Bombs&business. Il b&b che va forte nei Balcani, e non solo

GIUSEPPE ZACCARIA
Qualche giorno fa, esattamente il 6 maggio, il premier serbo Aleksandar Vučić ha incontrato i rappresentanti di un grande fondo d’investimento americano che si chiama KKR discutendo lo stato dell’economia serba, gli accordi con il Fondo monetario internazionale e la possibilità di investimenti nelle grandi imprese pubbliche rimaste nelle mani di Belgrado, ovvero la compagnia elettrica, quella del gas e forse quella telefonica. Ma sapete chi era l’uomo d’affari che parlava con il primo ministro? L’ex generale David Howell Petraeus, comandante delle truppe americane per l’invasione dell’ Iraq e poi direttore della CIA per un anno, fino al 2012.

Non c’è da sorprendersi per l’incursione di un militare di alto rango nel mondo degli affari, questo modello è stato già battezzato “b&b”, ovvero bombe e business e a quanto pare si sta diffondendo sempre più fra le grandi compagnie statunitensi dando vita a una nuova geopolitica della guerra fra imprese scatenando conflitti che, come vedremo fra poco nel caso di Petreaus, si combattono con tutti i mezzi (inclusi quelli politici, ovviamente).

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Aleksandar Vučić riceve David Petraeus e la delegazione KKR

Lo schema “b&b” nei Balcani è in funzione da tempo: Madeleine Albright, che fu segretaria di stato quando la Nato bombardò la Serbia, assieme all’ex inviato speciale di Clinton, James W. Pardew, è entrata in lizza per la privatizzazione dell’agenzia di stato kosovara per le poste e telecomunicazioni , nota come PTK.

Nel frattempo il generale Wesley Clark, che fu comandante supremo delle forze a NATO durante i bombardamenti della Serbia è diventato presidente di Envidity, una società canadese interessata alla miniere di carbone del Kosovo e alla potenziale produzione di carburante sintetico. Il New York Times ha aggiunto che l’Albright Capital Management, fondata dalla signora, è stata selezionata nella gara per acquisire una quota del 75 per cento di PTK”, un accordo che, se raggiunto, varrà fra i 400 e gli 800 milioni di dollari.

I funzionari di un’altra entità collegata, l’Albright Stonebridge Group, posseggono già una quota minore dell’ unico concorrente di PTK, la società privata IPKO, con sede in Slovenia, e dunque, se la potente signora vincesse, ogni concorrenza sarebbe stroncata.

Vedremo come andranno a finire le cose, ma intanto già sembra che lo schema fa’ la guerra/apri il business cominci a riproporsi per la Libia, prima ancora che l’intervento occidentale abbia avuto inizio. Il programma è il medesimo: protezione della sicurezza occidentale, nascita di infrastrutture e aziende che perseguono scopi di lucro e si sono viste sfuggire opportunità in Iraq e in Afghanistan. Gli imprenditori sono in fermento per il potenziale commerciale di un paese con le esigenze enormi ed enormi riserve di petrolio, sarà incalcolabile il vantaggio competitivo di una futura gratitudine libica verso gli Stati Uniti ed i suoi partner.

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Mappa dei siti minerari in Kosovo

Già che c’eravamo, poi, l’espansione post bellica continua anche altrove: in Ucraina è stato aperto un ufficio della Monsanto, la grande multinazionale delle coltivazioni geneticamente modificate che ha cominciato ad accaparrarsi terreni grazie ai prestiti di FMI e della Banca mondiale.

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Il logo di Burisma Holdings, società che sfrutta le risorse energetiche ucraine. Presieduta dall’ex-presidente polacco Aleksander Kwaśniewski. Robert “Hunter” Biden è nel board of directors

Forse Kiev non realizzerà mai il sogno europeo, ma potrebbe trasformarsi presto in capitale europea delle biotecnologie, con buona pace di quelli che le vietano nel resto del Continente. Non a caso, il governo ucraino con grande tempismo ha fatto decadere il divieto sancito quando era alleato della Russia. E tanto per esaurire (almeno provvisoriamente) il panorama, il figlio del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, che si chiama Hunter Biden, è stato nominato membro della Burisma Holdings, incaricata di consigliare il governo di Kiev per il petrolio e il gas.

Questo tipo di scontri in genere hanno molta meno pubblicità delle guerre tradizionali, ma producono effetti molto più duraturi. E se torniamo al lavoro che il generale Petraeus ha già svolto silenziosamente nei Balcani, capiremo meglio cosa significa penetrazione economica e anche dominio dei media.

Se parliamo di informazione televisiva, in tutti i Balcani c’è una sola emittente affiliata alla CNN e questa è la bosniaca N1. E chi è proprietario della N1? Il KKR Global Institute di Petreaus.

La rivista Forbes ha scritto che il vero ruolo del generale è quello di utilizzare la sua rete per aiutare KKR a imporre i propri interessi, anche influenzando “il ruolo delle banche centrali in tutto il mondo dopo la crisi o i cambiamenti nella politica pubblica e in altre aree in cui KKR ha interessi.”

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Volete sapere come funzionano questi “interessi” nel campo dell’informazione televisiva? Bene, nel dicembre scorso in Serbia è entrata in vigore la nuova legge sull’emittenza che era in preparazione da anni e nella quale d’un tratto è comparso un nuovo articolo: a tutte le nuove emittenti, comprese quelle via cavo, è vietato fare informazione (con ovvio vantaggio per N1). E chi ha introdotto questo articolo? Per quanto possa sembrare incredibile, nessuno lo sa: ben sette componenti la commissione che ha varato la legge hanno detto di esserselo ritrovato all’improvviso, senza sapere chi l’avesse introdotto.

Intanto il gruppo americano ha dato mandato al famoso studio belga di avvocati Gide Loyrette Nouel di fare pressione sull’Unione europea per ottenere modifiche alla legge sull’informazione, ovviamente in senso favorevole agli americani. Se la guerra, come diceva von Clausewitz è la continuazione della politica con altri mezzi, il sistema “b&b” è la perpetuazione del dominio con tutti i sistemi possibili.

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Giuseppe Zaccaria

Una risposta a “Bombs&business. Il b&b che va forte nei Balcani, e non solo

  1. Adesso la NATO ha ammesso anche il Montenegro; siamo alleati, brrr.
    Ricordo sempre il colloquio del 2007 con l’ufficiale italiano che comandava il doppio posto di blocco (visto triplo solo a Gaza) all’accesso al Patriarcato di Pec (Kosovo) per proteggere dai Kosovari i Serbi sconfitti dalle nostre bombe.
    I gendarmi montenegrini ci avevano impedito il giorno prima di percorrere una strada che porta a Pec in Kosovo, attraverso un passo montano di confine.
    L’uff. ital. ci illuminò: per la strada che dietro il Patriarcato saliva verso il detto passo di confine col Montenegro, passavano ogni notte carichi di armi, droga, donne.
    Poiché il fatto esulava dalle sue consegne (regole di ingaggio, modernamente) non aveva potuto agire, ma lo aveva. segnalato al comando KFOR a guida USA; nessuno era intervenuto.

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