BpV-BpM. Addio “piccolo mondo antico” del credito italiano

FRANCESCO MOROSINI
Il matrimonio tra il Banco popolare, con sede a Verona, e la Banca popolare di Milano (Bpm), è parte integrante di una rivoluzione tesa a cambiare il profilo del sistema creditizio italiano. Rivoluzione che ha tra i suoi momenti cardine la normativa che, finalmente, ha imposto alle popolari maggiori la trasformazione in Spa, vera premessa a queste nozze. Cosa che riguarda da vicino, per dare senso alla loro trasformazione in Spa, Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

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Scritta sul cartello: “Perché lo facciamo?” Come motto della nostra missione non è granché ma lo rivedremo se le cose andranno meglio

La logica è la stessa: portare a fusioni che superino l’eccessiva frammentazione del credito italiano; e così ottenere delle sinergie capaci di abbatterne i costi con meno sportelli; più informatizzazione, ecc. Tutte cose importanti, specie oggi che, a tassi a 0 o negativi, per le banche fare redditività è difficile. Tuttavia, ma in coerenza con ciò, la vera posta della fusione tra Banco popolare e Bpm è “politica”. Perché quella che dovrà nascere è una Spa in cui i soci locali peseranno di meno degli investitori istituzionali (col cinquanta per cento del capitale); non solo, ma perfettamente contendibile sul mercato. In altri termini, ecco la sua politicità, tutto ciò esprime la volontà delle Autorità di superare il vecchio modello di capitalismo di relazione localistico. Pertanto, questa è la stessa filosofia che accompagnerà, ora che sono Spa, sia Venero Banca che la VI Pop.

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Naturalmente, se la via intrapresa è giusta, il rischio di finire nelle sabbie mobili è sempre presente. Lo ricorda il prof. Onado (Sole/24Ore) quando sottolinea come le sinergie sono un obiettivo fallibile. Il che vuol dire che tra il perseguire ed il raggiungere c’è una bella differenza. Tra le occasioni da evitare di perdere, come si diceva, è quella di allontanarsi dal cosiddetto “capitalismo di relazione”.

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La qualcosa vuol dire che le governance dell’azienda sorta dalla fusione di Banco popolare e Bpm dovrà essere molto più orientata alle sfide del mercato e meno, molto meno, agli equilibri interni determinati dai portatori di interessi sia interni (azionisti) che esterni (reti socio/politiche del territorio) all’azienda. Perché, se è certo vero che la banca in via di nascita sarà un perno di riferimento per il cuore industriale del Paese – dal Nordovest al Nord-Est -, è altrettanto vero che la partita della vita essa la giocherà come grande banca dell’Eurozona. Qui sia i mercati che i Regolatori saranno giudici severi; e ciò che prima era concesso, con i conseguenti guasti, alle cosiddette “banche del territorio” sarà assolutamente minore (per il bene di tutti, azionisti e obbligazionisti compresi).

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La sfida della fusione è questa: fare valore per gli azionisti restando perno creditizio di riferimento per l’area geoeconomica di riferimento tradizionale di Banco popolare e Bpm. Una partita d’avanguardia che, se andrà bene fin dai suoi primi apprezzamenti da parte dei mercati, dovrebbe facilitare la quotazione, e relativo aumento di capitale, di Veneto Banca e Popolare di Vicenza; naturalmente, in vista di nuove fusioni. Partita che, tra l’altro, ha fatto conoscere all’Italia un nuovo attore strategico del mondo creditizio: la Vigilanza della BCE.

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Danièle Nouy

È il Meccanismo di Vigilanza Unico (MUV), ossia l’organo della BCE cui è demandata la vigilanza bancaria sulle principali banche dell’Eurozona. È una sorta di Eurozona 2.0, visto che con essa i legami tra i paesi partecipanti, pur restando difficili, saranno più costosi da sciogliere per la forte integrazione che così si genera nel mercato bancario/finanziario dell’Eurozona stessa. A dirigere il MUV è la francese Danièle Nouy che aveva destato qualche preoccupazione sul destino della fusione Banco popolare/Bpm richiedendo, per darvi luce verde, un incremento patrimoniale della prima. La qualcosa dovrebbe insegnare, al di là delle perplessità suscitate per questa richiesta, che il “piccolo mondo antico” del credito italiano sta sempre più scomparendo. Per sopravvivere bisognerà farsene una ragione.

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Francesco Morosini

Banche venete. Da piccolo è bello a piccolo è nano di Bepi Covre

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