Banche venete, no al tiramolla con il localismo

Tiramolla_11FRANCESCO MOROSINI
Dopo Veneto Banca anche l’assemblea dei soci della Popolare Vicenza ha accettato, pur tra molti mal di pancia, la trasformazione in Spa. Forse così i soci della Popolare di Vicenza, come prima di loro i “cugini” dell’azienda di credito di Montebelluna, mostrano di credere al piano industriale di ripartenza?

Certo, ci sperano; ma, soprattutto, nel votare per il passaggio a Spa, si sono piegati alla realtà; cioè all’assenza di alternative praticabili. Perché solo con la quotazione in Borsa e l’aumento di capitale è possibile raggiungere i requisiti patrimoniali richiesti dalla BCE al fine di garantire la solidità di una banca. Insomma, a Montebelluna e a Vicenza si è deciso di voltare pagina. Purtroppo, però, il passato pesa; e, se è bene che gli azionisti pretendano che i responsabili ne siano chiamati a rispondere, la via per il ritorno della redditività è in salita. Insomma, per Veneto Banca e Popolare di Vicenza il passaggio a Spa era strada obbligata ma difficile. Problemi patrimoniali (serve denaro fresco); perdite di depositi (obbligando le popolari a ricorrere a fonti più gravose o alla BCE); costi operativi: tutto ciò è lì a dimostrarlo.

Tiramolladue2

La soluzione di continuità, e la difficoltà ad adeguarvisi, è che sia per Montebelluna che per Vicenza finisce l’era in cui esse “facevano” il mercato delle loro azioni, potendone determinare al contempo sia il prezzo d’emissione che di riacquisto. Cosa che andava bene a tutti, finché il tempo economico volgeva al bello. Ma che poi, all’emergere delle difficoltà, ha mostrato i suoi limiti. Perché, come scrive sul Sole/24ore il prof. Marco Onado ricordando un duro intervento della BCE, si trattava di un mercato iper manipolabile e, dunque, favorevole ad operazioni scorrette ed illecite per imporne l’acquisto.

Cosa del resto nota da tempo ed alla quale, invano, si era cercato di porre rimedio almeno dal 1998, ossia al tempo della stesura della nuova normativa sulla finanza da parte della Commissione Draghi. Tuttavia, allora il consenso socio-politico per il modello “popolari” era granitico ed inscalfibile. Oggi, viceversa, l’atmosfera, nonostante molte resistenze (anche di nostalgia ideale) è in toto diversa. E la crisi di queste banche ha reso la via della Spa un semplice atto di realpolitik.

Tiramollauno1

Questo pure per un’altra ottima ragione: che il modello azionario delle popolari mostra tutti i suoi limiti quando una banca (e ciò vale sia per Montebelluna che per Vicenza) ha urgente bisogno di capitali freschi. Difatti, per trovarli bisogna andare sul mercato alla ricerca di investitori; e questi, se ci mettono capitali, badano meno alla rete di buone relazioni col management (vantaggi creditizi) tipica del buon tempo antico; piuttosto, essi vogliono contare (pure decidere il management) per il peso delle azioni che hanno in portafoglio; cosa viceversa negata dal tradizionale sistema di voto (capitario) delle popolari.

Difatti, proprio per facilitare il reperimento di capitali sul mercato il Legislatore ha modificato la vecchia disciplina delle popolari contenuta nel Testo unico bancario onde giungere alla trasformazione delle maggiori di esse (otto miliardi di euro di attivo) in Spa. È una novità di rilievo e destinata a modificare radicalmente gli assetti di potere interne alla banca ed il suo rapporto con gli equilibri politici espressi dal territorio. La ragione di tutto ciò è semplice: perché così la banca va sul mercato ed è scalabile.

È la fine della “banca del territorio”? Da un punto di vista strettamente economico la dizione significa poco. In fondo, se una zona è attraente per il business delle banche, queste dovrebbero arrivare pure da Marte. Questo per la teoria pura del mercato. Ma è anche vero che un’economia è anche potere e relazione; e questo spiega le ricerche di alleanze (di qui il ruolo della Fondazione Cariverona) per tenere la testa delle due ex-popolari in Veneto. La politica, compresa quella creditizia, ha le sue ragioni. Attenzione, però: si eviti la coazione a ripetere un modello di “capitalismo di relazione” (o localismo bancario) che ha lasciato tante ferite in Veneto.

momorosini

Francesco Morosini

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...