Iran, verso la vittoria dei riformisti

SIAVUSH RANDJBAR-DAEMI
I primi dati parziali delle elezioni parlamentari iraniane di venerdì indicano una chiara vittoria dello schieramento riformista-moderato che sostiene il presidente Hassan Rouhani. Un voto dunque che dovrebbe portare a una composizione del nuovo parlamento in sintonia con l’agenda di Rouhani, con l’evidente messa ai margini dei “falchi” legati al predecessore di Rouhani, Mahmoud Ahmadinejad.

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Hassan Rouhani al seggio elettorale

Con la regolarità degli scorsi decenni l’Iran ha vissuto ieri la decima elezione per il Parlamento della Repubblica islamica e la quinta per l’Assemblea degli Esperti. Nel primo accorpamento elettorale di questo tipo dalla Rivoluzione del 1979 a questa parte, 54.8 milioni di aventi diritto hanno scelto simultaneamente 290 deputati per la nuova legislatura e 88 prelati sciiti che sono chiamati a vegliare, per otto anni, sull’operato dalla Guida Suprema e, qualora il mandato di quella in carica venisse a termine, di riunirsi in un “conclave” da cui scaturirà la prossima più alta autorità del sistema politico di Teheran.

Le elezioni parlamentari e per l’Assemblea presentano notevoli differenze con quelle presidenziali, salite agli onori della cronaca internazionale negli ultimi anni. Gli elettori si trovano di fronte due lunghe schede ove possono scrivere, nella circoscrizione di Teheran, i nomi di sino a trenta candidati-deputati e sedici membri dell’Assemblea.

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Mahmoud Ahmadinejad riceve a Teheran l’attore comico francese antisemita Dieudonné

Nonostante l’esistenza di liste elettorali che fanno riferimento ai principali schieramenti, quello moderato-riformista ora ancorato a Hassan Rohani, e quello conservatore, che raccoglie gli avversari del presidente, diversi candidati di punta sono presenti su più liste. Secondo le prime stime, rese note dall’agenzia di stampa Fars, l’affluenza potrebbe superare il settanta per cento, attestandosi così nei paraggi di quella record del 71 pe cento registrata nel 1996. Questo dato giocherebbe a favore dei riformisti, che si sono presentati con una lista unica contenente figure di spicco per la prima volta in oltre un decennio.

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Mahmoud Ahmadinejad in campagna elettorale

Il lungo percorso d’avvicinamento alle corsa elettorali è stata contraddistinta, come al solito, dalle decisioni del Consiglio dei Guardiani, l’organismo di vigilanza che ha il compito di vagliare tutte le candidature e il diritto di escludere quelle che ritiene non idonee, spesso con una spiegazione vaga che verte sulla “mancanza di fedeltà al sistema islamico”.

Questa giustificazione è stata sufficiente per escludere dalla lista finale figure eccellenti come Mostafa Moin, ex ministro della Scienza nel periodo Khatami e candidato – alla fine approvato dai Guardiani – nelle presidenziali del 2005, che sancirono l’ascesa al potere di Mahmoud Ahmadinejad. Ma il caso che più ha suscitato scalpore è stato quello di Hassan Khomeini, nipote quarantatreenne tecnofilo dell’Ayatollah fondatore della Repubblica islamica. In seguito a un controversia sulla sua mancata partecipazione all’esame scritto che tutti gli aspiranti per l’Assemblea devono effettuare, Hassan è stato estromesso dalla contesa, nonostante le perorazioni di figure di primo piano come l’ex presidente Hashemi Rafsanjani. Quest’ultimo è riuscito a superare le maglie del Consiglio, e potrebbe diventare il candidato più votato per il “conclave” di Teheran, divenendone così il presidente.

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Ali Larijani, presidente del parlamento uscente

Nonostante l’esclusione in massa operata dal Consiglio dei Guardiani, i riformisti hanno unite le proprie forze ai moderati da sempre vicini a Rafsanjani e Rohani e a conservatori che sono andati oltre i confini della propria area ideologica per attestarsi su una linea di sostegno al presidente attuale, come Ali Mottahari e il Presidente del Parlamento uscente Ali Larijani. Forte dell’inclusione di Mohammad Reza Aref, ex ministro delle telecomunicazioni e vicepresidente sotto Khatami, la Lista Omid o “Speranza” che raccoglie l’area moderata ha presentato uno schieramento di trenta candidati capeggiato da Mohammad Reza Aref, popolare ex ministro di Khatami che potrebbe ambire, in caso di affermazione della Omid, alla presidenza del Parlamento, un ambito rimasto al di fuori della portata dei riformisti da ben tre legislature.

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Il voto della Guida suprema Ali Khamenei

La fine del predominio conservatore sul ramo legislativo, che dura dal 2004, potrebbe quindi rafforzare in maniera decisiva il mandato di Rohani e assicurarli un percorso più agevole verso un secondo mandato, che dovrebbe emergere dalle presidenziali dell’anno prossimo.

Siavush Randjbar Daemi

Dr. Siavush Randjibar-Daemi, Lecturer in Iranian History in the Division of History, The University of Manchester

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