Se Marco Polo diventa un gigante

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L’aeroporto internazionale Marco Polo di Venezia

MICHELE MOGNATO
È di questi giorni la notizia dell’approvazione, con prescrizioni, della compatibilità ambientale del masterplan dell’aeroporto Marco Polo di Venezia da parte del Ministero dell’Ambiente. È opportuno pertanto ricollocare alcune riflessioni che riguardano il rapporto tra l’infrastruttura aeroportuale e la nostra città metropolitana.

Lo scalo veneziano, individuato dal piano nazionale degli aeroporti come uno dei tre poli strategici intercontinentali, insieme a Fiumicino (Roma) e Malpensa (Milano), vale insieme a Treviso oltre 10,7 milioni di passeggeri/anno con ricavi complessivi del gruppo SAVE nel 2015 di oltre 150 milioni di euro e, fra diretti e indiretti, occupa più di un migliaio di lavoratori. La possiamo considerare una “grande industria” che incide positivamente sull’economia e contemporaneamente impatta sulla vita di una straordinaria realtà urbana come la nostra.

Il tema vero non è quindi quello di un conflitto a priori e pregiudiziale tra città e aeroporto, ma piuttosto la necessità di individuare il punto di equilibrio tra sviluppo aeroportuale, compatibilità ambientale, sostenibilità del peso delle attività aeroportuali rispetto alla tutela della salute, del patrimonio e del territorio urbano ed agricolo.

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Le stesse prescrizioni accentuano la necessità di preservare il contesto in cui l’infrastruttura si colloca, in particolare dall’inquinamento atmosferico e acustico. Queste attenzioni doverose e imprescindibili vanno poste all’interno della necessaria riflessione su quale sia il limite dello sviluppo aeroportuale, meglio: su come l’evolversi di una singola infrastruttura si colloca e coordina con i più ampi processi territoriali della città di acqua e di terra.

Favorire infatti un gigantismo aeroportuale a prescindere avrebbe come conseguenza esiziale lo spostamento dell’intero asse urbano di terraferma, accentuando quei fenomeni di svuotamento commerciale che affliggono le aree centrali di Mestre, un’”incontrollabilità” dell’altra importante “grande industria”, il turismo, in particolare quello del mordi e fuggi che già oggi pone la questione della sua sostenibilità in centro storico.

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Il progetto per la nuova Tessera, dal Corriere del Veneto

Proprio per tali motivi è indispensabile che l’amministrazione comunale di Venezia chiarisca quali sono le idee e i progetti relativi alle aree pubblica del Quadrante di Tessera. Oltre la boutade sul parco divertimenti di tempo fa, infatti, permane un’afasia significativa sulle volontà in merito ai terreni del Quadrante. Il Comune di Venezia deve dire se intende semplicemente fare cassa favorendo la vendita del Quadrante all’investitore di turno, ovvero se vuole impegnarsi in un progetto che si armonizzi al resto della città e del territorio, ad esempio di rigenerazione ambientale, territoriale e ancora, come questo si lega con gli investimenti immobiliari previsti da Save anche nella stessa area dell’ex terminal di Tessera.

Sono queste le sfide che caratterizzano la vita di un’amministrazione, tanto più in una città come la nostra oppure si vivacchia a mezza quota, senza assumersi il coraggio delle scelte, subendo le iniziative della “grande industria”.

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Michele Mognato, deputato del PD

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