Atene-Lisbona, l’asse di un’altra Europa

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GIUSEPPE ZACCARIA
Tutti dovremmo sapere quello che l’idea di “manifesto” ha rappresentato nella storia della politica e dell’arte, da quello del partito comunista al documento fondante del movimento futurista, e così via. Oggi però varrebbe forse la pena di ricordare il “manifesto di Ventotene” che fu alle basi del progetto europeo per confrontarlo ad un documento di questi giorni. Quello di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi si intitolava “Per un’Europa libera e unita”, adesso ne appare un altro che porta le firme di Antonio Costa ed Alexis Tsipras ed ha per titolo “L’Europa deve cambiare strada”.

Adesso evitiamo di abbandonarci alle suggestioni, però sta di fatto che a pochi giorni dalla sua diffusione la dichiarazione comune firmata ad Atene dai premier di Portogallo e Grecia ha fatto già, come si usa dire, il giro delle cancellerie d’Europa e presto sarà discussa dal consesso dei ministri degli Esteri. Gli ottimisti l’hanno definita “il manifesto del Sud Europa”, gli altri la vedono come annuncio ufficiale della nascita dell’Unione a due velocità.

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Come sovente accade, il documento non contiene nulla di rivoluzionario né esprime folgoranti intuizioni ma si limita a dare concreta espressione allo spirito del tempo: Costa e Tripras si sono limitati a mettere in fila le lamentele dei cittadini europei, ad esaminare le frustrazioni che provano e i timori che li animano fino ad arrivare ad una conclusione che sostanzialmente dice: “Signori banchieri, siete una massa di imbecilli” ammantata, ma appena appena, di qualche cautela diplomatica.

Adesso resta da capire se resistendo all’assalto delle migrazioni e già pervasa dal timore di una nuova, gigantesca crisi economica cui il feticcio dei mercati non sembra più in grado di rispondere, l’Unione trarrà spunto da questo per una riforma non più rinviabile o se davvero si comincerà a realizzare l’idea del doppio euro e della doppia politica , per una ricca Europa continentale arroccata sui suoi conti ed una seconda Europa meridionale, magari meno ricca ma attualmente socialista (con la temporanea eccezione della Spagna). Dunque, vediamola questa dichiarazione, con l’avvertenza che il piatto forte arriva dopo un paio di paragrafi.

L’Europa è attualmente al centro di gravi crisi – scrivono i due premier – che mettono alla prova la capacità di sostenere i propri valori e la sua coesione per occuparsi collettivamente e in modo efficace delle sfide principali: la crisi economica, la crisi della sicurezza, la crisi dei rifugiati e delle migrazioni. La UE ed i suoi Stati membri devono affrontare in modo collettivo la sfida dei rifugiati e dei flussi migratori, basandosi sulla solidarietà e sui valori e del diritto europeo e internazionale. Noi crediamo che la costruzione di muri e recinzioni, l’implementazione unilaterale e non coordinata di misure o la mancanza di volontà di partecipare ad azioni comuni, come ad esempio programmi di reinsediamento e di trasferimento, minano la solidarietà europea, nonché la gestione umana ed efficace dei flussi migratori. L’Europa deve rimanere aperta per ospitare persone bisognose di protezione internazionale, sostituendo le pericolose rotte di migrazione irregolare con processi legali di reinsediamento dei rifugiati provenienti da Paesi confinanti e accelerando i processi di trasferimento dei rifugiati già in Grecia e in Italia. In questo contesto, Grecia e Portogallo si impegnano a potenziare gli sforzi congiunti per la riforma del processo di Dublino in modo che i flussi di rifugiati sono distribuiti in modo equo in tutta l’UE .

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Fin qui, Tsipras e Costa (il premier portoghese si trovava in visita ad Atene) non hanno fatto altro che guardarsi intorno, ma il bello arriva adesso:

Dopo un’analisi dell’economia dell’Unione europea e della politica monetaria , noi affermiamo il nostro impegno per un’Europa democratica, coesa e sociale. Sottolineiamo che la crisi della zona euro ha le sue origini nel processo finora asimmetrico di integrazione europea, nonché nei difetti di progettazione della zona euro, in particolare la mancanza di strumenti adeguati per affrontare gli shock finanziari. Inoltre, le politiche macroeconomiche nella zona euro sono state sbilanciate. Noi, come primi ministri di due Paesi con un’esperienza politica simile e nel contesto dei rispettivi programmi di aggiustamento, condividiamo la convinzione che le politiche di austerità sono soltanto sbagliate , e insufficienti per superare le sfide attuali. Sei anni dopo il primo programma di salvataggio in Europa, possiamo confermare con sicurezza che l’austerità da sola sta fallendo nei suoi propri termini e ha avuto un impatto sociale ed economico che è andato lontano da ciò che era stato anticipato. Queste politiche dunque devono essere riviste .

Non è una coincidenza che una dichiarazione simile abbia avuto origine nello stesso luogo in cui, pochi mesi fa, l’Europa delle banche ha vinto con la politica del pugno di ferro, e certamente conta anche il fatto che il signor Costa e il signor Tsipras sono leader di due partiti che portano avanti programmi politici comuni, con al centro la politica anti-austerità. Ma le stesse parti politiche ed i medesimi sentimenti guidano anche i Paesi vicini (con l’eccezione della Spagna, si diceva, che è ancora alla ricerca di un governo) e, pertanto, il documento ha una base reale che va al di là dei due firmatari, e in particolare esprime richieste che è giunto il momento di esaudire .

In effetti Costa e Tsipras non fanno altro che sottolineare la comune convinzione – finora poco gradita alla comunicazione “mainstreamer” – che la politica di austerità ha ucciso lo Stato sociale (e qui torniamo al documento di Atene) “attivando alti livelli di disoccupazione, creando disoccupazione di lunga durata tra i giovani e le donne, producendo alti livelli di povertà e di esclusione sociale, mentre non è riuscita a ridurre i livelli di incidenza del debito e potrebbe portare ad un lungo periodo di stagnazione”.

Dunque, dicono i due leader del Sud, è il momento di smetterla con il “sogno europeo” e di gestire la “realtà europea”. Il documento continua dicendo senza mezzi termini che

l’Europa deve cambiare rotta. Invece di limitarsi a regolare a misure di competitività e di austerità autodistruttiva, i nostri due Paesi prendono la decisione di cooperare strettamente a tutti i livelli, bilaterali ed europei, per presentare un programma progressivo di governance democratica dell’Eurozona per una ripresa economica, la creazione di occupazione centrata sulla qualità dei posti di lavoro, una politica economica socialmente giusta e responsabile verso l’ambiente. Questo programma dovrebbe essere lanciato senza ulteriori ritardi .

Il primo ministro portoghese è socialista, è stato eletto con un programma contro l’austerità ed è giunto ad Atene in un momento critico, quando il completamento della prima valutazione da parte di FMI è priorità assoluta del governo greco. Dal novembre dell’anno scorso Costa guida un governo progressista di coalizione, con il sostegno del Blocco di sinistra e del partito comunista portoghese , per realizzare un programma contro la politica di austerità. Pertanto, è considerato uno dei migliori alleati della Grecia nell’Unione, sia in termini di politica economica che di promozione di una soluzione europea per la gestione della crisi dei rifugiati .

L’intenzione del governo Costa di porre fine alla politica di austerità con l’approvazione del bilancio ed il ritiro delle misure decise negli anni precedenti, tempo fa ha provocato polemiche con la Commissione europea, in quanto quest’ultima esprimeva le solite “forti obiezioni”. Infine, a Lisbona il bilancio che pone termine all’austerità è stato approvato con tutte le eccezioni di Bruxelles (e questo per i burocrati europei ha stabilito un pericoloso precedente).

Che l’Unione deve cambiare lo si sta dicendo da anni , adesso può essere un documento partito dal Sud a provocare le decisioni? O magari aiuterà il fatto che la Gran Bretagna potrebbe decidere di uscire? Quel che pare già assodato è che i cittadini europei non intendono più accettare le decisioni di Bruxelles , soprattutto se le loro élites politiche continueranno ad agire più come banche d’investimento che da statisti.

In teoria non c’è alternativa, l’attivista , agitatore e filosofo Franco Berardi, alias “Bifo” ha scritto in un suo recente libro ( “Collasso europeo e prospettive del movimento“) che l’industria finanziaria ormai determina il pensiero di tutta la classe politica:

A seguito della crisi del debito greco, sembra che gli intellettuali filoeuropei abbiano ottenuto ciò che chiedevano. L’entità UE è stata sottoposta ad una sorta di direzione politica che è servita, purtroppo, solo per rivelare che gli interessi finanziari si trovano al centro delle priorità dell’Unione. La fase iniziale della tragedia europea si è manifestata come un applicazione politica del dominio finanziario della società europea Le istituzioni dello Stato sociale sono state sotto attacco da trent’anni: la piena occupazione, il diritto al lavoro, alla previdenza sociale, alla pensione,alle scuole pubbliche, ai trasporti, tutti i soggetti pubblici di queste aree sono stati indeboliti, trascurati, o distrutti. Dopo trenta anni di ossessione neoliberista, si arriva a un crollo. Quello che viene dopo? Le risposte della classe dominante grossolanamente sono: più dello stesso. Ulteriore riduzione degli stipendi del settore pubblico, ulteriore aumento dell’età pensionabile. Nessun rispetto per le esigenze della società e dei diritti dei lavoratori.

Bifo conclude questa analisi propugnando l’esigenza di una rivoluzione, ma questo ci porterebbe lontano: per il momento non resta che ripetere quello che Tsipras, Costa e molti altri hanno già constatato. Nella maggior parte delle città europee si va facendo strada un nuovo stile di vita che costringe una parte crescente della società a ritirarsi dal campo economico, dal gioco del lavoro e del consumo, abbandonando il consumo individuale per creare nuove forme di convivenza, quasi un’economia del villaggio all’interno della metropoli.

In questo senso, il “Manifesto per una nuova Europa” è un documento importante perché esprime al momento giusto ogni giusta critica. Quel che resta da vedere è se segnerà l’inizio di una profonda riforma o servirà soltanto ad per aprire l’era dell’ ”Europa a due velocità”.

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Giuseppe Zaccaria

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