Appalti. Ma la dirigente di Lodi non è una “eroina”

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Simone Uggetti è il sindaco di Lodi dall’11 giugno 2013

 

MARCO CORSINI
Della vicenda di Lodi so quello che si legge sui giornali, e dunque potrei non essere completamente informato.

Ma ho fatto l’assessore (come tecnico) in due grandi città italiane e qualcosa di pubblica amministrazione, anche per il lavoro che faccio, ci capisco; so come funzionano le procedure, so come sono ripartite le competenze tra organi politici e funzionari, insomma penso di poter dire qualcosa di interessante – anche se controcorrente – sulla questione lodigiana.

Non voglio in alcun modo occuparmi della posizione del sindaco, né voglio interloquire sul tema, che oggi va per la maggiore, della giustezza o meno dell’arresto in presenza di questo tipo di reato.

Solo che a leggere le dichiarazioni rese alla stampa dalla dirigente comunale resto molto perplesso.

La legge ha da tempo distinto le competenze, e le responsabilità, tra livello politico e livello tecnico all’interno della Pubblica Amministrazione. Al politico compete l’indirizzo generale, la direttiva e l’assegnazione degli obiettivi; al tecnico compete in via esclusiva ogni atto di gestione.
Bandire una gara pubblica, redigere un bando, svolgere la procedura ed assegnare un contratto sono tutte attività di pura gestione, rientranti nella competenza e nella responsabilità della struttura (dei dirigenti, dei funzionari).

Nulla e nessuno possono imporre ad un dirigente il compimento di un atto contrario a legge, perché egli può del tutto legittimamente rifiutarsi. È tenuto ad obbedire, dopo aver espresso il suo rifiuto, solo in presenza di un ordine scritto che – appunto perché ordine e perché scritto – lo esonera da responsabilità.

Un sindaco può spostare un dirigente, può sostituirlo ma non può imporgli un atto illegittimo contro la sua volontà.
Ecco perché mi suonano strane le frasi che leggo pronunciate dalla dirigente del Comune di Lodi. Un funzionario pubblico che si sottomette al potere politico, che ne asseconda la volontà pur sapendola illegittima, che accetta prono di confezionare atti che non condivide ben sapendo che potrebbe rifiutarsi, non fa una bella figura. Perde di dignità personale, svilisce la sua funzione, e mortifica tutta la categoria alla quale appartiene.
È troppo frequente l’andazzo dei funzionari compiacenti che obbediscono e, usciti dalla porta, scaricano la responsabilità sul politico che impone la sua volontà.

Vogliamo finalmente un’amministrazione di qualità, fatta di persone che sappiano recitare il ruolo che appartiene loro, e che la legge loro riconosce e garantisce.

E la dirigente del Comune di Lodi, anche se oggi appare tale perché ha trovato il coraggio solo nel denunciare, non è affatto un'”eroina”.

Marco Corsini2

Marco Corsini

2 risposte a “Appalti. Ma la dirigente di Lodi non è una “eroina”

  1. Le cose però, a stare almeno ad alcuni giornali, sono andate proprio come lei stesso suggerisce che dovessero andare. Le riporto le testuali parole pubblicate sul Corriere della Sera (il giornale che – forse non il solo – ha definito la funzionaria del Comune di Lodi “un’eroina”):

    “Si fa fatica a riconoscere in quella figura minuta e in quella voce flebile la determinazione d’acciaio con cui ha denunciato il suo sindaco dando il via a all’inchiesta che ha decapitato i vertici del Comune in cui lavora da quasi vent’anni. Determinata al punto da portarsi un registratore in tasca per documentare ogni parola dell’incontro in cui il bando, scritto da lei, veniva cambiato e modificato alla presenza del futuro assegnatario.”

    Se quel che la Uggè ha dichiarato sarà accertato come veritiero mi pare che il Sindaco sia intervenuto DOPO che la funzionaria aveva correttamente svolto il suo lavoro e in un ambito – come giustamente sottolinea lei – nel quale, da nessun punto di vista, gli competeva non dico interferire ma nemmeno intervenire. Se ho capito bene quello che lei ha premesso, dunque è PROPRIO PER NON LASCIARSI IMPORRE quello che non poteva essergli imposto che la Uggè ha denunciato il sindaco.

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  2. No non ci siamo.

    Se la vicenda ha riguardato un ambito nel quale la funzionaria non aveva competenza a intervenire o a interferire, non si vede perché qualcuno avrebbe potuto imporle alcunché. non si vede perché avrebbe dovuto essere presente ad incontri o riunioni riguardanti una cosa estranea al suo lavoro.

    Se invece la sua presenza a quegli incontri era giustificata da una sua qualche competenza a gestire la procedura (e allora me la spiego), tanto da dover in qualche modo recepire i “desiderata” della politica, allora le riflessioni che ho fatto restano in piedi.

    In questo caso, però, i conti non tornano. Se una cosa non può essere imposta, NON PUO’ ESSERE IMPOSTA.

    E quindi come non esiste uno che “si lascia imporre”, così non può esistere uno che “per non lasciarsi imporre” – invece che legittimamente rifiutarsi – addirittura asseconda ma… registra di nascosto.

    Ripeto, per esprimere un giudizio sicuro, bisognerebbe conoscere i fatti, i ruoli e le competenze all’interno della struttura comunale un po’ meglio di quanto non traspaia dai giornali.

    Ignoro a esempio se la funzionaria sia stata o meno oggetto di pressioni o di minacce per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio (il che farebbe sussistere altre forme di reato). Ma se così non fosse stato, confermo il mio giudizio “perplesso” sulla vicenda.

    insisto: non solo non mi pare un atto di coraggio… ma forse è il suo contrario.
    MARCO CORSINI

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