Venezia, le “14.000 auto” che inquinano città e laguna

Nave_da_crociera_.jpgSILVIO TESTA
A Venezia non si sa neppure cosa sia lo smog! Nel senso letterale della frase: Venezia è inquinata forse più di ogni altra città della pianura padana, ma è probabilmente l’unica città al mondo a non avere una rete di centraline che misurino la qualità dell’aria. Dunque, quale sia il livello di Pm10 e di Pm2,5 tra calli e campielli non lo può dire nessuno.

Il Nabu, una prestigiosa organizzazione non governativa tedesca, ha fatto dei rilievi per conto suo sulle polveri ultrasottili, concludendo che a Venezia la situazione è pessima, oltre ogni limite di guardia.
Ogni giorno i bollettini dell’Arpav ci dicono di quanti microgrammi per metro cubo siano stati sforati i limiti in via Tagliamento, a Mestre, o in via Beccaria, o al Parco della Bissuola, per non dire di Spinea o di San Donà. Ma a Cannaregio? a San Marco? a Castello? al Lido? a Burano?

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Valori di ozono rilevati dalla centralina di Sacca Fisola

A volerla proprio dire tutta, c’è una centralina di rilevamento anche a Venezia, a Sacca Fisola, peccato che abbia un piccolo difetto: è sottovento ai venti dominanti in laguna, Scirocco e Bora. Quando tira lo Scirocco, cioè, misura l’inquinamento prodotto da chissà chi in mare aperto o in una fettina del Lido, e quando tira la Bora misura forse i veleni immessi nell’aria tra il Cavallino e Sant’Erasmo. La centralina di Sacca Fisola rileva l’inquinamento proveniente dalla Terraferma o dalla Marittima con le grandi navi da crociera solo nelle rare giornate in cui soffiano il Garbìn (Libeccio), il Maestrale (praticamente assente), la Tramontana.

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Ma cosa vogliono ‘sti veneziani? si dirà qualcuno: non hanno mica le auto. Non vanno a piedi? Come se il traffico marittimo non inquinasse. Proprio in questi giorni il Gazzettino ha ricordato che dal 2007 si sa che la maggior fonte inquinante nel Veneziano è la portualità grazie agli studi dell’Arpav (“Le emissioni da attività portuali”) confermati dal progetto comunitario Apice (“Common Mediterranean strategy and local practical Actions for the mitigation of Port, Industries and Cities Emissions”), ma alle navi commerciali e civili bisogna aggiungere le centinaia di vaporetti dell’Actv e di Alilaguna, le centinaia di taxi acquei, le centinia di Lancioni Gran Turismo, le centinaia di topi da trasporto, le migliaia di imbarcazioni da diporto che solcano le acque della laguna. Solo di contrassegni “LV” (Laguna Veneta), obbligatori per imbarcazioni con motori di potenza superiore ai 10 hp e che già non abbiano una targa per forza di legge, ne sono stati rilasciati più di 50 mila. Poi ci sono quelle senza targa, migliaia.

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Ogni nave da crociera inquina come 14 mila automobili messe assieme: altro che Tangenziale. E spesso in Marittima ce ne sono anche sette contemporaneamente, coi motori accesi 24 ore su 24. Ma usano carburante “verde”, dicono le autorità, perché gli armatori hanno firmato il Venice Blue Flag, ovvero un accordo per limitare allo 0,1 per cento il tenore di zolfo del diesel usato il laguna, contro il 3,5 per cento in mare aperto. Peccato che il tenore dello zolfo nel diesel delle automobili sia dello 0,001 per cento, cioè 3500 volte inferiore a quello usato in mare e 100 volte inferiore a quello usato in laguna e all’ormeggio. Actv non aderisce al Venice Blue Flag. Ci sarebbero gli scrubber, i filtri, ma gli armatori li usano nel Baltico e negli Stati Uniti, in Italia no.

Come si vede, ragioni per dotare anche Venezia di una rete di centraline ve ne sono, ma in 25 anni di governo cittadino di centrosinistra non ci hanno mai pensato una volta, né ora Brugnaro sembra ricordarsi che a inquinare ci sono anche le navi e le barche se le ordinanze emergenziali del Comune fanno riferimento al solo traffico automobilistico: se sosto in auto devo spegnere il motore, se mi ormeggio in topo posso inquinare a man salva. Di blocchi o riduzioni del traffico nautico non se n’è mai parlato.

Dati più recenti non ne ho trovati, ma già nel 2011 il Registro tumori dell’Istituto Oncologico Veneto mostrava che Venezia insulare era la prima città d’Italia per l’incidenza dei tumori ai polmoni: che c’entri qualcosa?

Silvio Testa

Silvio Testa

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