Immigrati si raccontano nella scuola di Paese (Tv), ed è protesta. A chi giova?

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Dal Gazzettino: “Famiglie in rivolta contro le lezioni sui profughi alle medie Casteller. La preside Paola Rizzo ha avvisato le famiglie dell’avvio di una serie di incontri sull’immigrazione, con annessa testimonianza diretta di due richiedenti asilo, solo attraverso una circolare arrivata all’inizio della settimana. A molti genitori la cosa non è affatto piaciuta. E ora sono pronti a tenere a casa i propri figli. A partire da oggi, giorno della prima lezione. L’iniziativa non è andata giù nemmeno al Comune, ormai ai ferri corti con la preside. Mercoledì l’assessore Katia Uberti, subissata dalle proteste delle famiglie, le ha espresso tutta la sua contrarietà sulla mancata condivisione con i genitori. Ma Rizzo è andata dritta. «Qui siamo stati pesantemente toccati da alcuni episodi riguardanti profughi. Non si può far finta di nulla – spiega l’assessore – i titoli degli incontri sembrano quelli del progetto della Caritas per ospitare profughi nelle case…».

MARIA LETIZIA CHIAVELLATI CELOTTI
Caro direttore, Rete è una rete interistituzionale che opera nella didattica ed è presente nella scuola di Paese, coinvolgendo insegnanti e studenti nell’approfondire contenuti e modalità della pace possibile. L’Istituto comprensivo di Paese tiene insieme circa 1200 studenti dai tre ai quindici anni e opera da molti anni nell’ambito dell’educazione alla pace.

Leggo nell’articolo del 4 marzo pubblicato dal Gazzettino di Treviso “Lezione con i profughi. Figli a casa”. Nel testo sono espresse certe opinioni sostenute dal sindaco riguardo al fatto che argomenti delicati debbano essere condivisi con i genitori. L’oggetto della contesa sono alcuni incontri promossi dall’Istituto in collaborazione con la Caritas diocesana nei quali sono state invitate alcune persone in situazione di disagio sociale, dette genericamente “profughi” a prescindere dalla qualità dello loro esatto stato di presenza in Italia, e ciò basta a scatenare la protesta.

A chi giova lo scontro? E chi lo promuove?

Certamente non la scuola che ha tutte le carte in regola per “fare scuola”, e neppure la Caritas, che ha tutte le carte in regola per fare il suo mestiere. Lo scontro nasce dove si cerca di far passare una situazione equivoca per una cosa seria. In altre parole chi teme che ai giovani sia insegnata la pace invece che la guerra. Ora, poiché a me capita di incontrare genitori che desiderano che ai propri figli sia insegnata solo la gioia, la felicità, il consumismo e la prepotenza,… vorrei rivolgermi a genitori e sindaco: “Non temete la scuola, e non abbiate paura della pace possibile, perché così facendo attizzate la guerra. Minacciare di tenere a casa i figli è un abuso bello e buono, e se in ciò vi sentite sostenuti dall’Amministrazione pubblica, dovreste capire che qualcosa non va, ma non è né la scuola, né la Caritas, né i “profughi”.

Auspico perciò che gli incontri previsti siano al più presto ripristinati e mi rendo disponibile per ogni incontro che i genitori vogliano cortesemente chiedere alla Preside sull’argomento. A lei va in questa momento tutta la mia solidarietà.

 

Letizia

Maria Letizia Chiavellati Celotti

Componente del Comitato scientifico della rete META. È presidente dell’Associazione “A light for hope – luce di speranza” onlus di Treviso – ITALIA. Docente in ruolo, ha insegnato nei Circoli didattici di Villorba, Vedelago e Ponzano Veneto. Dal 1990 al 2007 nel IV Circolo di Treviso. Dopo aver guidato dal 1997 al 2005 insieme al prof. Giuseppe Martini il gruppo di formazione “lettura e scrittura multiculturali”, presso la Scuola Media C. Casteller di Paese, ha continuato nella formazione dei docenti interessati ai temi dell’identità culturale e delle memoria in situazione di apprendimento.

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