Campidoglio, stravaganze romane

mind-teaser-teasers-optical-illusion-square-squares_1285446PATRIZIA RETTORI
Di Paola Taverna e della sua stravagante uscita sul “complotto” per far vincere il M5S a Roma si è ormai scritto di tutto. E giustamente, vista la bizzarria della tesi e l’ossessione grillina per le trame segrete di qualunque entità, sia cittadina che planetaria. Non si è sufficientemente evidenziato, però, il corollario implicito nelle sue parole. E cioè che, evidentemente, i pentastellati non vogliono vincere la corsa per il sindaco della capitale. Temono, stando alle parole della Taverna, che il perfido Pd tagli i finanziamenti ad un eventuale sindaco grillino e con ciò “faccia fare brutta figura” al movimento. Per scongiurare il rischio si stanno dando molto da fare e, se si deve giudicare dai nomi in lizza per la nomination, hanno buone possibilità di riuscire a perdere.

In realtà, sembra che il M5S stia perdendo smalto un po’ ovunque. A livello locale risse, espulsioni e coinvolgimenti in episodi di malaffare stanno sporcando l’immagine adamantina che il movimento vorrebbe dare di se stesso. Perfino l’ultimo colpo affondato nei confronti del Pd, quello sulla legge Cirinnà al Senato, potrebbe essere controproducente. Perché mostra non la fedeltà ad un ideale, qualunque esso sia, ma la volontà di strumentalizzare i contenuti di un provvedimento, e le aspettative dei suoi destinatari, in nome di una battaglia politica autoreferenziale, condotta con metodi dal sapore antico e con l’armamentario tradizionale. Tutte quelle cose, cioè, che il movimento diceva di voler spazzare via.

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Torniamo a Roma: se il M5S volesse davvero vincere, non avrebbe che da candidare Di Battista, figura nota e apprezzata dagli elettori grillini, capace di lucrare voti sui guai degli avversari. Nessun volenteroso sconosciuto riuscirà a fare altrettanto. Anzi, potrebbe accadere il contrario. Potrebbe accadere la lotta che nel campo del centro destra e in quello del centro sinistra releghino sullo sfondo il candidato del movimento e regalino il ruolo di terzo incomodo al più noto e agguerrito Alfio Marchini.

Il centro destra ha un candidato debole. Guido Bertolaso corre azzoppato dalle sue traversie giudiziarie e sta perdendo sostenitori, visto che un pezzo di Fratelli d’Italia ha già annunciato il suo sostegno a Storace. Tuttavia Bertolaso tiene la scena da protagonista, con uscite sorprendenti. Dopo la presa di posizione sui rom, che ha fatto infuriare Salvini, nel salotto di Giovanni Floris ne ha detta un’altra delle sue. Pressato dalle domande di Enrico Mentana, ha confessato che, se non fosse candidato, voterebbe Giachetti. Un abbraccio mortale, visto che il povero Giachetti già è accusato di essere il candidato ideale del “partito della nazione”. Ma è anche un assist di tutto rispetto per fargli conquistare settori di elettorato moderato. Il che metterà in allarme sia la sinistra dura e pura, sia la destra del centro destra.

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Nel centro sinistra, però, ci saranno le primarie. E può darsi che la sortita di Bertolaso finisca per avvantaggiare l’avversario di Giachetti, e cioè Roberto Morassut, sostenuto dai bersaniani e dalla sinistra interna. L’eventuale vittoria di Morassut alle primarie sarebbe una sconfitta per Renzi? Non proprio, visto che si tratta di un renziano di sinistra. E c’è da scommettere che il presidente del Consiglio, se dovesse capire che l’esito della battaglia è incerto, si terrebbe accuratamente al di sopra delle parti in modo da potersi considerare vincitore in tutti i casi.

Poi c’è incognita Marino, l’ex sindaco che, pur poco apprezzato dai romani, ha riguadagnato simpatie per il modo sbrigativo del suo licenziamento. Su di lui Bertolaso ha detto una cosa sensata: un uomo onesto, se non ha dimestichezza con la macchina amministrativa e le sue tante insidie, può finire per non accorgersi delle malefatte che avvengono sotto il suo naso. Si può giurare che l’argomento terrà banco in campagna elettorale, vista proprio l’esperienza recente di Marino. Ebbene, il filtro della competenza amministrativa lascia passare Bertolaso, ma anche Giachetti e Morassut. Insieme a Storace e Marchini. Ma trattiene tutti i cinque stelle che stanno partecipando alle selezioni, “marziani” al pari di Ignazio Marino.

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 Naturalmente, tutto può sempre succedere e ogni previsione può essere smentita. Ma oggi, in questo contesto, si può ragionevolmente pensare che, nonostante i buoni sondaggi, il M5S rischia seriamente di perdere. Paola Taverna può stare serena.

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