Adeus Dilma. Marina prossima Presidenta del Brasile?

marina

@apoiomarina

MASSIMILIANO CORTIVO
Ci sono i Kashinawa, i Jaminawa, i Xanenawa. E i Madiha, gli Yine e gli Ashaninka. Da secoli vivono là, in quelle terre rosse tra Brasile, Perù e Bolivia. Da decenni inseguiti da chi, quelle stesse terre, vuole prenderle per sé, senza lasciare loro niente di niente. Quella gente dell’Acre, cuore amazzonico del Paese, lei la conosce bene perché assieme a loro è nata e cresciuta. E ora pare quasi impossibile che tra un paio d’anni possa in qualche modo portare la loro voce al Palácio do Planalto.

Impossibile ma probabile, visto che qualche giorno fa l’ultimo sondaggio di Datafolha – tra i principali istituti brasiliani – la dà in testa (anche se di poco) davanti a tutti. Il cammino è lungo ma in fondo al tunnel e oltre la tempesta politica che sta sconvolgendo ora il Brasile di Dilma e Lula potrebbe esserci un’altra donna: Marina Silva. Non una neofita (ci ha provato altre due volte) ma di certo una figura “nuova” su cui milioni di brasiliani sembrano pronti a scommettere per lasciarsi alle spalle scandali feroci e delusioni senza però fare capriole elettorali verso destra.

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“La nomina di Lula a MINISTRO crea un’ambiguità perché è come se il Brasile passasse da adesso a DUE COMANDI, di una presidente eletta e di un ex-presidente” (da un’intervista alla radio Jovem Pan)

Così, tra impeachment e golpe, tra telefonate intercettate, tra soldi promessi ed effettivamente arrivati sulla via del petrolio, tra tutto questo imbarazzo di Palazzo ancora lungo da terminare, il Paese cerca di prendere fiato e coglie al volo, come una boccata di ossigeno, le domande degli istituti di ricerca che guardano già al 2018: sì, questa volta può toccare a Marina.

Nata in casa 58 anni fa grazie alle cure di una nonna che quella sera si fece balia, quella di Marina Silva è sicuramente una figura che parla di riscatto e di sogni che si avverano. Cresciuta in uno degli stati più poveri del Brasile, dall’età di dieci anni ha fatto la seringueira (estraeva la gomma dagli alberi), ha visto morire di malaria i genitori e tre dei dieci fratelli, ha contratto lei stessa l’epatite e, una volta guarita, ha lavorato come domestica con il sogno però di prendere i voti. Ha imparato a leggere e a scrivere quando aveva già sedici anni, ma presto ha bruciato le tappe laureandosi in Storia e abbracciando un’altra religione, quella dell’Ecologia accanto al mito di Chico Mendes assassinato nel 1988.

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“Il PT e il PMDB [partito centrista alleato di governo] sono fratelli siamesi della crisi” (da un’intervista a Valor Economico)

Con Lula poi l’innamoramento per la politica (fu ministra dell’Ambiente nel primo esecutivo dell’ex-metalmeccanico) ma presto l’uscita dal governo con la consapevolezza di essere più “sognatica” che pragmatica (il neologismo ebbe all’epoca la forza di dieci “petalosi“). Da qui l’avventura con i Verdi che la portò per la prima volta a correre direttamente per il Planalto (19,9  per cento) e poi, nel 2014, a causa della morte improvvisa del leader socialista Eduardo Campos con cui correva in ticket, si trovò nuovamente in prima fila.

Vinse Dilma, come sappiamo, Marina si prese il 21,3 per cento dei consensi, e il resto della storia è cosa recente. Una storia che i brasiliani ex post avrebbero voluto probabilmente più “sognatica” che pragmatica, più “pura” che concretamente avvinghiata al potere economico, anche a costo forse di essere velleitaria. Questo almeno è quello che sembrano suggerire i recenti sondaggi fatti per spiare sul dopo Rousseff, impeachment o no.

I nomi sono sostanzialmente tre: Aécio Neves (socialdemocratico di centro), Marina Silva (Rede Sustentabilidade) e Lula (Partido dos Trabalhadores). Ma se il primo e l’ultimo nel mese di marzo hanno conosciuto una flessione, Marina invece è in crescita. Forse per via delle sue storiche battaglie in favore dell’Amazzonia contro i signori delle foreste (che ricordano altri signori di recenti corruzioni) forse per i duri dissensi con Dilma quando quest’ultima era ministra delle miniere e dell’energia, forse per il suo coraggio di lasciare un posto di potere quando altri, ora, hanno fatto di tutto per riaverlo.

Sta di fatto che, Maria Osmarina[Maria Osmarina Marina Silva Vaz de Lima, all’anagrafe], o meglio Marina come la chiamava la nonna attraverso un “petit nom“, al terzo tentativo ha le carte in regola per potercela fare e diventare Presidenta. La prima nata in una palafitta e cresciuta all’ombra degli alberi della gomma. Ma da qui ai prossimi mesi, i brasiliani sapranno rimanere “sognatici” o altri poteri forti sapranno far cantare le sirene e far scordare gli scandali?

cortivo

@macortivo

 

 

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