Usa contro Russia in Siria, un replay dell’Afghanistan?

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T.O.W. (Tube-launched Optically-tracked Wire-guided, cioè missile guidato via cavo, lanciato da tubo) è un sistema d’arma controcarro a lunga gittata filoguidato

GIUSEPPE ZACCARIA
Un alto ufficiale russo, pare un colonnello, è rimasto ucciso tre giorni fa nella zona di Aleppo da un missile sparato da un reparto di guerriglieri: ad affermarlo è la CIA, quindi si deve pensare che l’informazione abbia qualche fondamento, ma i reparti che ancora combattono l’esercito di Bashar al Assad fanno filtrare anche un dettaglio non da poco: l’ordigno che ha ucciso il russo era un missile terra-terra T.O.W. di fabbricazione americana.

Questo per logica dovrebbe ricondurre alla Free Syrian Army della quale però non si hanno notizie in zona, e dunque il mistero anziché dissiparsi s’infittisce.
Non è che gli Usa hanno armato segretamente anche altre sezioni guerrigliere, magari quelle più vicine alla Jihad? Visto che la domanda almeno per ora è destinata a restare senza risposta, andiamo però avanti e torniamo alla vittima: il sito che per primo ha lanciato la notizia si chiama Daily Beast, e assieme ai primi dettagli ha buttato lì una domanda tutt’altro che peregrina: non è che stiamo per assistere a un replay della guerra dei sovietici in Afghanistan?

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Un militante del 13ma divisione della Free Syrian Army punta un BGM-71 TOW contro un lobiettivo dell’esercito siriano a Homs.

Molti di voi ricorderanno la storia, se non altro per averla rivisitata attraverso i film di Rambo: il 24 dicembre del 1979 l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan e qualche tempo dopo, ovvero ai primi del 1980, gli Stati Uniti decisero formalmente di armate i ribelli afghani. Certo, esisteva il rischio di rendere più potenti una serie di bande islamiche, ma cosa contava questo dinanzi alla prospettiva di mettere nei guai i sovietici?

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L’intervista di Zbigniew Brzezinski al Nouvel Observateur del 15 gennaio 1998

Questa, almeno, fu la storia ufficiale che, poi, diversi anni dopo, colui che all’epoca degli avvenimenti era stato il consigliere per la sicurezza del presidente Jimmy Carter, ovvero Zbigniew Brzezinski, raccontò svelando com’erano andate veramente le cose al Nouvel Observateur.
“Secondo la versione ufficiale della storia – rivelò Brzezinski – gli Stati Uniti hanno dato inizio agli aiuti della CIA per il “mujaheddin” nel 1980, vale a dire, dopo che l’esercito sovietico ha invaso l’Afghanistan, ma è completamente diversa: infatti, è stato 3 luglio 1979 che il presidente Carter firmò la prima direttiva per l’aiuto segreto agli oppositori del regime filo-sovietico di Kabul . E quel giorno, io stesso scrissi una nota al presidente in cui gli spiegavo che a mio parere questi aiuti avrebbero provocato un intervento militare sovietico”

Quell’operazione segreta fu un’idea eccellente, ha avuto l’effetto di attirare i russi nella trappola afghana e volete che la rimpianga? Il giorno in cui i sovietici hanno ufficialmente attraversato il confine, ho scritto al presidente Carter: ora abbiamo l’opportunità di dare all’URSS la sua guerra del Vietnam”.

In effetti, per i dieci anni successivi Mosca avrebbe portato avanti una guerra insostenibile che sfociò nella demoralizzazione dell’esercito e infine nel crollo dell’impero sovietico. Anche se, questo significava fornire armi e apparecchiature a futuri terroristi, per Brzezinski era più che giustificato: “Cos’è stato più importante per la storia del mondo, i talebani o il collasso dell’impero sovietico? Alcuni rigurgiti musulmani o la liberazione dell’Europa centrale e la fine della guerra fredda?”

In quel momento non c’erano dubbi sulla risposta da dare, ma i tempi cambiano e le alleanze si evolvono: oggi quegli stessi gruppi che combatterono i sovietici sulle montagne afghane hanno dato vita prima ad al Qaeda e poi a una galassia di bande di difficile definizione, come quelle che oggi combattono in Siria: dunque, se davvero le milizie attaccano i comandanti russi con materiale americano, i due ex avversari della Guerra Fredda adesso si troverebbero in un replay in miniatura della guerra in Afghanistan, una sorta di “guerra per procura” che poi rappresenta esattamente il tipo di rischio calcolato dal presidente Obama.

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Il ritiro di reparti sovietici dall’Afghanistan nel 1986

Per la verità, negli anni Ottanta i sovietici avevano denunciato il fatto che gli Usa finanziavano l’estremismo islamico, ma allora chi volete che desse loro retta? Poi, dalla costola afghana negli anni si sono sviluppati i vari gruppi che con i finanziamenti sauditi e l’esempio di Bin Laden hanno cominciato a strutturarsi, ad addestrarsi per poi calare in Europa durante la guerra di Bosnia e incardinarsi là, in attesa di compiere nuove imprese. Allora, per Washington armare i jihadisti significò aprire la strada al crollo dell’Urss, oggi continuare a farlo in Siria potrebbe rendere le cose molto più complicate per i soldati di Putin, anche se il territorio è molto diverso e non si può esser certi dell’atteggiamento della popolazione (o di quella che sarà rimasta, almeno).

Ma restiamo ai fatti: per ora l’unica cosa certa è che la Free Syrian Army è stata dotata di armi modernissime e potenti, che queste armi possono essere finite anche ad altri e all’occorrenza possono essere rivolte contro i russi da questo o quel gruppo di opposizione. Non è tantissimo, ma nemmeno poco: e se ci saranno nuove conseguenze per i soldati russi in Siria, presto si potrà capire se sulla macchina della storia qualcuno ha davvero schiacciato il tasto replay.

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Giuseppe Zaccaria

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