Sala, la sinistra divisa e l’esempio di Pisapia

primarie.pngPATRIZIA RETTORI
Adesso che si può riflettere sulle primarie milanesi, il dato più evidente, e di conseguenza più commentato, riguarda i numeri. Che hanno sì dato la vittoria a Giuseppe Sala, ma hanno anche rivelato che se i suoi avversari si fossero uniti attorno a una sola candidatura avrebbero vinto con un lusinghiero 57 per cento. Il punto, allora, è proprio questo: perché non si sono uniti?

A sentire le loro giustificazioni post sconfitta hanno tutti le loro ragioni, sono tutti orgogliosi del loro operato, promettono tutti di portare avanti in qualche modo i loro progetti. Sembra, cioè, di assistere alla solita baruffa nel pollaio della sinistra pura e dura, dove più si discute e più le posizioni diventano inconciliabili. Con il risultato di perdere tutti e sempre.

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Inaugurazione della nuova sede @fiabonlus con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia

Giuliano Pisapia, a suo tempo, è stato autore di un vero e proprio miracolo, ma evidentemente la sua personalità è unica e irripetibile, come il suo esempio si è dimostrato impossibile da seguire proprio per i più ferventi ammiratori dell’esperienza arancione. Che adesso spargono sale sulle ferite dichiarando chiusa quell’epoca, parentesi felice nei tempi bui del renzismo imperante. E così prende corpo lo spettro, evocato da più parti, del precedente ligure, dove la spaccatura a sinistra portò all’autolesionistico risultato di far vincere la destra.

Per fortuna Pisapia è vivo e vegeto e si comporta già in modo impeccabile. Ha detto subito che adesso bisogna sostenere il vincitore Giuseppe Sala, si è fatto fotografare con lui in atteggiamenti affettuosi, ha dichiarato di non ritenersi sconfitto. Anzi, ha lasciato trapelare l’intenzione di sostenere la creazione di una “lista arancione”, che affianchi Sala e si faccia portatrice delle istanze che hanno caratterizzato la sua sindacatura.

È una bella idea, e c’è da sperare che prenda corpo. Perché il modo più proficuo per non lasciar morire un’esperienza politica non è quello di cominciare una guerra intestina che avrebbe come unico risultato quello di far vincere il comune nemico. Bisogna invece portare i propri progetti all’interno dello schieramento affine, in modo da consentirgli di prevalere sullo schieramento avverso e quindi di realizzarli, in tutto o in parte.

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Giuliano Pisapia con Francesca Balzani, sua vice e candidata alle primarie Pd di Milano

A Milano c’è spazio per tutto questo. Sala viene descritto come un manager dai contorni politici sfumati e perfino ambigui. “È uno di noi”, ha detto Berlusconi scandalizzando la sinistra più identitaria. “Sono sempre stato un uomo di sinistra”, ha replicato Sala, tentando una maldestra “captatio benevolentiae”. Ed è vero che ha lavorato con Letizia Moratti, come è altrettanto vero che, collaborando con il governo Renzi e la giunta Pisapia, ha afferrato per i capelli un’Expo sull’orlo dell’abisso trasformandola in un successo planetario. L’ovvia deduzione è che se il profilo politico di Sala è indefinibile, ci sono i margini per definirlo in un senso o nell’altro: una forte presenza di sinistra nella sua maggioranza, se le elezioni lo dovessero incoronare sindaco, lo sposterà a sinistra.

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Pisapia in piazza Scala a Milano il 23 gennaio scorso

Per di più, se il principale competitor di Sala dovesse essere Stefano Parisi, fortemente voluto da Berlusconi, si assisterebbe a un duello tra due manager, entrambi perciò piuttosto scoloriti politicamente. Questo può essere un vantaggio per la destra, oggi lacerata tra l’estremismo di Salvini e un mondo moderato che non riesce più a trovare rappresentanza. Tra un Sala privo della componente arancione e un Parisi moderato il match sarebbe assai incerto. Anzi, se gli antipatizzanti renziani, identificando Sala come l’alter ego del premier, decidessero di disertare le urne o votare per qualche altro candidato, Parisi avrebbe concretissime possibilità di vittoria. Con ciò ridando fiato all’annaspante Berlusconi e seppellendo definitivamente l’esperienza di Pisapia. Viceversa, se il mondo arancione scegliesse di sostenere Sala senza rinunciare a se stesso, ma anzi chiedendogli pieni diritti di cittadinanza, potrebbe tornare a vincere.
Pisapia sembra essere pienamente consapevole di tutto questo. Speriamo che i suoi seguaci lo siano altrettanto.

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