Francesco in Messico, le due facce della medaglia

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JUAN HERNÁNDEZ, CITTA’ DEL MESSICO
Qualcosa come sette milioni di dollari sono stati spesi per la visita di papa Francesco in Messico. Tanti, specie per un paese che vive una grave crisi economica da 35 anni (dall’epoca del neoliberismo in poi) e la cui moneta si è svalutata del trenta per cento in un solo anno nei confronti del dollaro; un paese che conta 55 milioni di poveri; in cui non esiste uno stato di diritto e dove la giustizia è pura fantasia, e in cui si tagliano quei pochi programmi sociali che restano.

In questo contesto spicca anche la polemica con il portavoce del Vaticano padre Lombardi, che ha cercato di non far incontrare il papa con i genitori dei 43 studenti uccisi dal narco stato messicano ad Ayotzinapa, che da un anno e mezzo insieme a milioni di messicani gridano giustizia.

Al centro di polemiche, inoltre (anche se il papa non poteva fare diversamente), la comunione data a un presidente come Enrique Peña Nieto (il primo presiedente “priista” che lo fa nella storia, lo avevano fatto gli unici presidenti “panisti” Fox e Calderón), accusato di corruzione e di essere il mandante di assassini avvenuti ad Atenco del 2006 e ad Ayotzinapa nel settembre del 2014.

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Il papa col sombrero, al suo fianco padre Federico Lombardi

Assurdo poi che Francesco abbia ricevuto un politico come Javier Duarte, governatore dello stato di Veracruz, accusato di aver fatto uccidere negli ultimi anni almeno 19 giornalisti in quello stato (l’ultimo caso l’uccisione della giornalista Anabel Flores Salazar del giornale El Sol de Orizaba).
Dall’altra parte, ha fatto impressione vedere un papa bacchettare i vescovi, i cardinali messicani, l’episcopato in generale con particolare riferimento al capo della chiesa messicana, il cardinale Norberto Rivera, accusato in passato di proteggere preti pedofili e di essere un prelato legato ai poteri forti.

Li ha richiamati con un discorso chiaro e forte sulla trasparenza e quindi sulla corruzione. rilevante anche il richiamo del papa a Ecatepec, nello Stato del Messico, uno dei più pericolosi di tutta la nazione, rivolto ai politici. “Cercare il profitto personale – ha detto il papa – non è la via che deve seguire un buon cattolico”. Evidente il riferimento alla corruzione politica che dilaga in Messico e alla violenza e alla disuguaglianza che la corruzione genera.

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Nella visita di in Chiapas è stato ricevuto da un altro governatore accusato di corruzione, Manuel Velasco, un inquietante politico messicano con ambizioni presidenziali per il 2018.
Nella visita ha reso omaggio alla tomba, bisogna sottolinearlo, del vescovo Samuel Ruiz, difensore degli indigeni e rappresentante della teologia della liberazione. Ha parlato sulla lunga discriminazione nei confronti degli indigeni. Un papa con una vocazione “de-colonial”, e non è di poco conto.

La visita oggi alla città di Morelia rappresenta l’altra faccia (positiva) della medaglia in uno stato come Michoacan dove si contano 15.500 omicidi negli ultimi dieci anni, uno stato che ha vissuto e vive ancora le conseguenze di una guerra non dichiarata al narcotraffico che si è risolta in un fallimento e soprattutto in un inferno.La visita a Ciudad Juárez poi, vuol fare riferimento a due fenomeni strettamente legati alla logica del capitalismo e alla attuale fase di accumulazione neoliberista, quello migratorio e quello dell’uccisione e delle violenze nei confronti di tantissime donne.

Francesco è il primo papa che sia stato ricevuto nel palazzo nazionale (il Messico con le leggi di riforma della seconda metà del XIX secolo, 1855-1863, del primo presidente indigeno Benito Juárez si dichiara laico e questa laicità continua ancora oggi ed è molto forte e sentita nella cultura della società messicana).
Facendo un bilancio provvisorio di una visita ancora in corso si può dire che Bergoglio è il primo papa che si sia interessato esplicitamente alla “questione indigena“, probabilmente in virtù della sua provenienza dalle file dei gesuiti.

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da un tweet di padre Antonio Spadaro SJ ‏@antoniospadaro L’abbraccio di #PapaFrancesco e persone indigene #Papaenemx

Ancora: è il primo papa che abbia saputo, con il linguaggio proprio dei rapporti diplomatici, dare un forte messaggio all’episcopato e ai politici messicani sul grave problema della corruzione. La sua va vista come una visita “politica” con l’obiettivo di richiamare l’episcopato messicano e metterlo in riga rispetto alla nuova linea di questo pontificato.

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da un tweet de L’Osservatore Romano ‏@oss_romano #PapaFrancesco nel santuario della Madonna di Guadalupe

Infine, non è un dettaglio di poco conto, al di là di tutto, il dato della laicità del Messico, che fa da sfondo alla visita pontificale. Un editorialista messicano, commentando la visita del papa, anche in riferimento all’Italia, ha detto: “È assurdo dire che il Messico sia guadalupano [la Vergine di Guadalupe, icona della conciliazione tra cultura indigena pre-colombiana e cultura cattolica], il Messico è un paese di 120 milioni di abitanti di cui venticinque milioni sono atei o di altre religioni, il che fa una bella differenza con l’Italia, un paese in cui la Chiesa ha un potere evidente nelle decisioni politiche, come dimostra lo scontro in corso sulle unioni civili e sulle adozioni”.

Il papa nell’inferno messicano di Livio Zanotti

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