Angela punita per la sua generosità

 

BÄRBEL SCHMIDT
A caldo, a urne appena aperte, e nei commenti del giorno dopo, il voto in tre importanti Länder tedeschi è stato “letto” come un test per Angela Merkel e la sua generosa politica di accoglienza dei richiedenti asilo, 1.1 milioni nel 2015. Il tema è stato al centro della campagna elettorale, e ha evidentemente contato nel successo della Alternative für Deutschland (AFD) nei tre Länder (tra il 12 e il 24 per cento), un chiaro segno dell’estensione della rivolta contro quella politica.

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Vittoria elettorale fulimante, dall’account twitter di @FraukePetry

Ma altrettanto importante è che i massimi dirigenti della coalizione di governo, già ieri sera, hanno escluso che la cancelliera cambi percorso. “Abbiamo una linea chiara sulla politica dei rifugiati e la manteniamo”, ha avvertito Sigmar Gabriel, il vice-cancelliere e leader dei socialdemocratici (SPD), partner nel governo di coalizione guidato da Merkel.

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Angela Merkel in uno dei suoi periodici incontri con i cittadini

Il segretario generale della CDU, Peter Tauber ha riconosciuto il “momento difficile”, ma ha detto che “non si aspetta” un mutamento di linea da parte della Kanzlerin. Unica voce dissonante, nella maggioranza, ma non stupisce, quella della CSU, l’alleato bavarese della CDU, contraria alla politica sull’immigrazione del governo. “Causa dei risultati, i peggiori della CDU, è la politica che permette un afflusso illimitato e incontrollato di rifugiati”, ha detto Hans Michelbac, vice capogruppo della CSU al Bundestag. “L’unica logica conseguenza di questi risultati, ha aggiunto, sarebbe quella di correggere la rotta nella politica dei rifugiati”.
L’AFD ha condotto la sua campagna elettorale con slogan come “sicurezza delle frontiere” o “Stop asilo caos”. “Abbiamo problemi fondamentali in Germania che hanno portato a questo risultato”, ha detto Frauke Petry, la leader della AFD, che gli stereotipi classici dei media presentano come la frau anti-Angela.

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Angela Merkel con François Hollande

Altro dato negativo per Merkel, la SPD, che raccoglie il 36,2 per cento dei voti, superando la CDU (31,8), naturalmente una ben magra consolazione per il partito di Gabriel, di fronte alla prospettiva che una forza di estrema destra, sulla base dei risultati di domenica, sembra avere la concreta possibilità di diventare nel 2017 il terzo o perfino il secondo gruppo parlamentare federale.

Un simile scenario sembrava assurdo fino a domenica 13 marzo. Oggi non lo è più. Oltre tredici milioni di tedeschi sono andati alle urne per eleggere i propri rappresentanti in tre stati-regioni: Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. Nei primi due, il partito populista e xenofobo, Alternative für Deutschland (AFD), è arrivato terzo con, rispettivamente, il 15,1 e il 12,6 per cento dei voti. E nella Sassonia-Anhalt si piazza secondo con il 24,3 per cento, appena dietro la CDU, che ha raggiunto il trenta per cento. Questi successi colpiscono ancor di più se si tiene conto della partecipazione, ovunque di circa dieci punti in più di quanto non fosse in precedenza.

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Dr. Frauke Petry

Gli astensionisti tornano dunque a votare per dare sostegno all’AFD. Ma Alternative für Deutschland fa breccia anche negli altri bacini elettorali, a eccezione di quello dei Verdi. Inoltre, ha successo in tre Länder che hanno una composizione sociale e un’economia molto diversa l’uno dall’altro. Il Baden-Württemberg, roccaforte CDU per oltre cinquant’anni, poi nel 2011 conquistata da una coalizione Verdi-SPD, è la culla dell’industria automobilistica, dove non si lamenta un alto tasso disoccupazione ma c’è  una stagnazione occupazionale. Roccaforte socialdemocratica, la Renania-Palatinato, il Land della ex cancelliere Helmut Kohl, ha tradizione agricola, è un Land relativamente benestante.La leader locale della CDU, Julia Klöckner, spesso indicata come la potenziale erede di Merkel, ha perso la sfida con la socialdemocratica Malu Dreyer. La Sassonia-Anhalt, a est, è uno dei Länder più poveri, e denuncia una fuga di giovani verso le aree più ricche della Germania, a ovest.

Sui media on-line, i commenti sono chiari: la CDU è la sconfitta, l’AFD il netto vincitore. Merkel si trova in una posizione scomoda, dopo anni di dominio nella vita politica tedesca. “È una domenica nera per la cancelliera Angela Merkel. Ha a lungo sperato che, nonostante l’opposizione alla sua politica in materia di rifugiati avrebbe potuto vincere” in due dei tre Länder, sottolinea il sito di Der Spiegel. “Non è andata così. Merkel dovrà convivere con l’accusa di aver permesso al AFD di stabilirsi in modo permanente”.
Anche per la SPD non è stata una bella domenica. Se vince in Renania-Palatinato e, come si è rilevato, complessivamente prende qualche voto in più rispetto alla CDU, va sotto il quindici per cento negli altri due Länder, superato dai populisti. Il diffuso tabloid di destra Bild scrive che i due partiti che dominano la vita politica tedesca dal 1945 “devono leccarsi le ferite” dopo questo “test importante sulla politica in materia di rifugiati.”

La débâcle elettorale avrà riverberi sul fronte europeo, complicando la posizione di Merkel a pochi giorni dal vertice del 17-18 marzo, convocato per cercare di mettere a punto il difficile accordo di ricollocamento e reinsediamento dei profughi con la Turchia abbozzato dalla stessa Merkel con il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu l’8 marzo scorso, un’intesa che ha suscitato riserve e lamentele anche nel fronte più vicino alle posizioni tedesche.

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BÄRBEL SCHMIDT

“Basta parlare a vanvera di Germania”. Intervista con Angelo Bolaffi di Luna Moltedo

Angela sulla copertina di Time, persona dell’anno di L. M.

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