Tutti sul carro del Pd e scende Bersani

twPATRIZIA RETTORI
È un “fenomeno molecolare che riguarda tutta l’Italia”, dice Pier Luigi Bersani al Corriere della Sera parlando dell’Opa sul Pd lanciata da arrembanti quanto chiacchierati personaggi disseminati capillarmente su tutto il territorio. Perché il problema non è Verdini: il problema sono le truppe di Totò Cuffaro in Sicilia e quelle di mille altri personaggi dai nomi poco noti ma dal potere ben radicato nei vari territori. Chiedono tutti la tessera del Pd, mentre i vecchi iscritti scappano. In un partito così, confessa Bersani, “io non so più se ci voglio stare”.

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Detto da lui fa impressione. L’ex segretario è certamente un oppositore di Renzi, ma finora era sempre stato un fautore della battaglia all’interno della casa comune. Se anche lui si arrende vuol dire che il processo è ormai quasi al punto di non ritorno. Che il Pd sta per diventare un’altra cosa. Già, ma che cosa?

Si può rispondere che a materializzarsi è il famoso “partito della nazione”. Ma si fa fatica a reprimere un moto di sconforto riguardo all’idea di nazione che ne viene fuori. Una nazione di faccendieri e maneggioni, di affaristi senza scrupoli, di uomini di potere senza principi. E’ questa la “nazione” che il nuovo partito renziano intende rappresentare? Non è una questione di destra e di sinistra, per quanto labili siano diventati i vecchi confini. Il punto è che quei confini vanno reinventati, attorno a nuovi contenuti e a nuovi progetti.

Tra i danni del ventennio berlusconiano forse il più profondo è quello di aver sdoganato le pulsioni dell’egoismo affarista, una volta inconfessabili e ora orgogliosamente rivendicate. È evidente che chi ha a cuore solo i propri interessi orienta le sue preferenze politiche in una sola direzione: il potere. In altre parole, sostiene chi può agevolare gli affari, senza impacci ideologici di sorta. Berlusconi era massimamente congeniale a tutto questo, ma se a detenere il potere è il Pd, allora bisogna conquistare il Pd.

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Matteo Renzi con i soldati italiani in Libano lo scorso 22 dicembre

 

A dirla tutta, non è che il processo sia cominciato con Renzi. Inchieste e scandali locali ci dicono che l’infiltrazione è già in corso da tempo e i vertici del partito, Bersani compreso, non sono stati in grado di contrastarla. Per molto, troppo, tempo, il Pd è stato ripiegato su se stesso, impegnato a divorare i suoi leader senza curarsi d’altro. Con Renzi, però, si è fatto un passo in più. Il premier, infatti, sembra accettare quel che sta accadendo senza scomporsi troppo. Certo, respinge le avances di Verdini, ma questa è una mossa obbligata: se si vuole capovolgere un partito senza perdere troppi pezzi per strada non si può partire da chi è sotto la luce dei riflettori. Meglio cominciare dalle zone meno illuminate e aspettare che il corpo del Pd si abitui alle presenze estranee. Verdini, da buon vecchio navigatore, lo sa e non se la prende. Anzi, sembra consapevole di rendere anche così un buon servizio all’amico fiorentino, consentendogli di ergersi in prima linea a difensore dell’identità del Pd, pur sapendo bene che nelle retrovie si fa tutt’altro.

Quello che sfugge, in tutto questo, è perché Renzi lo faccia. Da Palazzo Chigi filtra soddisfazione per i sondaggi che, dopo molto tempo, danno il Pd di nuovo in ascesa. Non per il lavorio interno al partito, ma per i pugni battuti sui tavoli europei, che intercettano gli umori prevalenti nell’elettorato, e scaricano sull’Europa la responsabilità per gli scarsi risultati del governo sul terreno dell’economia. Se si somma questo elemento a molti altri, come l’abolizione dell’Imu, le regalie ai giovani in nome della cultura, la stessa “mutazione genetica” del Pd, si ha l’immagine di un Renzi in affanno, che rincorre il consenso con colpi tattici, ma senza nessuna strategia.

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Matteo Renzi e Jean Claude Juncker (fonte: http://www.eunews.it/)

E qui arriviamo al nocciolo di tutto. Questo sarà un anno elettorale, e il premier sta facendo di tutto per focalizzare l’attenzione sul referendum confermativo della riforma costituzionale, previsto per l’autunno, e mettere nel contempo la sordina alle amministrative di primavera. Il che significa che teme le amministrative mentre conta di vincere il referendum. Se ci riuscirà, però, è tutto da vedere. Una sonora sconfitta nei Comuni, infatti, potrebbe coagulare tutte le opposizioni intorno al sogno comune di liberarsi di Renzi una volta per tutte, votando no al referendum.

Probabilmente Renzi lo sa, e allora gli arruolamenti di massa in periferia potrebbero essere letti come un tentativo di smentire le profezie di sventura alle amministrative. Anche in questo caso, però, la mossa è di dubbia efficacia: il rischio è di perdere più voti di quelli che si acquisteranno. Un groviglio di incertezze da cui il premier ha cercato districarsi sostenendo che a lui le amministrative interessano poco e che ciò che gli preme è il referendum. Dimenticando che il capo del governo ha tutto il diritto di tenersi fuori dalle competizioni elettorali locali, ma il segretario del partito, invece, ha il dovere di occuparsene. E ricoprendo lui entrambi gli incarichi, scindersi da se stesso diventa complicato.
E dunque, in conclusione: nonostante le guasconate e i pugni sul tavolo, nonostante i maneggi e le furberie, Renzi è in affanno. Sarà interessante vedere come finirà.

3 risposte a “Tutti sul carro del Pd e scende Bersani

  1. A proposito della intervista di Bersani al Corriere della Sera: …davvero tardive queste giustissime considerazioni di Pier Luigi Bersani, non so cosa debba succedere perché ne prenda atto compiutamente, che il partito da lui diretto qualche anno fa non esiste più, la così detta Ditta?..il mutamento impresso da Matteo Renzi non so se volutamente o no, (il che gli darebbe persino una connotazione di leader che non ha) ha subito una mutazione genetica che nulla a che vedere con la storia della sinistra italiana, Bersani ne prenda atto invece di girarci attorno….ma quando mai nella storia europea un provinciale diventa segretario nazionale di un partito essendo l’esatto opposto della sua estrazione politica?..solo in Italia delle mille contraddizioni e voltagabbana succede cose del genere, Bersani in questo porta una pesante responsabilità politica avendo agevolato la sua ascesa?….fino a due anni fa di Matteo Renzi non si sapeva neppure che fosse stato presidente della Provincia di Firenze e sindaco della stessa città, almeno alla stragrande maggioranza degli italiani, oggi questo signore che Bersani giustamente contesta è divenuto , nel modo che sappiamo, capo del governo italiano….tutto sembra surreale ma è la conseguenza di scelte politiche sbagliate di cui Bersani ha contribuito non poco che si realizzasse…..ma la cosa che non si può accettare da un politico navigato come lui sono certe contraddizioni politiche e legislative…..Caro Bersani il partito della nazione è ormai nei fatti, per le molte cose accadute in questi due anni, basta vedere che gran parte del gruppo dirigente e buona parte dei ministri sono di estrazione ex dc……

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  2. Il dialogo pubblicato in Ytali interessa per i problemi molto importanti che affronta, che si riducono per me a questo: avere certa gente esterna al PD che ci eventualmente vota è talvolta necessario per riuscire a governare e a cambiare l’Italia, ma averli dentro il Partito è inaccettabile.
    Dove divergo in modo essenziale da Bersani e dai bersanisti è nell’azione, come il solito: se riescono ad entrare nel PD, portati dai nostri ras locali, i detestabili cuffariani etc etc, la soluzione non è gridare alto e magari andarsene, ma combatterli testa a testa nei Circoli e negli Organi statutari e nella società esterna, contrapponendo i nostri progetti alle loro clientele. Non si può più, ce lo chiede il Paese, fare i bravi dentro il Partito e perdere la Partita in Italia. Per realizzare una efficace resistenza alle infiltrazioni di ogni tipo, la minoranza (non tutta, mi riferisco a questa sua parte rancorosa) generata dalla sconfitta politica del 2013 e dal Congresso (non da un colpo di stato) dovrebbe smettere di consumare energie per opporsi a Matteo Renzi in tutti i modi possibili, tal che lui sembra l’unico nemico rimastole, e invece dedicarsi a costruire dentro il PD e a sparare fuori del PD. Con piacere in tale rumoroso gruppetto non vedo gente come Cuperlo e Damiano (e, nel Governo, Orlando e Martina) che sanno motivare i dissensi e cercano con razionale dialettica di costruire alternative sensate. Da questa gente così affezionata al “Partito” non vedo mai citare (neanche dai fedeli renziani, per la verità) il bravo Fabrizio Barca che sta proprio cercando con paziente e sommesso lavoro di ri-disegnare il “Partito” lavorando in basso e nelle periferie
    http://www.fabriziobarca.it/seminario-luoghi-ideali-parma-…/ Forse gioca a suo sfavore il suo ineccepibile e tragico rapporto sul PD romano oppure, più profondamente, il modello che emerge dalla ricerca di FB è la negazione di quanto sinora perseguito?

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  3. Il programma del centro sinistra con Bersani si basava su due parole chiare e precise , MORALITA’ e LAVORO , che non è stato rispettato dal PD ( renzu…sconiano ) , con l’aggravante che ultimamente sono stati imbarcati personaggi di ogni specie , che sono considerati impresentabili agli occhi di milioni di elettrici ed elettori , che si sono sentiti traditi e che non hanno più intenzione di sostenere un partito senza ideali e valori .

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