L’arte eccelsa di un pupazzo. Due libri per capire la transavanguardia

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Maurizio Cattelan, 2001, senza titolo

MARIO GAZZERI
Sdoganati
Uno dopo l’altro i grandi artisti del secolo scorso, e non solo, ignorati e vilipesi da critica ottusa e pubblico incompetente, sono avanzati sul proscenio del riconoscimento internazionale e sdoganati agli occhi dei più che ormai, nella quasi totalità, li riconoscono come avanguardisti e antesignani di civiltà.

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Per intenderci e per farla breve, parliamo dei grandi maestri del secolo breve, da Vassilij Kandinskij a Marcel Duchamp da Willem de Koonig a Emilio Vedova fino a Jasper Johns e al body painting e dripping di Jackson Pollock e agli stupefacenti sacchi di iuta bruciati di Alberto Burri, artisti ai quali Firenze dedicherà, dal 19 marzo al 24 luglio, una grande retrospettiva nelle sale di Palazzo Strozzi. E nessuno ovviamente si sorprenderà se, all’interno delle sale del Palazzo-gioiello del Rinascimento, file di visitatori muti e riverenti pagheranno per ammirare opere di pittori considerati un tempo “strani”, “pazzi” e nel peggiore dei casi “degenerati”, amabile definizione coniata per loro e i loro precursori dal Dottor Goebbels.

 

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Puppy, alto dodici metri, di Jeff Koons di fronte al museo Guggenheim di Bilbao

I “contemporanei” più contemporanei

Ma come la mettiamo con i “contemporanei” più contemporanei, con gli artisti ancora in vita che in molti casi battono record su record da Sotheby’s e da Christie’s? Il genio conclamato di Kandisnkij, Pollock, Henry Moore, Rauschenberg e Lucio Fontana, è un dato approvato e archiviato. Ma Keith Haring, Jeff Koons e i nostri Arnaldo Pomodoro e Michelangelo Pistoletto? E Cattelan? Resisteranno alla prova del tempo? Saranno in grado di allargare i confini, gli orizzonti del nostro senso estetico ed entrare finalmente nel Gotha dei grandi della Transavanguardia e delle Installazioni? Perché, insomma, sborsare settanta, novanta, cento milioni di dollari per un cane di plastica o un coniglio d’acciaio inossidabile di Koons o per uno squalo in formaldeide di Damien Hirst, capofila dei (non più) Giovani Artisti Britannici? Jeff Koons, l’ex marito della pornostar Cicciolina e l’artista oggi più pagato al mondo, è risalito agli onori della cronaca proprio l’altro giorno quando ha sbattuto la porta in faccia al povero sindaco di Firenze “reo” di non avere assicurato alla sua statua-copia Pluto e Proserpina un posto definitivo in Piazza della Signoria.

Maurizio Cattelan: AllNovember 4, 2011–January 22, 2012

Maurizio Cattelan al museo Guggenheim di NYC 2011–2012

Critica divisa. Bonami approva entusiasta ma Covacich stronca
Sulla Transavanguardia troviamo una critica generalmente cauta nei suoi giudizi. Ma Francesco Bonami, critico d’arte attualmente curatore del Museo di Arte Contemporanea di Chicago, non ha dubbi. Anzi non ha peli sulla lingua e spara a zero, in un suo libro, su diversi artisti di oggi, o appena ieri, riconosciuti in genere come tali ed entrati a pieno titolo nei Musei di mezzo mondo. Ma Jeff Koons e Maurizio Cattelan superano l’esame del severo critico a pieni voti, mentre i giudizi più severi dell’autore del bel libro “Lo potevo fare anch’io” (Mondadori) sono riservati ad alcuni nostri artisti e al pittore colombiano Fernando Botero, peraltro molto apprezzato in Italia e in altri paesi europei. Particolarmente duro il giudizio su Arnaldo Pomodoro le cui sculture sono “un misto di fantascienza e di horror che nell’arte non è proprio la combinazione migliore”, e ancora “il successo mondiale di Pomodoro è come il caso di Ustica, un mistero irrisolvibile”.

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Jeff Koons, a destra, con il collezionista ucraino Viktor Pinchuk, 2010, di fronte all’opera Balloon Rabbit

Ma Guttuso no…
Non va meglio a Guttuso o al grande pittore veneziano Emilio Vedova. “Guttuso ci ha risparmiato le sculture e di questo dobbiamo essergli grati…pur essendo un comunista non si è mai fatto venire sensi di colpa per aver dipinto i suoi quadri…” e su Vedova, “come si sia conquistato tanta venerazione non si capisce bene”. Sono quelli che il critico definisce gli “artristi”, un malinconico elenco al vertice del quale spicca il nome di Fernando Botero, il cui “virus colpisce principalmente il senso estetico”.
Come aveva già fatto Duchamp con la sua Fontaine, un orinatoio, “Koons ha pensato che forse sarebbe stato possibile trasformare in capolavori cose comuni ed insignificanti”, sostiene Bonami portando ad esempio Rabbit, un’opera di Koons che ha “riprodotto un coniglio gonfiabile con una fusione di acciaio inossidabile, trasformandolo nella Nike (di Samotracia) della nostra era”. Di diversa, anzi opposta, opinione è Mauro Covacich che nel suo divertente libro “L’arte contemporanea spiegata a tuo marito” (Laterza), definisce l’artista newyorkese già marito di Ilona Staller, “un furbacchione… che ha portato il kitsch nell’arte, tutto il cattivo gusto di un soggetto svenevole e patetico realizzato nello stile di un bravo giardiniere della domenica”.


Ai posteri…
“La questione è: perché ci piace una cosa che non dovrebbe, piacerci?”, si chiede Covacich che dell’artista americano sembra “salvare” solo un’opera, Puppy, un cucciolo di white terrier alto dodici metri che, sostiene lo scrittore, “è impossibile non ammirare”. A chi dar ragione? La sentenza ai nostri nipoti…

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Mario Gazzeri

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