L’esercito europeo? C’è già, è tedesco

GIUSEPPE ZACCARIA
È vero che da noi l’informazione era assorbita da temi più importanti (vuoi mettere la diatriba Totti o il referendum sulle trivelle, naturalmente in ordine di importanza?) però nessuno si è accorto di un fatto che in Europa non era mai accaduto, neanche ai tempi della Seconda guerra Mondiale: la Deutsches Heer, ossia l’esercito tedesco ha assorbito tutte le brigate meccanizzate di quello olandese.

L’accordo era stato firmato l’11 giugno dell’anno scorso e da quel momento una dopo l’altra tre brigate, oltre a personale di supporto e forze speciali, e la undici unità aviotrasportata, si sono unite ufficialmente alla prima divisione meccanizzata tedesca. Questa è la prima volta in assoluto che un Paese europeo consegna le sue armate ad un altro Paese.

Mai prima d’ora uno stato aveva rinunciato a questa parte elementare e integrante della sua sovranità – ha scritto su Die Welt il redattore politico Thorsten Jungholt – è giunta l’ora, finalmente, per fare passi concreti verso un esercito europeo.

La mossa, per quanto di valore storico, è stata giustificata dalla scarsità di mezzi finanziari: unendosi è più facile compiere esercitazioni, coordinare le attività e perfino riarmarsi, ma adesso siamo già al secondo passo: mentre la 13.a Brigata Meccanizzata rimane l’unica unità dell’esercito olandese ancora sotto il comando dell’Aja, ogni giorno di più questo si dimostra non un esperimento di cooperazione multinazionale, ma l’inizio della consegna del cuore e dei nuclei delle armate europee alla Germania (anche se magari non di quelle inglesi).

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Il segretario della NATO Jens Stoltenberg con il vice-premier polacco (a destra) e le ministre della difesa di Germania (a sinistra), Norvegia (centro) e Olanda

Il ministro della difesa, Ursula von der Leyen, il 4 febbraio ha firmato con la collega olandese Jeanine Hennis-Plasschaert un nuovo accordo che apre la strada anche alla piena integrazione delle unità navali. Entrambi i Paesi stanno facendo uno sforzo consapevole per mantenere, ampliare e aumentare alcune delle loro capacità militari, e la Germania vorrebbe impiegare il modello olandese anche nella collaborazione con le altre nazioni. La cooperazione bilaterale con Austria e Polonia sta guadagnando slancio: con Vienna si concretizza principalmente in “attività specifiche di montagna”, ma si sta pensando a una collaborazione più stretta anche con Varsavia.

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Fin qui saremmo alla razionalizzazione delle risorse, se non fosse per un fatto: il comando dell’intero apparato resta in mani tedesche, e anche i segnali che giungono dalla politica sembrano parlare di nuove ambizioni: il mese scorso, in vista delle elezioni regionali, Angela Merkel ha insistito su un ruolo più forte del suo Paese sul palcoscenico mondiale, nonostante i suoi nemici fossero convinti che si sarebbe ritirata per via delle scelte sui rifugiati. La signora invece se n’è uscita con un sorprendente risveglio del vecchio sentimento di dominio: la Germania è di nuovo protagonista, ha detto, aggiungendo a questo annuncio una forte carica retorica e annunciando che Berlino vuol giocare un ruolo più ampio sul palcoscenico mondiale. Con buoni numeri economici all’interno della UE, che promettono di rimanere tali, oggi la Germania democratica ha tutte le prerogative per realizzare il sogno rimasto celato dietro la frase :”Guerre, mai più”.

Anche il presidente della commissione difesa tedesca, Hans-Peter Bartels, sta rendendo chiaro che quello con l’Olanda non è stato un evento isolato, ma è invece un modello che la Germania intende seguire assorbendo più unità da eserciti stranieri. La Germania sta guidando il progetto dell’esercito europeo, ha titolato Die Welt, e poco dopo il capo di stato maggiore, tenente generale Bruno Kasdorf, ha scritto una lettera che delinea i piani per la cooperazione futura.

L’integrazione delle brigate meccanizzate olandesi nella Prima divisione corazzata tedesca deve essere incoraggiata – ha scritto – le due nazioni hanno concordato di studiare ulteriori scambi di unità e organizzazioni.

Queste nazioni già si esercitano assieme, ma presto potremmo anche vedere battaglioni polacchi che si uniscono all’esercito tedesco, nel 2011 le due nazioni hanno firmato un accordo per la formazione navale comune e la cooperazione nel Mar Baltico. Anche Hans-Peter Bartels, il presidente della commissione difesa del parlamento tedesco e destinatario della lettera di Kasdorf, non ha lasciato dubbi circa la destinazione finale di tutto questo: “È giunta l’ora, finalmente, di compiere passi concreti verso un esercito europeo”, ha detto sempre a Die Welt.

E poi ancora, in un’altra lettera, il generale Kasdorf ha scritto che la Germania è un “autista e un pioniere” quando si tratta di cooperazione internazionale tra le forze armate. Finora, sono le pressioni finanziarie a spingere i vicini alla cooperazione militare poiché lavorando assieme si può ottenere lo stesso successo con minori investimenti, ma l’impegno della Russia in Ucraina e la russofobia stanno provocando anche altre spinte.

Qualcosa sta germogliando in Germania – ha scritto Jan Techau, direttore del think tank Carnegie Europe – e come europei dobbiamo ponderare la necessità della forza militare dopo l’annessione della Russia di Crimea, e l’andamento della NATO nel suo corso post-Afghanistan oggi costringe il riluttante potere centrale dell’Europa ad un serio esame di coscienza sul suo ruolo di attore militare.

Techau continua così:

Questo processo di riflessione si è avviato anni fa, quando l’ex ministro della difesa Karl-Theodor zu Guttenberg aveva iniziato a mettere le cose a posto chiamando la guerra in Afghanistan una guerra, e facendo in modo che un soldato caduto smettesse di essere un tabù. Ma ora, dopo quegli adattamenti linguistici alla realtà, sembra che stia avvenendo un cambiamento più profondo, che potrebbe portare ad un cambiamento nel comportamento politico.

La Germania ha già inviato aerei per contribuire a pattugliare lo spazio aereo degli Stati baltici e una nave per la Baltic task force della NATO, così come ha raddoppiato il suo personale nella sede del Corpo nord-est dell’Alleanza a Stettino, in Polonia.

Il quartier generale della NATO è prevalentemente dedicato al territorio di difesa, in altre parole più che altro guarda alla Russia – continua Techau – e cosa ancora più importante, la Germania ha deciso di integrare le sue forze di terra nel sistema di esercitazioni che si sta mettendo insieme per rafforzare la presenza delle truppe dell’Alleanza sul suo fianco orientale. Solo pochi mesi fa, Berlino avrebbe escluso categoricamente un tale passo. Ora invece la Germania si è messa saldamente al centro di un sostanziale compromesso con la NATO che si rivolge naturalmente, verso Mosca. Questa non è una rivoluzione nella postura militare della Germania, ma un sostanziale progresso. La cooperazione che Berlino ha avviato con l’Olanda potrebbe diventare un modello per tutta l’Europa.

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Esercitazione Arrcade Fusion, lo scorso novembre, dell’Allied Rapid Reaction Corps (ARRC) della Nato, la prima negli stati baltici

Finora c’è un solo Paese dell’Unione che si sia chiaramente schierato contro il progetto della cessione di reparti e tantomeno di un esercito comune, e naturalmente si tratta della Gran Bretagna; per il governo Cameron non vi è “alcuna prospettiva” che il Regno Unito accetti la creazione di un’armata europea. Un portavoce del governo ha detto: “La nostra posizione è chiara: la difesa è responsabilità del cittadino, non della UE, e non vi è alcuna prospettiva che tale posizione possa cambiare”. In passato David Cameron aveva già bloccato chi si muoveva per creare forze militari controllate dall’ Unione, e pur ammettendo che la cooperazione nella difesa tra gli stati membri è auspicabile aveva aggiunto che, “non è giusto per l’Unione europea abbia, eserciti, forze aeree e capacità propri”.

Geoffrey Van Orden, eurodeputato conservatore e portavoce del partito per la difesa e la sicurezza, ha rincarato la dose:

Questa spinta incessante verso un esercito europeo deve fermarsi. Gli eurocrati oggi in crisi la vedono come un’opportunità per promuovere gli obiettivi della centralizzazione , ma l’esperienza insegna che non occorre sostenere un esercito, una marina o una forza aerea europea e che la NATO è stata e deve rimanere la pietra angolare della difesa collettiva d’Europa.

Mike Hookem, di Ukip, avverte che il suo partito conferma le posizioni sulla politica estera continentale e sottolinea che il suo leader, Nigel Farage, ha già messo in guardia l’Unione europea dal costruire un proprio esercito. Hookem continua:

Ukip è stato ridicolizzato da anni per l’aver detto che i partiti tradizionali del Regno Unito stanno lentamente cedendo il controllo della nostra difesa e si spostano verso un esercito europeo, tuttavia, ancora una volta, la previsione si è rivelata corretta. Un esercito europeo sarebbe una tragedia per il Regno Unito, abbiamo visto tutti il caos più totale provocato dagli uomini di Bruxelles nell’economia della zona euro, e non possiamo nemmeno pensare di fidarci di loro per la difesa di questa isola .

Dall’altra parte c’è il Gruppo di Weimar, ovvero i cinque Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia) che anni fa hanno appoggiato l’idea di un esercito UE, e soprattutto la cancelliera Merkel, che condiziona il processo di rinegoziazione della posizione britannica al sostegno verso il progetto di un’armata comune. Insomma,visto che parliamo di eserciti, la battaglia è appena cominciata.

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Giuseppe Zaccaria

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