Totti, Toni, Klose. Se il calcio non ha più bisogno di dei

totti

da un tweet di @smenichini #Totti c’è (e saluta) @OfficialASRoma

UMBERTO ZANE
Per anni bandiere indiscusse delle loro squadre, in pochi mesi sono diventati quasi un peso per compagni e tifosi: Di Natale, Toni, Klose… sino ad arrivare persino a lui…Francesco Totti

Chissà se Wagner oggi si sarebbe ispirato a loro per scrivere la sua celebre sinfonia, ovviamente rivisitata, dedicandola non più al crepuscolo degli dei del walhalla, ma a quella degli eroi di Eupalla.

A quei campioni che sembravano sino a pochi mesi fa imprescindibili, inossidabili, inattaccabili, inarrivabili. Che sono stati per anni idoli di frotte di tifosi, vere e proprie icone moderne delle loro rispettive città e che ora in caduta libera.

È come se in un solo colpo a Parigi avessero sfregiato la Monna Lisa; a New York raso al suolo la statua della Libertà; a Firenze messo in cantina il David di Michelangelo (o se preferite quello di Donatello).

Improvvisamente essi stessi si sono resi conto di non vivere più un sogno, ma, quasi all’improvviso, un incubo: quello di non essere più gli atleti simbolo delle loro squadre, ma giocatori “qualsiasi”, quasi a margine del “progetto”, se non addirittura un “peso”, per la società, per i compagni, per i loro allenatori.

totti spa

da un tweet di ‏@globalistIT ·

Quattro campioni quasi coetanei, che stanno vivendo, il momento forse più difficile delle loro gloriose carriere.
A cominciare proprio da lui, il “pupone”, l’ultimo “re di Roma” moderno, bandiera da più di vent’anni dei colori giallorossi, ormai una sorta di mito per i tifosi e per l’intera città.

Francesco Totti , dopo 750 partite e 300 gol, ha scoperto di non essere più così fondamentale per la sua Roma. Lo ha scoperto amaramente in questi ultimi mesi.
Complici peraltro anche un paio di infortuni, sono state poche le apparizioni in campo, che spesso sono sembrate più in “contentino”, e che, soprattutto, non hanno lasciato certo il segno.

Totti si è sentito tradito non solo da Garcia, ma soprattutto dal tecnico che a gennaio lo ha sostituito, il “cavallo di ritorno” Luciano Spalletti. Con lui “il capitano” aveva vissuto alcune delle stagioni più belle: sembrava l’uomo giusto per rilanciarlo.
Invece ancora tanta panchina, il sentir dire dal mister che lui “non allena la storia” e che “Totti è un giocatore come tutti gli altri” e un ruolo di “capitano non giocatore” sempre più difficile da digerire. Da qui lo sfogo in tv di sabato scorso nel canale televisivo pubblico, e la conseguente cacciata dal ritiro prepartita.

Una vicenda destinata comunque a ricomporsi nel breve periodo, ma che lascia aperta la questione. Totti, anche se in vista ormai dei quarant’anni (che compirà il 27 settembre prossimo) si sente più che mai un “giocatore”. Vuole dimostrare che ancora “c’è”: per primo forse a lui stesso, ma anche agli addetti ai lavori, e agli stessi tifosi, che, nella vicenda dello screzio con Spalletti, non si sono tutti schierati, come forse credeva e sperava, con lui.
La società ha più volte annunciato di lasciargli carta bianca: lo preferirebbe di gran lunga dirigente, una sorta di “ambasciatore nel mondo” della Roma, ma sa di non avere la forza di potergli negare un altro anno di contratto.

totti 2

da un tweet del ‏@Laziofanclub Lui lo aveva previsto…

Quella forza che ha invece avuto pochi anni fa la Juventus, con il suo giocatore simbolo, Alessandro Del Piero: lo ha ringraziato, e di fatto congedato, già ben prima che finisse l’ultima stagione. A Torino questo è stato possibile, a Roma no…o almeno sembrava così sino a pochi giorni fa.

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Bei tempi. @ClassicCalcio 10 dic 2015 Alessandro Del Piero & Andrea Pirlo, Juventus

Chi invece avrebbe voluto ritirarsi già da un paio d’anni ed invece è stato convinto quasi a forza dalla sua società a rimanere è Antonio Di Natale.
E si può ben capire il perché: con la maglia dell’Udinese, in 12 stagioni e 442 partite, ha messo a segno ben 226 reti, qualcosa come più di un gol ogni due incontri.

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Antonio Di Natale

Adorato dalla città, stimatissimo dal patron Pozzo, Antonio dopo ben nove stagioni consecutive in doppia cifra in fatto di reti, quest’anno sembra davvero essersi improvvisamente fermato: 19 partite giocate, un solo centro, e pure su rigore.

E la sensazione di non essere ormai pure lui, a 39 anni, al centro del progetto del nuovo mister Colantuono. Antonio voleva smettere già a metà stagione, a Natale: questa volta la società non ha fatto pressioni, si è limitata a lasciarlo libero di decidere. Lui alla fine ha deciso di concludere il campionato, accontentandosi di giocare spezzoni di partita.
Nell’ultimo incontro, a Genova, l’allenatore lo ha fatto entrare alla fine, con la speranza di raddrizzare il risultato. Quando l’arbitro ha fischiato un calcio di rigore, ovvio farlo tirare a lui, al bomber. Come tante altre volte Antonio non si è sottratto alle sue responsabilità…stavolta però, forse le gambe gli hanno un po’ tremato pensando che poteva essere una delle ultime occasioni di essere davvero utile alla sua Udinese, o forse semplicemente il portiere avversario è stato più bravo di lui…tiro parato, Udinese sconfitta, lui con le mani nei capelli.

Chissà, forse una spinta, per cercare di ritornare, in questi ultimi mesi, di nuovo lui…il “bomber”.
Non troppo lontano da Udine, a Verona, un’intera città, e una società, contavano (e contano) ancora molto nella presenza in campo, e nei gol, di Luca Toni, per riuscire ad ottenere una salvezza ad oggi davvero problematica.
Toni in riva all’Adige ci è arrivato da poco, solo tre stagioni, segnando però reti a raffica, nonostante la non più verde età (anche per lui quest’anno saranno 39 primavere): 20 reti in campionato il primo anno, addirittura 22 il secondo, capocannoniere del torneo.

Quest’anno, complice anche un fastidioso infortunio occorsogli in estate, Luca è rientrato in squadra quando ormai la situazione di classifica sembrava decisamente compromessa. Il suo ritorno e l’arrivo di Del Neri hanno ridato comunque piano piano fiducia all’ambiente.

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Un tweet di Donatella ‏@Rettore_ =\ PAZZA X PAZZINI E TONI :=) BELLO GIGI , TE QUIERO

Toni, in effetti, è però ancora alla ricerca della forma migliore: lotta comunque in campo come un leone, rendendosi utile alla squadra.
Nell’ultima partita, il derby contro il Chievo, è capitato anche a lui di dover tirare un rigore decisivo. Forse anche il suo piede ha un po’ tremato, forse il portiere è stato più bravo..sta di fatto che il suo tiro è stato respinto dal portiere. A differenza del suo amico e coetaneo Di Natale, Toni ha avuto però la fortuna che la palla sia rimasta davanti alla porta. È riuscito così ad arrivare per primo sulla respinta e a ribadire in rete…il Verona può continuare a sperare.

Per Luca, campione del mondo 2006 con l’Italia, e che ha già annunciato il suo probabile ritiro a maggio, la salvezza della sua squadra sarebbe davvero l’ultima impresa, forse la più grande.
Anche un altro campione del mondo, addirittura in carica, sembra avere, a Roma sponda Lazio, le polveri decisamente, e forse definitivamente, bagnate.

Miro Klose era arrivato in Italia nel 2011 tra lo scetticismo della critica. Nonostante fosse già il recordman dei gol messi a segno nelle fasi finali dei Mondiali, col Bayern nel quadriennio precedente, aveva segnato poco.

Invece, in maglia biancoceleste, Klose ha vissuto una seconda giovinezza: si è subito inserito nel calcio italiano diventando un punto fermo e imprescindibile per la sua squadra, riuscendo anche a segnare, in 160 partite, ben 55 gol.

Anche quest’anno il mister Pioli contava molto sul suo apporto, non solo in termini di esperienza, nello spogliatoio, ma anche in campo. Miro, in effetti, viene ancora impiegato molto. Corre, lotta e si sacrifica come sempre, ma, alla soglia dei 38 anni (che compirà in giugno) sembra aver davvero perso la dote che lo ha fatto diventare un campione celebrato: dopo quindici partite di campionato è ancora desolatamente a secco di gol.

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Addio a una leggenda, in un tweet di Betadvisor, un sito di consigli per gli scommettitori

Unica bandiera degli anni Settanta (intesi come decennio di nascita) che continua a garrire al vento senza tentennamenti, a Torino (sponda Juventus), sarà forse per anche per il ruolo ricoperto (i portieri, si sa migliorano invecchiando, come il buon vino) è quella di Gianluigi Buffon.
Anche quest’anno, nel momento più difficile della stagione, dopo la sconfitta a Sassuolo, è stato lui a prendere per mano la squadra, a fare autocritica pesante e a suonare la carica.

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A ben guardare la reattività non è più quella dei tempi migliori, ma questa carenza viene ampiamente supplita dall’esperienza, dal senso innato della posizione, dall’istinto.
Nonostante i problemi alla schiena, Gigi (classe 1978) ha già annunciato che vuole continuare a giocare ad alti livelli almeno sino al prossimo mondiale del 2018.
Non si dice in fondo che la vita incomincia a quarant’anni? Quindi, prima che arrivino, meglio divertirsi ancora giocando.

umberto zane

Umberto Zane

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