E ora è Merkel ad aver bisogno della Grecia

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Profughi morti nel Mediterraneo (dall’account twitter di Alexis Tsipras @tsipras_eu)

GIUSEPPE ZACCARIA
“Non ci lasceremo trasformare in uno sterminato campo di concentramento”, “Non sopporteremo che la povertà ci porti via la solidarietà”, “Non siamo la tomba delle coscienze”: negli ultimi giorni il coro di lamentazioni che si è levato dalla Grecia ha assunto il ritmo dei cori dell’antica tragedia, quasi a rammentare come il respiro della storia umana segua da sempre logiche proprie e nessun essere pensante possa cercare di imbrigliarla in conti e previsioni, o dietro barriere di filo spinato.

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I profughi in fuga dalla Siria nei paesi confinanti e nei paesi europei (dall’account twitter di Alexis Tsipras @tsipras_eu)

Infatti, adesso la storia si vendica: a pochi mesi dal braccio di ferro che vide Unione europea e soprattutto Germania prevalere su Atene imponendole un “piano di rientro” assassino, un Consiglio dei ministri europei riunito in emergenza lunedì prossimo dovrà affrontare il problema a parti rovesciate. Occorre prendere finalmente una decisione sul come gestire il fenomeno migratorio, e per farlo questa volta bisognerà partire da sostanziosi aiuti alla Grecia a meno di non voler consumare l’omicidio perfetto, quello di Atene, sì, ma anche dell’Europa. E per quanto paradossale possa apparire, oggi in questa disperata battaglia il miglior alleato su cui Alexis Tsipras possa contare è Angela Merkel.

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opera dell’artista siriano Nizar Ali Badr

In Grecia fra pochi giorni i profughi ammassati sotto le tende, infilati a dormire nei pullman, parcheggiati nei traghetti, distesi sui campi di calcio saranno più di settemila. Ogni giorno che passa ne arrivano altri 5mila dalle coste turche dell’Egeo, e 4-500 tornano verso Atene dopo essere stati respinti alla frontiera macedone. La polizia di Skopje adesso picchia, anche perché il montare della rabbia nelle masse di migranti fa paura. Ankara deve decidersi a bloccare i flussi oppure a rinunciare ai miliardi europei. E improvvisamente, la chiave di tutto questo sta nella piccola e vituperata Grecia che questa volta davvero, va salvata a tutti i costi.

Da mesi l’Ellade ha continuato a accogliere chiunque ne avesse bisogno e adesso si trova ad ospitare un milione e 800 mila irregolari su poco più di unidici milioni di abitanti, un’enormità. Bruxelles ha deciso che il Paese diventi prima frontiera d’Europa e debba accogliere gli “hot spot”, ovvero i centri di identificazione di chi arriva, ma nello stesso tempo i Paesi confinanti se ne sono fregati della solidarietà europea e hanno sostanzialmente sbarrato le frontiere.

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Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo,  con Alexis Tsipras ad Atene

La Macedonia consente al massimo cinquecento ingressi al giorno, e neanche tutti i giorni, Serbia, Croazia e Slovenia hanno fatto lo stesso coinvolte nell’effetto domino innescato dall’Austria. Insomma, mentre gli altri parlavano la Grecia si è trasformata in una discarica di umanità a cielo aperto. E dal quel cielo piove.

Non basta: già strangolata dal piano finanziario europeo, adesso Atene si prepara a vivere una delle stagioni turistiche più disgraziate della sua storia recente, nonostante quegli introiti siano vitali per la sua economia. Tanto per fare un esempio, a Castelorizo che è un delle isole più amate dai visitatori stranieri, adesso ci sono duecento residenti ed oltre mille rifugiati e lo stesso accade in moltissime altre isole, a partire da Lesbo.

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Pensare che la Guardia Costiera possa fermare i flussi su una costa tanto frastagliata è pura follia, come è assurdo credere che potrà farlo la squadra navale della Nato, che al massimo riuscirà a fare quel che è toccato alla Marina italiana con l’operazione “Mare Nostrum”, ovvero trasformarsi in un’agenzia di trasporto per migranti. E ancora: la Turchia ha accettato almeno in teoria di riprendersi i profughi partiti dal suo territorio, ma quanto ci si può fidare di Erdogan e delle bande islamiche che continuano a fare proseliti fra i più disperati? Ankara sta già facendo una sorda opposizione alla flotta Nato cui nega l’accesso alle proprie acque territoriali.

Per la somma di queste ragioni adesso il cuore europeo, se esiste, deve battere con quello di Atene e lunedì prossimo i ministri del Patto dovranno decidersi ad allargare i cordoni della borsa come non era stato fatto a scorsa estate. E “frau” Merkel, proprio colei che più duramente aveva bacchettato gli sciuponi ellenici riducendoli nuovamente alla fame, adesso deve combattere fianco a fianco con Tsipas perché anche nel resto dell’Unione passi a sua visione di un’Europa solidale che si spartisca i carichi dell’ immigrazione. Che ce la faccia è tutto da dimostrare, ma oggi per quanto paradossale possa apparire deve chiedere una mano proprio a coloro che pochi mesi fa la Germania aveva schiaffeggiato.

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Giuseppe Zaccaria

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