Cirinnà, il finale che era scritto all’inizio

PATRIZIA RETTORI
Bisogna ammetterlo: in questo caso Matteo Renzi ha ragione. La legge Cirinnà rischia il naufragio e se, per salvarla, bisogna rinunciare alla stepchild adoption è meglio rassegnarsi e vedere comunque il bicchiere mezzo pieno. Perché il riconoscimento giuridico delle unioni gay è indubbiamente una rivoluzione per l’Italia guelfa che fin qui era riuscita ad impedire qualunque passo, pur minimo, in quella direzione. E poi il resto verrà, più lentamente di quanto si sperava, ma verrà. Magari con l’aiuto della magistratura, che già ora concede le adozioni, e forse della Corte Costituzionale. Vedremo.

 

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Quel che bisogna obiettare, semmai, è che i termini della questione erano noti fin dall’inizio, e quindi l’intera vicenda non è stata gestita con la necessaria perizia. Il problema sono i numeri, ha detto Renzi. Ed è vero, solo che questo si sa fin dall’esordio di questa legislatura. I numeri sono avari per il Pd. Costretto ad estenuanti trattative al Senato per raggiungere, ad ogni singola votazione, l’agognata maggioranza. In casi simili, la tattica classica è quella di cercare alleanze senza farsi strangolare dagli alleati. E in questo gioco il premier si è dimostrato abile, ma con una debolezza di fondo: chi combatte una battaglia così complessa deve prima di tutto assicurarsi la lealtà delle proprie truppe. E lui questo non l’ha fatto. Col risultato di trovarsi a combattere su troppi fronti e di dare di sé e del suo governo un’immagine sempre pericolante.

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retropalco dell’assemblea nazionale del Pd (https://www.instagram.com/p/BCDTb95ke-f/)

Intendiamoci, la sinistra Pd ha le sue colpe: considera Renzi un corpo estraneo e la sua politica di governo un affronto ad ogni sacro principio. Gioisce delle sue sconfitte e si rammarica dei suoi successi. Proprio come se fosse, secondo il verbo renziano, “un partito nel partito”.
Ma il premier non ha fatto nulla per fermare questa deriva. Al contrario, l’ha incoraggiata: ha irriso e insultato i critici, non ha mai ascoltato i loro argomenti, ha preferito emarginare piuttosto che includere. E la conseguenza è che ora si trova a combattere alla testa di un esercito inaffidabile.

Tuttavia, nel caso della legge Cirinnà, la posta in gioco non è l’unità del Pd ma il diritto di tante coppie, anche eterosessuali e però non sposate secondo i sacri crismi, di avere un riconoscimento legale con tutto ciò che ne consegue, dalla pensione di reversibilità al diritto di assistere il partner in ospedale. Se questa è l’ottica con cui affrontare la questione, allora bisogna fare di tutto per portare a casa il risultato. E perciò bisogna fare i conti con la realtà.

Il M5S non sembra proprio un alleato su cui fare affidamento. Che sia lo scorpione dell’apologo o la Lucy che porta via il pallone a Charlie Brown, l’esito è lo stesso: prima giuravano di votare la legge, poi hanno scelta la libertà di coscienza, limitata in un secondo tempo alle sole adozioni, quindi hanno detto no al “canguro”, e adesso sono tornati ad assicurare il loro sì. Ci si può credere? Solo un ingenuo risponderebbe affermativamente.

Certo, il “canguro” è proprio brutto da vedere, con tante scuse agli innocenti marsupiali. Ma immaginate che cosa poteva succedere senza, pur con un numero ridotto di emendamenti da votare: la legge sarebbe stata modificata e, probabilmente, peggiorata; gli agguati sarebbero avvenuti al riparo dei voti segreti e tutti si sarebbero accusati a vicenda del tradimento. L’unico a perdere sarebbe stato Renzi e, con lui, il Pd. E i più contenti sarebbero stati i grillini.

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Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre e Miguel Gotor (https://esseresinistra.wordpress.com/)

Stando così le cose è ovvio che il premier sia corso ai ripari. La soluzione che ha proposto è l’unica praticabile se si vuole incassare il risultato. Fare un accordo con tutta la maggioranza di governo e approvare la legge con quei voti. Certo, questo comporta la rinuncia alla stepchild, ma se il governo presenterà in tempi brevi un progetto di riforma delle adozioni il danno di immagine potrebbe essere contenuto.

Il passo successivo, quello di porre la fiducia sull’emendamento di maggioranza, appare un po’ audace. Ma ha un corposo significato politico. Imbriglia la sinistra Pd (Speranza ha già ammesso: “Come potremmo non votarla?”) ed espelle i cinquestelle. Che faranno i grillini? Non voteranno la fiducia, ovviamente, ma poi diranno sì alla legge orfana delle adozioni, smentendo se stessi? Oppure diranno no, imbrancandosi con le destre e con il mondo cattolico più retrivo? Bel problema.

La fiducia, inoltre, blocca il tentativo di rimettere in gioco Forza Italia, come Alfano ha già proposto. Perché questo sì che aprirebbe un Vietnam nel Pd. Per Renzi sarebbe un disastro che così, invece, viene scongiurato. Però la mossa di Alfano rivela una parte delle grandi manovre interne al centro destra, orfano di Berlusconi e lacerato da una guerra per bande. Molti centristi di governo ritengono che sia giunto il momento di attrarre i moderati oggi prigionieri dell’estremismo salviniano e la Cirinnà senza adozioni poteva essere l’occasione giusta, visto che parecchi forzisti l’approverebbero. Renzi li ha stoppati, almeno per ora. Ci riproveranno, ma questa è un’altra storia.

Una risposta a “Cirinnà, il finale che era scritto all’inizio

  1. I Cinque stelle sostengono di non essere né di destra né di sinistra, e sono sinceramente convinti che le due categorie si equivalgano, che sia cioè solo un’etichetta partitica : PDL e PD-L.
    Non vogliono vedere invece che dietro a queste etichette c’è proprio un modo di essere nel mondo: sei progressista o conservatore?
    Loro hanno un elettorato composto da entrambi, Autonomia Operaia e Casa Pound, e se si mettono a fare qualcosa di concreto che non riguardi la protezione degli ulivi, rischiano sempre di scontentare una parte del loro elettorato.
    La quasi totalità dei commentatori al Blog di Grillo in previsione del voto alla Cirinnà inneggiava “morte ai froci”.
    Dire di no al canguro è stata una scusa di comodo per non impelagarsi in un voto che li avrebbe connotati come forza progressista e questo non se lo possono permettere.
    Di fatto non potranno mai votare qualcosa che cambi il volto del paese perché per stare da soli hanno bisogno di avere il 50% + 1 dei voti. Si condannano da soli a essere ininfluenti e quindi probabilmente a sparire.

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