Art Nouveau, a Roma con Mucha rivive il sogno del Liberty

MARIO GAZZERI

Un’onda anomala a cavallo di due secoli
Fu come la ricerca di un Eden perduto. Un movimento, un’onda anomala che pervase il mondo dell’arte e dell’artigianato, dell’architettura e del disegno nel nome di una ribellione estetica alla serialità e alla omologazione nella produzione degli oggetti più banali e quotidiani come anche di impegnativi progetti di edilizia o di arredo urbani. L’Art Nouveau, il movimento senza radici e dai mille nomi (Liberty, Floreale, Art Déco, Jugendstil, Sezessionstil, a seconda dei paesi e solo per citare i più noti) si affermò a cavallo del diciannovesimo e ventesimo secolo quasi come una universale ed inconsapevole reazione all’uniformità estetica ‘imposta’ dalla rivoluzione industriale e al pensiero unico “dettato” dal positivismo.

Un rinnovamento che guarda al passato
Un ampio rinnovamento del gusto che pervase ogni forma espressiva dell’arte e dell’artigianato, dai quadri ai mobili del parigino Guimard (un’anticipazione furono le sedie in legno ricurvo del viennese Michael Thonet), dalle facciate delle case ai vasi di cristallo di Lalique, dai manifesti (antesignano Toulouse Lautrec) dell’italiano Marcello Dudovich e dell’inglese Aubrey Beardsley (autore di stampe Liberty e …libertine) ai vasi del francese Gallé fino ai francobolli, famosissimi e ricercati quelli disegnati dal ceco Alfons Mucha. Ed é proprio all’artista di Ivancice, trasferitosi da giovane a Parigi dove il suo nome fu francesizzato in Alphonse, che il Complesso del Vittoriano a Roma dedica una grande mostra (fino al prossimo 11 settembre) con oltre duecento opere esposte. Manifesti, disegni, dipinti, frontespizi di libri, fotografie e decorazioni firmate Mucha, consentono un tuffo in un’epoca in cui si affacciò, improvvisa e quasi inconsapevole, una nostalgia per i percorsi artistici del passato, dal Gotico Fiorito italiano di Gentile da Fabriano ai Preraffaelliti inglesi di Dante Gabriele Rossetti.

Dal Coppedé di Roma alla Sagrada Familia di Barcellona
Una nostalgia del passato ma anche delle arti di sconosciuti paesi lontani. L’influenza del Giappone di Hokusai e Hiroshige, le cui stampe avevano già suscitato l’interesse di Van Gogh e degli ultimi Impressionisti (Vuillard, Derain e Bonnard, tra gli altri) è evidente in molte opere di quel periodo. Un movimento che lentamente cadde però nell’oblio per poi ritrovare un rinnovato consenso di critica, e non solo, nel secondo dopoguerra. “In un breve volgere di anni nacque e si spense, come una grande epidemia collettiva, lo stile dell’Art Nouveau”, osservò in un suo prezioso libro Paolo Portoghesi. L’incanto di alcune stazioni del metrò parigino o del quartiere romano di Coppedé o della cattedrale della Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona, dove il movimento venne chiamato Modernismo, sono tuttavia i silenziosi testimoni di un vero e proprio movimento internazionale, soprattutto europeo e statunitense, sradicato come un sogno da ogni altra concreta corrente artistica del periodo. E c’è appunto qualcosa di onirico nell’opera di Gaudì o di Klimt come nei manifesti di Mucha o ancora nei grattacieli newyorkesi, come il famosissimo Chrysler Building.

 

Dudovich e Beardsley, ma anche Klimt e Mucha
La sovrabbondanza di motivi floreali fu una caratteristica dell’Art Nouveau che si diffuse in Italia soprattutto dopo la grande Esposizione d’arte decorativa moderna che si tenne a Torino nel 1902 e nei cui padiglioni, disegnati secondo il nuovo stile dall’architetto Raimondo D’Aronco, fu esposto il meglio della produzione europea del movimento. Dalle opere dei giovani architetti seguaci di Otto Wagner e Josef Hoffmann, padri della Secessione viennese assieme a pittori come Gustav Klimt, a decoratori, illustratori e disegnatori tra i quali gli inglesi Beardsley e Mackintosh, gli italiani Dudovich e il ceco Mucha al quale Roma dedica la grande mostra del Vittoriano. Erano gli anni della Belle Epoque e fu proprio con la fine della prima guerra mondiale che cominciò il tramonto dell’Art Nouveau che, come stile, proseguì più a lungo solo negli Stati uniti mentre in Europa alcuni suoi elementi sopravvissero solo nelle opere di alcuni architetti del Bauhaus di Weimar.

Musil e le “ambizioni sbagliate”
“Nessuno sapeva bene che cosa stesse nascendo” scrisse Robert Musil nel suo “Uomo senza qualità”. “Nessuno avrebbe potuto dire se sarebbe stata una nuova arte, un uomo nuovo, una nuova morale o magari un nuovo ordinamento della società, perciò ognuno diceva quel che voleva, ma da per tutto si levavano uomini a combattere contro il passato”. Si trattò in realtà di uno stile che si pose come elemento complementare delle arti e come tramite tra l’estetica e la quotidianità: dalle posate ai bicchieri di Josef Hoffmann alle carte da parati della “Arts and Crafts” di William Morris esposte per la prima volta nei grandi magazzini londinesi Liberty da cui il movimento prese il nome. Le ambizioni inespresse dell’Art Nouveau consistevano nell’abbattere le barriere che ostacolavano la fruizione del bello. Ma si trattava di “ambizioni sbagliate”, per mutuare il titolo di un romanzo di Moravia. I lampioni, le stazioni ma anche, come si e’ detto, gli oggetti domestici più umili di uso quotidiano avrebbero dovuto assurgere ad una dimensione estetica rinnovatrice. Ma fu soprattutto la ricca borghesia a potersi permettere gli oggetti dell’Art Nouveau che si avvaleva di tecniche di produzione artigianali e molto costose rispetto al prodotto industriale. Ogni equivoco su una missione “democratica” che alcuni vollero vedere nella nuova corrente, fu presto chiarito.

gazzeri

@GazzeriMario

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...