Normal mente di talento. Un’accademia per i plusdotati a Venezia

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La residenza universitaria dell’ITA Ai Crociferi

CLAUDIO MADRICARDO
Quello del disagio dei ragazzi in età scolare che appartengono alla categoria dei plusdotati è una recente scoperta nel nostro paese e in generale in Europa. Contrariamente a quanto invece accade nel mondo anglosassone e in particolar modo in quello d’oltreoceano. Eppure anche questi casi, come già quelli che riguardano i ragazzi che a scuola faticano per i problemi opposti, possono rientrare a pieno titolo nella categoria delle vittime del sistema scolastico.

È un problema che riguarda una fetta di sicuro minoritaria della popolazione scolastica, in passato sbrigativamente liquidata come svogliata, apatica e inerte. Che rischiava però, a fronte di una non risposta o, peggio, di una risposta spesso “criminalizzante” da parte del sistema scolastico, di disperdere per sempre le proprie potenzialità. A volte persino di non giungere mai a riconoscere la propria strada. Si tratta in genere di quei bambini che imparano precocemente a leggere e a porre domande complesse e sorprendentemente non in linea con la loro età. Capaci inoltre di esprimere una creatività fuori dal comune. Quelli che nel mondo anglosassone vengono appunto definiti i “gifted children” perché hanno avuto in sorte un dono che gli consente un potenziale cognitivo al di sopra della media.

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Ma, ed è questo il rovescio della medaglia, sono anche gli studenti a rischio di essere risospinti all’emarginazione e all’isolamento, se non correttamente interpretati e trattati dal sistema formativo. Per cercare di dare una soluzione a questi problemi si è mossa la Regione Veneto, prima in Italia, con un corso pilota rivolto agli insegnanti. I cui risultati saranno presentati il prossimo 18 maggio a un convegno che si terrà all’Auditorium Pontello di Padova.

Anche dal versante privato ci si sta muovendo, e nei mesi scorsi è nata l’International Talent Academy, che organizzerà a Venezia dal prossimo 9 al 23 luglio una Summer School aperta a ragazzi dai dieci a diciotto anni con base alla Residenza Universitaria ai Crociferi, in campo dei Gesuiti a Venezia.

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Ilaria Bramezza

Sui temi che riguardano i ragazzi super intelligenti e i pericoli che corrono, abbiamo sentito Ilaria Bramezza, amministratore delegato di International Talent Academy.
“Come organizzazione per l’educazione – inizia Bramezza – l’International Talent Academy nasce nel febbraio del 2016 con lo scopo di fornire metodi per lo sviluppo del talento e in genere delle capacità cognitive e intellettuali delle persone. È una società che nasce sulla scorta della collaborazione con l’Università di Padova e con GATE Italy, che è un’associazione scientifica che si dedica ai bambini ad alto potenziale. Siamo partiti dal presupposto che ognuno di noi possiede delle potenzialità intellettive e che quindi il problema è solo quello di capire per tempo quali sono e in che ambiti si esprimono.”

E questo a che fine?
Il fine è innanzitutto quello di formare un adeguato percorso educativo e professionale per i giovani. Quanto agli adulti, lo scopo è di migliorare la propria performance professionale o anche semplicemente la propria vita relazionale.

Per quale ragione vi rivolgete in primo luogo ai plusdotati?
A dire il vero, solo una parte della nostra attività s’indirizza ai ragazzi plusdotati. Vorrei ricordare che quello della plusdotazione è un concetto che è molto sviluppato nel mondo anglosassone. In Europa la situazione è abbastanza differente. Per questa ragione noi apriamo anche ai ragazzi non certificati come plusdotati, cioè a quei ragazzi che hanno delle caratteristiche che noi pensiamo possano essere vicine all’iperdotazione. Per questo in tutte le nostre attività, compresa la Summer School che si aprirà a luglio a Venezia, noi facciamo sempre dei test preliminari per capire le potenzialità. Pratica che usiamo anche quando andiamo nelle aziende.

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Guardando ai dati statistici, in quale percentuale è rappresentato il fenomeno della plusdotazione?
A livello mondiale è scientificamente provato che il cinque per cento della popolazione studentesca è iperdotata. C’è da dire che questi sono ragazzi che se non vengono adeguatamente identificati e seguiti possono, come purtroppo spesso avviene, evidenziare delle criticità.

In che senso?
Nel senso che possono diventare delle persone che presentano dei problemi. Ne consegue che per questa parte di popolazione studentesca vada individuato un percorso educativo specifico. Se ciò avviene, il beneficio non andrà soltanto allo studente oggetto della particolare attenzione educativa, ma anche di tutta la classe scolastica cui appartiene. Voglio dire che questo è anche un modo per sviluppare le potenzialità intellettive di tutta una popolazione scolastica e non solo del ragazzo in questione.

Nel sistema scolastico pubblico italiano le difficoltà sono riconosciute. A tal fine, in anni lontani, sono stati pensati gli insegnanti di sostegno. Qui invece, nel caso contrario degli iperdotati, sembra che la scuola pubblica non se ne occupi, e che deleghi al privato, com’è il caso di International Talent Academy, la soluzione del problema.
In realtà la Regione Veneto è stata la prima nel nostro paese ad aver sviluppato un sistema educativo indirizzato ai ragazzi plusdotati. A ruota ora Lazio e Puglia ne stanno seguendo l’esempio. Il Veneto ha descritto delle linee guida che consentono di identificare i plusdotati e soprattutto di formare i docenti nelle scuole affinché siano in grado di insegnare e a interagire con questi ragazzi. Posso quindi dire che la Regione Veneto si è data parecchio da fare, anche con investimenti. Il prossimo 18 maggio a Padova si terrà un convegno a conclusione del progetto “Education to talent” che ha formato circa trecentocinquanta docenti delle varie scuole del Veneto.

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Nella Summer School che organizzate il prossimo luglio a Venezia prevedete parecchie materie, tra cui stranamente lo spionaggio.
Le materie che vengono insegnate nella Summer School sono apparentemente discipline per adulti. Mi riferisco alle neuroscienze, all’astrofisica, alla fisica chimica, alla matematica, alla genetica, alla genomica e alla robotica. Ma sono tutte discipline che vengono insegnate in forma laboratoriale. In altre parole si tratta di un metodo educativo interdisciplinare che da molto spazio alla creatività. E infatti prevediamo anche materie come arte visiva, film making, fotografia, scrittura creativa. Per spiegarti meglio, di fisica, astronomia, matematica etc. se ne parlerà in un laboratorio che si svolgerà sulla Torre dell’Orologio in Piazza San Marco. Con il progettista che ha fatto il restauro della torre e dell’orologio, per cui parleremo di arte. Ma anche di geografia, perché dalla torre vedremo com’è fatta la piazza. È vero che si affrontano argomenti molto difficili, ma grazie a questa forma laboratoriale si riesce a far assumere ai ragazzi concetti in modo molto più creativo e coinvolgente. Non è la classica lezione in classe di astrofisica, astronomia o matematica, insomma.

E perché lo spionaggio? Sono molto incuriosito.
Sostanzialmente perché lo spionaggio sviluppa molto la creatività. La crittografia, la decodificazione di codici e le tecniche di spionaggio le svolgiamo all’interno di Palazzo Ducale, in un ambito che sviluppa molto proprio la creatività.

Recentemente una fabbrica friulana ha organizzato degli incontri con la filosofia per i propri quadri e operai, cui si è visto partecipare perfino l’amministratore delegato. Quando rivolgete la vostra attività al mondo aziendale, operate in un modo simile?
Sì, facciamo esattamente così. Com’è stato anche ribadito al recente World Economic Forum di Davos del gennaio scorso, quando sono stati presentati i risultati della ricerca “The future of the jobs”. Le conclusioni della ricerca ci dicono che nella quarta rivoluzione industriale nella quale stiamo entrando in pieno, le competenze professionali su cui dobbiamo puntare sono assolutamente slegate dalle competenze specifiche della professione che uno esercita. E sono invece soprattutto il problem solving, il pensiero critico e la creatività. Quello che ha fatto l’azienda friulana non è altro che una conferma che attraverso la filosofia si possono sviluppare delle potenzialità intellettive che faciliteranno sicuramente il lavoro anche di questi operai.

Quindi ridimensionamento della formazione basata sulla τέχνη a favore della creatività e della fantasia?
Esatto. Del resto tu sai che il nostro cervello è usato solo al dieci per cento delle sue potenzialità. Noi cerchiamo di superare un po’ questa soglia del dieci per cento. Se si arrivasse al quindici, al venti sarebbe già tanto. Dipende da come uno fa girare il cervello, può affrontare qualsiasi tipo di problema. Poi le professionalità specifiche una persona che ha una certa flessibilità e adattabilità del pensiero le può imparare. Mentre chi non ha questo tipo di capacità non potrà apprendere con la stessa facilità.

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Voi fate ricorso all’uso dei test di valutazione per stabilire se un ragazzo rientra in quel cinque per cento di plusdotati a livello mondiale. Come avviene questo, e come reagiscono i genitori se, anziché un genio, scoprono di aver messo al mondo un brocco?
Accade molto spesso che i genitori pensino di avere un figlio plusdotato. Facciamo dei test specifici con i nostri psicologi, non solo ai ragazzi, ma anche ai genitori per capire l’ambiente. Tra l’altro siamo supportati da un comitato scientifico composto di eminenze nel mondo della psichiatria e della psicologia a livello mondiale.

Permettimi una domanda personale. Come ti è venuta la voglia di dedicarti a un progetto del genere?
Ho iniziato la mia carriera insegnando economia in varie università straniere per sei anni. Devo dire che l’insegnamento è una cosa che mi è sempre piaciuta, anche se poi la vita mi ha portato a fare cose diverse. Diciamo che è un po’ un ritornare agli albori della mia carriera. Non è che insegno nella International Talent Academy, ma mi occupo di educazione. Cosa che trovo essere una cosa molto interessante.

Avete intenzione di espandere le vostre attività al di fuori del Veneto?
Stiamo già servendo qualche servizio nella città di Roma e sicuramente il prossimo anno vi organizzeremo un campus con la collaborazione delle università di Tor Vergata e Pontificia.

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Quanti ragazzi parteciperanno al prossimo campus di luglio a Venezia?
È la prima esperienza che facciamo a questo livello, per cui abbiamo deciso di accogliere un piccolo gruppo. Diciamo una ventina di studenti, che vengono sia dall’Italia, soprattutto dalle scuole internazionali, sia dall’estero. Tutte le attività e gli insegnamenti della Summer School sono organizzati usando la lingua inglese. Il prossimo anno l’obiettivo è di promuovere due campus di cinquanta ragazzi l’uno a Venezia. E altri due a Roma.

Quali obiettivi si prefigge uno studente che frequenta un vostro campus?
Prima di tutto l’obiettivo è di migliorare le proprie competenze di studio e di problem solving, di aumentare le proprie abilità sociali e di sviluppare il proprio potenziale. Si tratta quindi di un vero e proprio investimento sul proprio futuro, perché grazie a questa esperienza i partecipanti saranno più facilitati a seguire il percorso educativo e professionale più adatto a loro.

Tra le materie oggetto di attività laboratoriali compaiono anche l’arte e l’archeologia. Come le sviluppate?
Organizziamo vari laboratori in collaborazione con i Musei Civici Veneziani (MUVE), con i quali abbiamo avviato una stretta collaborazione. Per esempio al Museo Mocenigo terremo un laboratorio sui profumi, dove ogni ragazzo elaborerà la propria essenza. Durante il quale si parlerà di chimica ma anche di arte, della storia del profumo etc. Un altro laboratorio riguarderà gli affreschi, sempre in collaborazione con i Musei, al cui termine i ragazzi impareranno a fare un affresco, portandosene a casa un pezzo.

Chi sono i vostri formatori?
Sono tutti professori universitari o ricercatori che vengono formati ad insegnare a questo tipo di utenza. Un professore universitario in genere non è abituato a insegnare a un ragazzo di dieci anni. Noi li formiamo. Vengono da varie università e sono stati selezionati sia per le loro competenze specifiche, ma anche per le loro capacità di affrontare questo tipo di utenza.

Claudio Madricardo

@claudiomadricar

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