#NuitDebout, una sveglia alla politica francese

Nuit_Debout_-_Paris_-_41_mars_01MARCELLE PADOVANI
Nuit debout… Et maintenant?”: è questo è il quesito numero uno di una trasmissione di successo che cerca, anche criticamente, di dare risonanza sulla radio francese al fenomeno politico sociale del momento, che dal 31 marzo coinvolge ogni notte da trecento a tremila persone nella Place de la République a Parigi (si estenderà poi ad altre città della provincia).

Essendo Place de la République diventata dal gennaio 2015 (strage di Charlie Hebdo) la piazza preferita per celebrare, ricordare e pure protestare. Sotto la statua della Repubblica appunto, che fa da simbolo e da garante. Ma molte sono le ambiguità che pesano sul “viaggio al termine della notte” degli indignati francesi. E molti sono gli scetticismi che suscita.

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@nuitdebout

Ore 18: è il momento in cui ogni sera cominciano a convergere giovani e meno giovani verso la Place. Indaffarati a montare i gazebo e stendere i teloni gentilmente concessi dal municipio di Parigi, oppure impegnati a montare buffet mobili a prezzo libero riforniti di cibo recuperato alle Halles di Rungis, o stand di merguez e tabulè, questi nuovi manifestanti preparano il décor della prossima “Nuit debout”, o notte sveglia. Sono ormai strutturati in commissioni, hanno sedie ed altoparlanti e una regola (“Non si parla più di tre minuti”). Non amano gli intrusi ( il filosofo Alain Finkelkraut è stato cacciato malamente nella notte del 16 al 17 con sputi in faccia e al grido di “Fascista” ), adorano invece i loro invitati (hanno coccolato oltre misura Yannis Varoufakis che per la sua prestazione, questa volta, non si è fatto pagare), accettano volentieri le interviste ( ci sono momenti in cui ci sono più giornalisti, curiosi, fotografi, sociologi, analisti e turisti che partecipanti), e se non hanno ancora un servizio d’ordine cercano di rispettare le poche regole emanate dai più esperti in militantismo.

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Yannis Varoufakis

E riflettono con serietà ma con un pizzico di irrealismo sul diritto alla casa, il reddito minimo universale, la fine del lavoro salariato, l’equilibrio fra lavoro fuori e dentro casa per la donna, il maschismo come avversario da combattere, la soppressione del mercato del lavoro e della ricerca della produttività, la riforma della scuola. Spesso intonano “Bella ciao”, una strizzata d’occhio all’esotismo rivoluzionario. Ci sono professori, liceali, lavoratori saltuari dello spettacolo, architetti precari, disoccupati, emarginati ed alternativi vari, e dicono di lottare contro la crisi sociale e la corruzione, e pure contro il sequestro della democrazia. Molti i “genitori organizzati”, i “collettivi militanti”, i sindacalisti di Sud, gli ecologisti e i sans papiers. I loro leader possibili: Tsipras, Varoufakis, Iglesias, Corbyn, Sanders.

E poi ci sono i “casseurs”. Gruppetti vestiti di nero, spesso con una maschera o un passamontagna, che si muovono fra i partecipanti, reclutano qualche violento e partono all’assalto di vetrine, macchine, negozi, alberghi, oppure dell’antenna Chomage del ministero degli affari sociali, gettando proiettili vari, e facendosi duramente reprimere dai CRS (una trentina sono già stati arrestati). Non dimentichiamo che all’origine del movimento c’è comunque la lotta contro la “loi travail”, equivalente del Job’s act italiano. “Nuit debout” e “nuit débat” rischiano così ogni notte i lacrimogeni e l’ira dei “riverains” di Place de la République che non ne possono più delle notti bianche ed hanno chiesto un limite al chiasso dall’una in poi.

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Nessuno può negare che si tratti di un movimento che si richiama, da vicino o da lontano, alla sinistra e al cambiamento. Ma non vuole avere niente a che vedere con un partito organizzato: probabile che il socialdemocratico soft Hollande risulti ancora più antipatico dei centrodestra Sarkozy o Juppé. Ma è chiaro anche che, pur esprimendo un immenso malessere identitario, non cercherà mai di essere un’alternativa politica organizzata ai partiti esistenti. Il che suscita il sarcasmo di Libération, il quotidiano della sinistra-sinistra, che, per la penna del suo direttore Laurent Joffrin, irride a questo “laboratorio popolare” che vuole “cambiare il mondo ma senza prendere il potere”. Rischiando di “avvitarsi intorno a se stesso”.

Ma che ne nasca o meno una nuova democrazia, che riesca ad individuare o meno degli spazi fuori dalle strutture formali dello Stato, Nuit debout suona comunque la sveglia ai partiti riformisti. Può darsi che tutto finisca domani. Può darsi che il movimento prenda invece ampiezza fino a rassomigliare a un nuovo Maggio ’68. Una cosa è sicura : è uno degli sintomi lampanti della crisi delle nostre democrazie. “La vogliamo reinventare, la democrazia” diceva l’altra sera Stéphane, studente di scienze politiche seduto fra i precari dell’Universit . “Vaste programme” , avrebbe sibilato, scettico, il generale De Gaulle in una delle sue celebri frasette ad effetto . Ma “Vaste programme” comunque non vuole dire “programme impossible”.

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Marcelle Padovani

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