Brasile, la brutta telenovela di Lula e Dilma

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Deputati dell’opposizione festeggiano l’istituzione della commissione speciale per l’impeachement di Lula

LIVIO ZANOTTI
All’incrocio tra due opposte rivendicazioni di diritto e prerogative, il potere esecutivo e quello giudiziario si scontrano frontalmente a cento all’ora sull’agorà brasiliana. Il fragore echeggia anche oltre i confini dello sterminato paese. Le sue vicende riverberano sull’economia e sulla politica dell’intero sub-continente. In atto da settimane e mesi, il braccio di ferro quasi senza tregua tra magistratura inquirente e governo nazionale è deflagrato in uno show-down i cui margini di manovra appaiono ristrettissimi. La vertenza istituzionale s’allarga a macchia d’olio. Dalle stanze di tribunali e ministeri il disordine tende a precipitare nelle strade. Avvengono tafferugli tra sostenitori del governo e manifestanti che ne chiedono le dimissioni. La tensione è forte.

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Lula replica alle accuse

 

La presidente della repubblica, Dilma Rousseff, è inseguita da una minaccia di impeachment, conseguente al noto scandalo scatenato dalla profonda crisi di Petrobras, l’ente petrolifero di stato un tempo ricchissimo. Ma di fronte alla resistenza attiva di Dilma, che protetta dall’investitura di capo dello stato non si stanca di denunciare abusi giudiziari, le procure hanno cominciato a fare i conti in tasca anche all’ex presidente Lula. Forzando la mano fino a metterlo con le spalle al muro con la minaccia di arresto per corruzione. Dilma ha reagito allora offrendo al compagno di partito ed ex presidente l’immunità che comporta l’ incarico di capo della Casa Civil nel suo gabinetto, grosso modo equivalente a quello di primo ministro. Considerati quadro politico e rischi incombenti, Lula ha accettato e subito assunto le nuove funzioni.

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Manifestazione a Brasilia contro il governo

Soltanto poche decine di minuti dopo, però, una sezione della Procura Federale ha sospeso Lula dall’investitura appena ricevuta. Si tratta di una sentenza cautelare e provvisoria, in accoglimento di un ricorso presentato da un avvocato in rappresentanza di un gruppo di cittadini, ovviamente mobilitati dall’opposizione politica. Il suo effetto è tuttavia immediato, assoluto e dirompente. Frutto di delazioni ottenute da altri accusati in cambio di sconti di pena. Ma anche di incauti dialoghi telefonici registrati dalla polizia e subito divulgati dal magistrato inquirente. Lula protesta ma per ultimo non può che prenderne atto, e la presidente manifestare il suo sconcertato dissenso. Comincia adesso un’incertissima battaglia giuridico-formale: tra eccezioni procedurali e iniziative legislative destinate a contrastarsi le une con le altre, si scontrano distinte prerogative, i cui rispettivi confini non appaiono inoltre sempre chiarissimi.

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Lula ai tempi della massima popolarità

Il sospetto reso esplicito nell’eccezionale provvedimento giudiziario è che con la nomina di Lula, la Presidente abbia compiuto un atto certamente di sua esclusiva competenza, ma teso in sostanza a sottrarre il nuovo membro del governo alla giustizia ordinaria. L’ intersecarsi di ragioni giudiziarie e ragioni politiche nello sviluppo della vicenda è evidente da ogni parte lo si voglia osservare. A confermarlo giunge una nuova iniziativa parlamentare di un deputato del partito socialista, che sconfessato da altri del suo stesso gruppo, sollecita un voto di incostituzionalità sulla nomina di Lula.

Divisioni appaiono anche in altri partiti a cominciare da quello del Movimento Democratico Brasiliano, la cui maggioranza ha comunque deciso di non partecipare al governo. Accade che in quasi tutti i partiti ci sono degli inquisiti.
La crisi brasiliana monta ma non ha ancora raggiunto il culmine. Di fronte al vigore, talvolta all’animosità dell’azione giudiziaria, la maggioranza di governo mostra tuttavia un progressivo sfilacciamento che il PT, il partito dei lavoratori che ne costituisce l’architrave centrale, non riesce a ricucire in modo durevole. Lula e Dilma, che ne furono tra i maggiori fondatori ormai quasi cinquant’anni addietro, definiscono una persecuzione la catena di provvedimenti della giustizia nei loro confronti e affermano di vedervi i segni di un occulto tentativo di colpo di stato. Di certo il logoramento istituzionale determinato dalla gravità del vasto conflitto in atto è evidente ed ovvio. Nondimeno, il paese non sembra viverlo in uno stato d’animo da ultima spiaggia e fino a questo momento non s’avvertono neppure lacerazioni irrimediabili del tessuto costituzionale.

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Livio Zanotti

http://www.ildiavolononmuoremai.it

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