Europa, i confini infranti della nostra vita

GIANPAOLO SCARANTE
Ci eravamo illusi che la guerra al terrorismo si svolgesse altrove da noi, sulle montagne afgane, nelle pianure mesopotamiche, nel deserto libico. Ci eravamo illusi che la guerra si facesse con la nostra asettica tecnologia, davanti a schermi a colori e da altezze intoccabili, lontani dal sangue e dall’orrore di corpi smembrati.

Invece oggi dobbiamo ricrederci. La guerra si fa nelle nostre città, nei luoghi tranquilli dove si svolge la nostra vita, dove lavoriamo, dove ci divertiamo, dove partiamo per un viaggio.

Le guerre orribili del XXI secolo non hanno più un teatro bellico, uno spazio fisico determinato che fa da confine e recinto all’orrore. La guerra di Corea si è combattuta nella penisola coreana, quella del Vietnam nel Vietnam. Le maledette guerre di questo primo scorcio del nuovo secolo, prive di recinti, si riversano in tutti luoghi dove vive la gente e si alimentano nelle degradate periferie di quella che era l’intoccabile Europa.

La perdita del teatro di guerra ha reso orfani i militari e inquieti tutti noi. Un’inquietudine che, dopo Bruxelles l’abbiamo ben compreso, ci accompagnerà lungo la nostra vita e con la quale dobbiamo imparare a convivere.

Ma nel profondo abbiamo intuito anche qualcosa, se possibile, di ancora più terribile. Che non vengono colpiti aeroporti o stazioni perché considerati obiettivi in una logica di tipo militare, ma veniamo colpiti noi in quanto presenti in quei luoghi. I nostri corpi non sono perdite collaterali di azioni militari, ma sono i diretti obbiettivi di queste azioni. Tutti noi, in quanto persone, siamo diventati il vero terribile teatro di questa guerra.

Ho guardato i volti dei leader europei nelle dichiarazioni pubbliche del dopo-Bruxelles. Al netto della scontata retorica, ho visto in generale uomini abbattuti, sconfortati, in qualche caso incerti e depressi. Nessun guizzo di fierezza, nessuno sguardo che dicesse con sincera determinazione “siamo noi dalla parte giusta, quelli destinati a prevalere”. Quella fierezza, che non è arroganza, ma che è necessaria, spesso determinante, per vincere le più dure battaglie.

Da questo punto di vista, la guerra al terrorismo, quella vera, mi sembra non sia ancora nemmeno iniziata

scarante

Gianpaolo Scarante, Ambasciatore

 

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