Trastevere, a chi fa gola la stazione abbandonata

StazTrastevere

L’originaria stazione ferroviaria Roma Trastevere, realizzata nel 1894 sull’allora denominato Viale del Re, oggi Viale Trastevere, in piazza Ippolito Nievo. (http://www.diarioromano.it/)

GIORGIO FRASCA POLARA
Una colata di cemento al posto della vecchia stazione liberty? Può accadere anche questo, a Roma, la capitale del malaffare speculativo (esattamente come a Palermo quando, nel 1956, all’avvio del sacco mafioso della città, fu rasa al suolo in una notte la splendida Villa Deliella, gioiello liberty del Basile).

Ma cominciamo dall’inizio. Tra le brutte storie trasteverine, dunque, di cui qui si riferì a febbraio, c’era quella del vergognoso abbandono in cui era lasciato da dieci anni l’edificio che fu, dall’Ottocento e sino agli Anni Cinquanta del secolo passato, la seconda stazione ferroviaria romana, quella di Trastevere. Era, anzi è, un esempio molto interessante di architettura liberty, l’immobile principale con grandi ingressi ad arco, quattro piani di notevole armonia, prezioso arredo di alberi ad alto fusto, e, nel retro, una ventina di magazzini e officine in disuso.

Ma prima scomparve la magnifica locomotiva a vapore che faceva bella mostra di sé di fronte al Viale, poi – ma solo dopo i saccheggi di tutto il saccheggiabile – porte e finestre vennero murate (una visione assolutamente sgradevole); infine le Ferrovie misero in vendita gli immobili e l’area a verde alle spalle. Le associazioni ambientaliste, il giornale di quartiere Pontediferro, tanti cittadini avevano chiesto di salvare la stazione d’antan e c’era un solo modo per farlo: trattare con le Ferrovie per una generosa cessione alla città della stazione e dell’area per trasformarle in un centro di aggregazione sociale e in verde attrezzato per anziani e bambini.

E invece che è successo? Lo rivela la cronaca romana della Repubblica svelando i particolari di un piano tanto sfacciato quanto, al momento, irrealizzabile. Perché (quel che non sa il pur informato giornalista che denuncia il “rischio colata di cemento”) sull’ex stazione c’è non solo l’ipoteca del piano regolatore ma anche un vincolo ferreo dello Stato e nessuno si azzarda – o si azzardi – a toglierlo: tant’è che quando più d’una grande catena di distribuzione aveva provato a trasformare tutto in un supermercato con annessa grande area di parcheggio, era stato respinto con perdite.

Come mai, allora, si scopre solo oggi che già dieci anni fa, appena Ferrovie Real Estate (la società immobiliare della holding Fs), tutti i fabbricati sono stati acquistati per 44 milioni dall’immobiliarista Giuseppe Statuto, proprietario di grande alberghi a Venezia (il Danieli) e a Milano (il Four Season). Chi è intanto costui? È lo stesso speculatore che era stato coinvolto, giusto all’epoca dell’acquisto della stazione, nell’inchiesta sui “furbetti del quartierino” per i suoi rapporti d’affari con i finanzieri d’assalto Ricucci e Coppola e poi condannato per la scalata (fallita) alla Banca nazionale del lavoro.

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La “nuova” stazione di Trastevere in un’antica stampa

Ora questo Statuto vorrebbe tirare i remi in barca e mettere a reddito l’acquisto. In realtà ho scoperto che suoi incaricati ci avevano già provato, qualche anno fa, ma senza successo: spiacenti, era stata la secca risposta dell’assessorato all’Urbanistica, ma, vincolo di Stato a parte, non lo consentono il piano regolatore e il piano casa. Ma lui, imperturbabile, ora ci riprova seguendo la nuova procedura che indica nel Municipio XII la primissima fase di esame del progetto di cementificazione, e cerca di solleticare un presunto “interesse pubblico” assicurando che “il Municipio potrà avere cinque milioni di euro di oneri accessori”. È esagerato evocare la cementificazione? Sentite: un grande albergo con annesso giardino di seimila mq., due piscine e due autorimesse interrate per altri undicimila mq. Basta? Macché: poi, al posto dei capannoni e delle officine, dovrebbe nascere un nuovo complesso residenziale composto da quattro palazzine, tre di sei piani e una di quattro per più di cinquantamila mq.

Il bello, anzi il grave, è che proprio la minisindaca del Municipio XII, Cristina Maltese (Pd…), interpellata da Repubblica, minimizza: “Quando ci hanno presentato il piano ho subito pensato che l’impatto dei metri cubi fosse troppo per la zona che è molto centrale. Ma credo c he il dipartimento all’Urbanistica abbia già indicato al costruttore delle cose da rivedere”. Insomma, un’aggiustatina al progetto e per Maltese sarebbe tutto ok, tanto più che con i cinque milioni di oneri “pensavamo di restaurare i fabbricati sulle sponde del Tevere all’altezza di Porta Portese e realizzare il restyling di tutta la via occupata dai venditori di biciclette”. “Ma il cemento va ridotto”, sdrammatizza la minisindaca con desolante inconsapevolezza. D’altra parte che cosa dicono dal quartier generale di Statuto, a Milano: “Stessa cubatura, solo una riorganizzazione degli spazi”. Solo. Caso congelato, al momento. Toccherà alla nuova giunta che s’insedierà in Campidoglio prendere il toro per le corna. Ammesso che il voto dei romani lo consenta.

FRASCA

Giorgio Frasca Polara

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