Italia-Iran, storia di una lunga amicizia. Parla Simone Cristoforetti

untitled

La conferenza stampa di Hassan Rouhani e Matteo Renzi, 25 gennaio

ALESSANDRO PASTORE
Le foto, dei brutti pannelli che coprivano la nudità delle statue dei musei capitolini hanno fatto il giro del mondo evidenziando una certa incompetenza nella gestione di importanti visite di stato. In particolare, ciò che lascia perplessi, oltre alla mancanza di preparazione dell’apparato burocratico, è soprattutto la leggerezza dei ministeri competenti che, non solo non si occupano di verificare percorsi e misure adottate, ma addirittura non sono in grado di riferire ai ministri a cui dovrebbero rispondere chi siano i responsabili di tali misure. È davvero “inspiegabile” tale scelta, come si è affrettato a dire il ministro della cultura Franceschini, o piuttosto è “la naturale conseguenza” del sistematico non ricorso al parere e alla consulenza di studiosi della lingua, della cultura e della storia dei paesi con cui l’Italia che produce vuole fare affari? Cercando di ovviare a questa distorsione e fare buon uso di tutte le risorse disponibili in Italia, ho incontrato Simone Cristoforetti, studioso e profondo conoscitore dell’Iran e della sua storia. Simone insegna Storia dell’Iran e Storia delle Istituzioni Musulmane all’Università Ca’ Foscari di Venezia e ha recentemente dato alle stampe la traduzione di un piccolo trattato dalla piacevolissima lettura sul capodanno iraniano, o “Nawruz” (“Il libro del capodanno – Nawruznama”, di ‘Umar Khayyâm traduzione a cura di Simone Cristoforetti, ed Mimesis, 2015).

La scorsa settimana il presidente iraniano Rouhani ha fatto tappa in Italia. Alcune statue del museo capitolino sono state coperte per non imbarazzare l’ospite. Qual è stata la tua reazione? Secondo te chi ha potuto pensare che un gesto del genere potesse essere ben visto dall’ospite in un mondo globalizzato?
Inizio col dirti che quella delle immagini che offenderebbero la sensibilità islamica è una questione sovente mistificata e fonte di innumerevoli malintesi. Detto ciò, non entrerò qui nella complessa questione della liceità o meno delle immagini in un contesto islamico, questione estremamente interessante e ricca di veri e propri colpi di scena in una sana prospettiva storica. Quel che mi dispiace di notare è che sono spesso secondarie banalità a far alzare il livello di interesse verso l’Iran, e ciò la dice lunga su quanto siamo abituati a reagire a bacchetta, secondo un protocollo sperimentato per ben più di vent’anni in cui un Iran doveva fare la parte del cattivo della classe, quanto a cose per cui ci si deve scandalizzare. Nel caso, è finita in ombra la protesta di Nessuno tocchi Caino, che tentava di far notare come il problema delle esecuzioni capitali in Iran si sia intensificato proprio in quest’ultimo periodo, durante la presidenza Rouhani.

Per quel che riguarda la questione del museo e delle sue bellissime staute “oscurate” va detto che è molto probabile che il presidente Rouhani in passato, quando studiava in Europa per esempio, abbia visitato musei simili. Secondo me, si è trattato di eccesso di zelo. Una cosa del tipo: il presidente è un “religioso” e allora si interpreta “al meglio” quanto il dettame “religioso” detta, finendo con il confondere il piano giuridico della legge religiosa e la prassi politica, cose piuttosto differenti tra loro.

Va ricordato in proposito che il presidente Rouhani è un normale musulmano sciita, cioè un “credente”, e soprattutto un giurisperita, cioè un dottore della legge musulmana o islamica, ed è per questo che veste a quel modo. Ora, un buon musulmano qualsiasi rifugge dell’indulgere alle nudità, in cui vede un deprezzamento del valore della persona, nulla di più. In questo, tra l’altro, fa riferimento a un sistema di valori pienamente condiviso dal mondo cristiano protestante, da quello cattolico e da quello ortodosso. Il fatto che il mondo si stia globalizzando non implica l’affacciarsi di un nuovo mondo tenuto ad aderire su tutta la linea a quelli che sono i “valori” del mondo occidentale, ma significa piuttosto il formarsi per sperimentazione di un nuovo mondo che deve necessariamente fare i conti con una pluralità di visioni della realtà e una pluralità di sistemi di valori. Fossi stato io a organizzare la visita, avrei portato il presidente iraniano a vedere qualcuna delle meravigliose biblioteche della capitale e così il problema non si sarebbe neppure presentato. Se, invece, proprio si voleva organizzare la conferenza stampa in quel museo per ragioni che non so, allora dei bei veli colorati avrebbero svolto un’efficace funzione “oscurante” pur rimanendo molto più interessanti e provocanti di quei brutti pannelli squadrati.

rom

Hassan Rouhani al suo arrivo a Roma con il ministro degli esteri Paolo Gentiloni

Ma l’Iran si definisce uno stato islamico o no?
Sì, l’Iran è uno stato che per costituzione si definisce islamico. Certo, uno Stato che si definisce islamico è un bel problema, e quel che è successo è un esempio, molto buffo peraltro, di che cosa ciò possa comportare. Ma non è certo discutendo di statue nude che si risolve la questione. Devi pensare all’Iran per quello che è: un paese di dimensioni limitate che – ormai tra pochissimi altri – riesce non solo a fare politica internazionale ad alto livello, ma addirittura a spuntarla sugli USA. Geostrategicamente l’Iran conta moltissimo e porta avanti una politica indipendente. E ciò ha delle ovvie ricadute sulla posta in gioco, che in quel caso è altissima. Sul tema dello stato islamico, andrebbe inoltre ricordato che di stati del genere ce ne sono anche alcuni altri, come l’Arabia Saudita, per esempio, e il Pakistan.

papa.png

A proposito di Arabia Saudita, dove recentemente il nostro primo ministro si è recato in visita ufficiale , Rouhani ha affermato che dopo l’uccisione del blogger sciita non è l’Iran che deve chiedere scusa. Può, a tuo avviso l’Italia giocare un ruolo e quale per aiutare gli attori di quella regione a pacificare quell’area? Se sì come? E l’Europa e la sua commissione possono avere un ruolo?
Penso che l’Italia abbia le credenziali e le capacità necessarie per operare una sorta di mediazione. Infatti, nonostante l’Arabia Saudita sia una monarchia piuttosto retriva che governa uno stato in modo definito islamico rigorista, i rapporti tra l’Italia e l’Arabia Saudita sono ottimi. Vanno ricordate le manifestazioni pubbliche dello stato italiano di tre anni fa in occasione del 80° anniversario dell’istituzione di rapporti diplomatici tra i due paesi. Credenziali che l’Italia deve in parte alla presenza sul suo territorio di un altro stato, molto attento alle questioni religiose e religioso esso stesso, il Vaticano, che con gli stati dichiaratamente religiosi come sono gli stati islamici va piuttosto d’accordo, almeno finché questi ultimi tutelano le comunità cristiane cattoliche presenti sul territorio (consistente quella autoctona in Iran, così come quella di cristiani immigrati, soprattutto filippini, in Arabia). La scelta di approdare in Italia del presidente iraniano è dovuta soprattutto all’opera di intermediazione internazionale, discreta e sotto traccia, del Vaticano e solo in seconda battuta alle capacità della Farnesina. Sulla faccenda del blogger non so che dire, ma è evidente che ormai da più di un paio d’anni il braccio di ferro tra Iran e Arabia Saudita per l’egemonia nell’area mediorientale è andato crescendo. Tra i due sembra spuntarla l’Iran per il momento, ma, come è facile intuire, tra i due litiganti c’è sempre un terzo che gode.

tree

Hassan Rouhani parla al paese

L’embargo all’Iran è stato appena tolto. Dal tuo punto di osservazione e contatti come è stata vissuta questa decisione da parte degli iraniani?
Nei giorni che ho trascorso a Tehran durante la prima metà di dicembre scorso mi è capitato di parlare della questione dell’embargo e quel che ho potuto costatare è stato un livello piuttosto alto di aspettativa – soprattutto da parte di giovani istruiti – in relazione a un possibile disgelo internazionale nei confronti del loro paese. In quei giorni, il paese aveva altissimi livelli di svalutazione monetaria con le pesanti conseguenze che si possono facilmente immaginare.

Quel che stava accadendo veniva visto come un primo passo in direzione di un intensificarsi dei rapporti dell’Iran con gli altri paesi e di conseguenza un aumento di possibilità economiche per i giovani, in particolare quelli in possesso di un’istruzione superiore. Questo punto è considerato il presupposto necessario per un auspicato cambiamento anche su questioni più strettamente politiche quali, in particolare la libertà di espressione. Su questo va rilevato che dopo moltissimi anni di cessata attività ha ripreso a pubblicare una rivista femminile intitolata “Zanan”, cioè “Donne”, diretta da Shahla Sherkat che è un’attivista femminista iraniana.

Quali sono storicamente i legami tra l’Iran e l’Italia ed in genere l’Europa?
I rapporti con l’Europa, in particolare la Germania, e l’Italia si possono considerare buoni da un punto di vista storico. Il grande nemico “occidentale” è eventualmente incarnato dalla Gran Bretagna, prima, e dagli USA. La cosa è dovuta al fatto che geostrategicamente il paese si è trovato schiacciato per tutto l’Ottocento e per buona parte del Novecento tra la pressione economica, politica e militare della Russia zarista (poi URSS) da Nord e dall’Impero britannico (poi USA) da Sud.

L’intera storia politico-militare della seconda metà dell’Ottocento e della prima metà del Novecento è segnata in Iran da una politica interna che ha fatto del problema delle ingerenze straniere uno dei propri cavalli di battaglia, prevalentemente in direzione antimonarchica. In Iran hanno regnato i sovrani Qajar fino al 1924 e poi Reza Shah soppiantato dal figlio Mohammad Reza per intervento americano – i cosiddetti Pehlevi – fino alla rivoluzione popolare del 1978 poi seguita dall’instaurarsi del regime khomeinista.

Nel sentire comune, in Iran i rapporti con l’Italia sono percepiti come antichissimi perché i due paesi nell’antichità erano il centro dei due grandi imperi che governavano il mondo antico: quello dei Cesari di Roma e quello dei Re dei re di Persia. A questa “good story” va aggiunto che, a seguito delle turbolenze politiche che hanno segnato la storia del paese nel corso della prima parte del Novecento fino alla Rivoluzione Costituzionale del 1906, una parte dell’élite intellettuale iraniana, di formazione modernista e molto aperta all’influenza occidentale, soprattutto in chiave tecnica e scientifica, si è rifugiata in vari paesi europei, tra cui l’Italia.

Seguirono altre ondate di fuoriusciti politici che si rifugiarono in Italia, per esempio durante il dispotico regime di Reza Shah e durante il periodo del terrore istituito dal figlio di questi Mohammad Reza e dalla polizia segreta, la famigerata SAVAK. Numerosi aderenti ai movimenti di sinistra si rifugiarono in Europa, e di nuovo in Italia. La cosa poi è proseguita con gli esuli del periodo rivoluzionario, cittadini intimoriti che si spostavano in attesa di tempi migliori e/o attivisti politici coinvolti con il regime monarchico dei pahlevi, e poi con quelli del primo periodo khomeinista e con la dura persecuzione del partito comunista iraniano (Tudeh) e delle frange più estreme della sinistra iraniana, come i Mojahedin-e khalq.

In Italia vive una nutrita comunità iraniana che si stenta a “vedere” perché è estremamente ben integrata nel tessuto sociale. Una comunità variegata dal punto di vista politico. Tutto ciò favorisce l’idea dell’Italia come un paese assai ospitale: è una cosa che ha detto anche il presidente Rouhani quando lo hanno intervistato in merito alle statue, forse volendo tacitamente suggerire quale fosse il motivo di tanta abnegazione dei responsabili dei musei capitolini. A questa visione, che in Iran è un refrain, devi aggiungere l’amore degli iraniani per il calcio e per l’acqua, per cui il verde delle campagne e la presenza di una città come Venezia sono cose straordinarie.

gern

Hassan Rouhani con l’ex-cancelliere Gerhard Schröder

I buoni rapporti con la Germania risalgono al primo Novecento, quando la Germania criticò aspramente l’ingerenza anglo-russa negli affari dell’Iran. La cosa comportò una virata dell’intellighenzia iraniana che, da posizioni in alcuni casi aperte alla Gran Bretagna nonostante il pessimo trattamento politico-economico riservato all’Iran in quel tempo, apprezzò moltissimo l’atteggiamento più chiaro e leale della Germania. La sconfitta bellica in seguito alla prima guerra mondiale raffreddò gli animi degli iraniani simpatizzanti con la Germania. Ma poi la potenza del nuovo Reich hitleriano risvegliò le simpatie di parte degli intellettuali iraniani, ingannati – bisogna dire – dal discorso nazionalista combinato con quello razziale, per cui a essere superiori erano proprio gli ariani, cioè le popolazioni che gli iraniani di allora come quelli di oggi vedono come i loro naturali antenati. Ora le cose sono molto cambiate e va sottolineata l’importanza della potente comunità iraniana statunitense stanziata in California e delle emittenti televisive iraniane sia statunitensi sia britanniche, che vengono normalmente viste in Iran nonostante le leggi proibiscano l’uso delle parabole sul tetto.

Per finire, quali opportunità si aprono per gli studenti in Italia che vogliano studiare la lingua e la cultura persiana? I tuoi studenti che cosa ti dicono a proposito?
Tengo i tre corsi di insegnamento all’università Ca’ Foscari di Venezia durante il secondo semestre, che sta per iniziare. Quindi non so ancora nulla da loro. A ogni modo, un’apertura del paese sotto il profilo commerciale può rivelarsi estremamente importante per l’Italia in quanto l’Italia è il primo partner commerciale dell’Iran e tutto ciò sicuramente aprirà nuovi spazi per le persone che saranno in grado di relazionarsi con l’Iran sia dal punto di vista linguistico sia da quello culturale. Sto pensando al turismo in primis, l’Iran ha potenzialità enormi da questo punto di vista, e al commercio. La piccola industria tecnica e manifatturiera italiana gode di ottima reputazione in Iran in particolare per occhiali, vestiti, accessori per l’idraulica ecc.

Alessandro_pastore

Alessandro Pastore

Hassan Rouhani, il decisionista prudente di SIAVUSH RANDJBAR-DAEMI
Teheran e Riyadh, retroscena di un conflitto di SIAVUSH RANDJBAR-DAEMI

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...