgustoso” “Certo che lo è!! Siamo una banca, mica un bar” “Mica va in un bar per un’operazione bancaria!” “Ci sto seriamente pensando”

Pertanto, per rendere più appetibili queste obbligazioni, dopo Bruxelles può scattare la garanzia dello Stato; tuttavia, per non traslare il rischio bancario sulla finanza pubblica, essa tutelerà solo le obbligazioni più sicure. L’obiettivo è di sostenere il prezzo di vendita degli NPL a vantaggio dei bilanci delle banche; nondimeno, essendo la garanzia molto limitata, è difficile che essa possa consentire da sola al sistema bancario italiano di uscire dalla sue difficoltà.

Si sarebbe potuto fare di più? Un tempo, caricando il rischio sul contribuente, lo Stato avrebbe potuto comprare massicciamente gli NPL e collocarli progressivamente sul mercato. Ma oggi ciò è escluso dalle regole; ma anche, e soprattutto, dalle condizioni della finanza pubblica, ormai impossibilitata ad assumersi certi oneri. Cui aggiungere che il sistema bancario nazionale ha altri problemi, oltre agli NPL, per uscire dai suoi guai: dimensioni aziendali talvolta troppo piccole; costi per troppi sportelli.

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Zio Paperone in “è solo un povero vecchio”

Ciò posto, l’accordo tra il Ministro dell’Economia italiano e il Commissario alla concorrenza dell’Unione europea è utile per due ordini di motivi. Il primo è che le banche minori, meno attrezzate delle maggiori ad operare nel mercato degli NPL (le grandi banche già prima dell’intesa di Bruxelles hanno operato autonomamente su questo mercato in rapporto con operatori specializzati), probabilmente potranno liberarsi dei “crediti malati” a migliori condizioni; il secondo è che tutto ciò dovrebbe rendere più trasparente, a vantaggio degli operatori minori, questo stesso mercato. Insomma, un passo avanti c’è stato. Ma la strada della ripresa del credito italiano è ancora lunga.

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Francesco Morosini

da IL MATTINO di Padova

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