“Spie e Zie” di Siegmund Ginzberg. Ma esistono ancora famiglie così?

ALESSANDRO MARZO MAGNO
Ma ne esistono ancora di famiglie così? Leggi Spie e zie (Bompiani, pp. 292, € 18,00) e ritrovi l’aria di casa, quella degli Ephrussi di Un’eredità di avorio e ambra, per esempio. Oppure leggi di come il piccolo Siegmund Ginzberg, catapultato da Istanbul a Milano, abbia imparato l’italiano in un’estate, grazie alla segretaria della scuola elementare di via Poerio, dove poi sarebbe andato da allievo, e ti ricordi che a Elias Canetti accadde la stessa cosa con una lingua diversa.

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Nato in Bulgaria, non sapeva un’acca di tedesco e la mamma glielo insegnò in tre mesi leggendogli libri mentre passeggiavano in un parco di Zurigo. Il bello è che poi entrambi hanno scritto in una lingua che non era quella imparata da bambini. Come si fa? Esiste una formula magica?

Mi vengono in mente le mamme dei compagni di classe delle elementari dei miei figli, a Milano, che alla proposta di fare un’ora in più di inglese alla settimana – la ministra Letizia Moratti aveva tolto un’ora di inglese per metterne una in più di religione – si sono ribellate: «Ma no poveretti, studiano già così tanto.» E invece Siegmund è arrivato che parlava solo turco e dopo tre mesi è andato in una scuola italiana. E non è morto, non è stato ucciso dalla fatica; anzi, era pure bravo. Mi sembrano un po’ come le mamme italiane che trovano intollerabile che i figli d’inverno escano dalla piscina senza un triplo strato di berretti, mentre nelle piscine britanniche talvolta non ci sono neanche i phon. I ragazzini escono con la testa bagnata e – sorpresa! – sopravvivono.

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Ce ne sono ancora oggi di famiglie così, che nascono in un posto, vivono in un altro, magari muoiono in un terzo, in cui fratelli e sorelle si separano, uno diventa una spia di Stalin e l’altra sposa uno dietro l’altro due capitalisti della miglior acqua? Magari non di Stalin, oggi.

Bisogna venir fuori da situazioni estreme, sfuggire a guerre, persecuzioni, e pure ai nostri giorni ce ne sono a iosa di famiglie che cercano un futuro migliore trasferendosi, separandosi. Se mai a qualcuno verrà in mente di raccontarlo saranno i nostri figli o nipoti a conoscere quelle memorie.

Però in questi drammi, in queste tragedie – qualcuno finisce annientato dai nazisti, qualcun altro da Stalin – non manca mai l’aspetto umano. Qualche volta ci scappa pure l’happy end: Siegmund diventa inviato dell’Unità, vede mezzo mondo per poi raccontarlo, ci sono modi peggiori per sbarcare il lunario. Elias vince pure il Nobel per la letteratura, la collezione di netsuke si salva e dalla casa viennese depredata dai nazisti finisce a Londra passando per Tokyo.

Kabak kalavasucho (sformato di zucchine) per la pasqua ebraica

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Spie e zie ha dei personaggi sensazionali: la zia Perla che potrebbe essere una protagonista di Come sposare un milionario accanto a Marilyn Monroe. La mamma di Siegmund talmente brava con ago e filo da confezionare abiti smontabili per ragazze povere: le drappeggiava con tagli di stoffa tenuti assieme da spille da balia; dopo il ballo l’abito scompariva e tornava la pezza di stoffa. Ma le ragazze per una sera si erano sentite principesse. Lo zio Bernard, rivoluzionario di professione e spia sovietica che sparisce nei gorghi staliniani.

La domanda iniziale – retorica e forse un po’ stupida – non ha risposta: non sappiamo se esistano ancora famiglie così. Forse sì, ma chissà mai se la loro storia sarà raccontata in un libro. Ma sono esistite, e leggerne le vicende, narrate nel caso di Ginzberg con maestria e leggiadria, ci permette di entrare in un mondo scomparso. Per fortuna, in parecchi casi; ma in altri si sospira di nostalgia.

Alessandro Marzio Magno

Alessandro Marzio Magno

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