Regeni. Ma quale verità d’Egitto

sfingePIERGIORGIO PATERLINI
Figuratevi se non voglio con tutte le mie forze la verità su Giulio Regeni.

Figuratevi se non sono scandalizzato dall’ignavia parolaia del nostro governo.

Figuratevi se non penso che andasse chiusa l’Ambasciata al Cairo un mese fa e anche prima.

Ma perché dovrei aspettarmi ragionevolmente la verità su Giulio da un governo italiano? (Vero che la verità deve venire dall’Egitto, ma è l’Italia che deve ottenerla, in qualunque giallo anche di serie C non si aspetta quasi mai la confessione del colpevole, si trova la verità e la si sbatte in faccia al colpevole).

Dunque, perché dovrei aspettarmi la verità su Giulio da un governo italiano?

Tralasciando l’elenco delle stragi, riuscite e no, e limitandoci agli omicidi,

non ci è stata data la verità su Mattei;

non ci è stata data la verità su Moro;

non ci è stata data la verità su Pasolini.

Non ci è stata data la verità neanche sul mostro di Firenze.

Non ci è stata data la verità su Pinelli, su Emanuela Orlandi, su Rostagno, su Calvi, su Sindona.

Non si è trovato chi sia riuscito a far arrivare un caffè corretto nella cella di un carcere italiano, una cella che non custodiva un detenuto qualunque. E pensiamo che si saprà chi ha fatto arrivare documenti e oggetti (parte veri parte falsi) in una casa in Egitto?

Anche se la tentazione è forte, dovremmo essere gli ultimi, noi italiani, a poterci permettere battute spiritose e sprezzanti o scandalizzate sui poliziotti belgi.

paterlini

Piergiorgio Paterlini

LE NUVOLE

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