Il palazzo dei misteri e il treno sparito. Brutte storie trasteverine

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Il Palazzo degli Esami (foto di Verena Koenig)

GIORGIO FRASCA POLARA
Due storie scandalose e mortificanti che illuminano il degrado di questa povera Roma malgestita da tutti? Eccole: hanno ambedue per teatro lo stesso quartiere, Trastevere, e la stessa grande arteria che l’attraversa. Tra i due monumenti dell’affarismo e dell’irresponsabilità pubblica la distanza è appena di qualche centinaio di metri.

 

Prima storia. Chi percorra viale Trastevere provenendo da ponte Garibaldi e si stia avvicinando al ministero dell’Istruzione, troverà sull’altro lato della strada un massiccio edificio tutto bianco, traccagnotto ma molto ampio: occupa un intero isolato. È il Palazzo degli Esami (la scritta campeggia ancora sul frontone), storica sede – sino a una ventina d’anni addietro – di tutti i concorsi ed esami: per impiegati statali e giornalisti, per architetti e avvocati. E poi? Alcuni anni di abbandono totale, quando nel 2002, quasi contemporaneamente all’apposizione sull’edificio di un sacrosanto vincolo monumentale, erano cominciati (e non sono mai finiti) i lavori di ristrutturazione dello stabile. La destinazione, detta sottovoce: a sede, anzi una delle sedi, dei nostri servizi segreti. Non è chiaro se del servizio interno, che ha la base principale in un edificio in cima a via Lanza; o del servizio militare che sta all’altro capo della città, su alla Pineta Sacchetti.

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Per tredici anni, e sin qui, lo Stato ha pagato, solo per la gru, per i ponteggi ed il rifacimento del tetto e delle facciate, quasi un milione di euro. A chi, di grazia? Alla Imac SpA, una sigla che non dice niente. Dirà di più quando si fa il nome del proprietario: l’imprenditore Pierfrancesco Murino, rinviato più tardi a giudizio per associazione a delinquere e corruzione per gli appalti del G8 e Grandi Eventi, insieme ad altre specchiate figure di un certo mondaccio romano: il costruttore Diego Anemone (quello che pagò parte della casa dell’inconsapevole ex ministro Scajola), l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, l’ex patron della Protezione civile Guido Bertolaso.

La cosa stupefacente è la totale mancanza di informazioni a chiunque (ministeri, servizi, comune) fossero richieste: “segreto di Stato”, vista la delicatezza della destinazione. Eppure, almeno una cosa si è saputa: che la Imac si era aggiudicata un appalto di ben otto milioni per la “rinascita” del Palazzo degli Esami. Rinascita parziale per il vero, ché se il tetto è stato rifatto e le facciate stuccate e ridipinte, dentro non è stato fatto nulla: gli interni sono ancora completamente da ristrutturare. Tutto fermo. E forse c’è anche una spiegazione: da anni si discute se lasciare due servizi segreti distinti o unificarli. Immaginate i contrasti intestini. L’Imac aspetta (ma i servizi sapevano in quali mani erano affidate le opere?) e intanto lo Stato paga.

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L’originaria stazione ferroviaria Roma Trastevere, realizzata nel 1894 su Viale del Re, oggi Viale Trastevere, in piazza Ippolito Nievo

Due fermate del tram, ed eccoci davanti alla storica stazione ferroviaria di Trastevere, storica perché costruita nel 1889, all’apertura di quello che una volta si chiamava viale del re. Ma già nel 1911 lo scalo era stato spostato più in fondo, alla fine della grande via, e a ridosso di un altro quartiere. Tuttavia la vecchia stazione continuò ad essere utilizzata come scalo merci e officina sino agli Anni Cinquanta; mentre più tardi il fabbricato, un esempio molto interessante di architettura liberty (grandi ingressi ad arco, quattro piani di notevole armonia, prezioso arredo di alberi ad alto fusto), venne destinata sino agli Anni Settanta a sede dell’Istituto sperimentale delle Ferrovie.

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Nei primi anni ’50 la locomotiva 835.282 manovra su un raccordo in via Pacinotti all’angolo con viale Marconi. La fitta rete di raccordi oggi scomparsi, facevano capo alla stazione di Roma Trastevere. (fonte http://www.ilmondodeitreni.it/)

Poi più nulla, e anzi sempre peggio. Nel 2005 le Fs trasferirono chissà dove la magnifica locomotiva a vapore che faceva bella mostra di sé nel cortile in faccia al viale Trastevere, e di lì a poco misero in vendita l’edificio. Ma da allora nessuno che avesse titolo per l’acquisto si è fatto vivo, e nel frattempo tutto è andato così alla malora che, per impedire saccheggi (già avvenuti) e occupazioni, tutti gli ingressi sono stati murati – una visione assolutamente sgradevole – mentre la facciata si è scrostata, l’umidità ha fatto il resto, sporcizia ovunque: il popolare mercato domenicale di Porta Portese è ad un passo. Un peccato, tanto più che all’interno e sull’affaccio si notano palme, cedri, pini, altri alberi ad alto fusto e persino un pesco selvatico.

Potrebbe essere un paradiso ed invece è uno specchio, tra tanti, dello sfascio anche urbanistico di “Roma Capitale” (il presuntuoso e inutile aggettivo è stato imposto dall’ex sindaco fascista Alemanno). Impossibile farne un supermercato (ci hanno provato gradi catene di distribuzione): c’è un vincolo ferreo, e nessuno si azzarda – o si azzardi – a toglierlo. Insomma, c’è un solo modo per salvare la stazione d’antan: trattare con le Ferrovie per una generosa cessione alla città, e trasformare l’area e l’edificio in un centro di aggregazione sociale per la cittadinanza e in verde attrezzato per i bambini. Una follìa? Un sogno impossibile? Vedremo che cosa farà (se vorrà fare) la nuova amministrazione comunale.

FRASCA

Giorgio Frasca Polara

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