Legge anti-moschee. Il Veneto dovrà fare marcia indietro

GIORGIO FRASCA POLARA
Entro il prossimo 14 giugno il Consiglio dei ministri esaminerà (per decidere se impugnarla davanti alla Corte costituzionale) la legge della regione Veneto che, come abbiamo riferito il 7 maggio scorso, ha introdotto gravi limiti e vincoli urbanistici e linguistici per la realizzazione di nuovi luoghi di culto. Operazione in realtà mirata a colpire le confessioni religiose diverse da quella cattolica ed in particolare i centri musulmani.

Lo ha annunciato alla Camera il sottosegretario Pier Paolo Baretta rispondendo ad una interpellanza di un gruppo di deputati dem (prima firmataria Gessica Rostellato) che avevano denunciato la vicenda e sottolineato l’esigenza di salvaguardare concretamente il diritto alla libertà di religione e di culto. Nella interpellanza si richiamava una recentissima sentenza della Corte costituzionale che aveva sancito l’illegittimità di una analoga legge della regione Lombardia. Vedi caso due regioni amministrate dalla Lega.

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Il termine di metà giugno – ha precisato Baretta, ricordando la sentenza della Consulta n. 63 del 2016 che ha dichiarato illegittima la analoga legge della Lombardia – è fissato dalle norme in vigore “ai fini della valutazione di compatibilità costituzionale per la eventuale impugnativa ai sensi dell’art. 127 della Costituzione. “Al momento è in corso la necessaria istruttoria da parte del Dipartimento per gli affari regionali con le amministrazioni centrali interessate (molti ministeri, ndr) nonché il Servizio per i rapporti con le confessioni religiose”.

In replica, Luigi Lacquaniti ha preso atto “positivamente” della risposta:

Comprendiamo naturalmente che ci sono dei tempi tecnici entro i quali si svolgerà l’istruttoria necessaria, ma siamo favorevolmente colpiti dal richiamo che il governo ha fatto alla legge della regione Lombardia, che era stata impugnata dal governo con motivazioni fatte proprie dalla Corte costituzionale.

A rafforzare l’esigenza di impugnare anche la legge della Regione Veneto, Lacquaniti ha citato testualmente le incredibili dichiarazioni dell’assessora regionale all’istruzione, Elena Donazzan (di origini neofasciste),  ed in particolare il presunto “dovere di governare questo tempo che si richiama ad emergenze legate all’Islam”.

Questo è un dibattito ideologico – aveva aggiunto la rappresentante della giunta regionale –, e giustamente ideologico, lo rivendico. Parigi e Bruxelles ci dimostrano cosa accade quando non si regolamentano i momenti di preghiera che sono per i musulmani anche momenti di aggregazione.

Questa inammissibile tesi è esattamente il contrario din quanto è necessario. In buona sostanza obbligare i cittadini a riunirsi nelle periferie o addirittura di fatto impedendo loro di manifestare la loro libertà di culto rischia di creare un brodo di coltura per l’adesione al terrorismo. Senza contare che condizionare un principio costituzionale quale la libertà di culto all’eventualità di un referendum comunale o sancire l’obbligo dell’uso della lingua italiana sono violazioni del diritto di manifestare liberamente il proprio credo. Violazioni non solonei confronti della popolazione immigrata di fede islamica, ma anche degli immigrati di fede evangelica, e in teoria estesa anche alle comunità cattoliche.

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Ma il punto-chiave è il razzismo, la fobia, la diffusione della paura per l’Islam, come testimoniano le stesse dichiarazioni della Donazzan, e come dimostra tutta la struttura della legge regionale. Si pensi alla disposizione secondo cui i nuovi luoghi di culto devono “sorgere solo in aree F” (infrastrutture e impianti di interesse pubblico, nella maggior parte dei comuni presenti in periferia) purché dispongano di strade, parcheggi e opere di urbanizzazione adeguate (“con oneri a carico dei richiedenti”!) e previa convenzione stipulata con il comune, “contenente un impegno fideiussorio”. Non basta, per le attività “non connesse strettamente alle pratiche rituali del culto” bisogna usare l’italiano. In aggiunta si prevede la possibilità di indire referendum popolare “sulle questioni urbanistiche”, e dunque sulla possibilità stessa di realizzare luoghi di culto.

Insomma, ci sono tutte le condizioni perché il governo, entro pochissime settimane, decisa di impugnare anche la legge veneta con la certezza che, a sua volta, la Corte costituzionale cancellerà queste norme indecenti.

FRASCA

Giorgio Frasca Polara

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