Lemonade. Grazie Beyoncé, di averci regalato un disco così elegante e complesso

Beyonce-lemonade-formationSAMUELE BARBIERO
Beyoncé fa parte di quel gruppo ristretto di musicisti che potrebbero pubblicare anche un disco di canzoni degli alpini vendendo milioni di copie. La cantante texana però, con il suo ultimo LP Lemonade, questa volta ha deciso di non interessarsi solo delle vendite, pubblicando un disco elaborato e per certi aspetti sperimentale.

Lemonade, oltre a segnare una svolta nella carriera di Beyoncé, può aiutarci a capire cosa sta accadendo nell’universo musicale da ormai qualche tempo.
Da sempre esiste la musica commerciale e da sempre esistono “controculture” musicali che si oppongono al pop, con suoni, temi e stili diversi, cercando di offrire agli ascoltatori un’alternativa alla musica per le masse.

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Da sempre accade però, che la musica pop comincia ad imitare le varie controculture e la musica non commerciale diventa sempre più mainstream. È la regola. Qualche esempio? Madonna vestita con giubba di pelle, borchie e capelli viola che canta di strani rapporti sessuali con conseguenti gravidanze scomode; Paul McCartney che, finite le sperimentazioni dell’era Beatles, pubblica canzoni da discoteca facendo rizzare i capelli ai fan più rigidi.

Il nuovo lavoro di Beyoncé ci mostra come il pop sia un ladro di professione. Ha rubato idee e suoni dall’indie rock, dalla musica elettronica da club, dal soul del terzo millennio, insomma, da tutto ciò che di carino c’era attorno.
Per sua fortuna Beyoncé è un’artista superlativa ed è riuscita, rubacchiando a destra e a manca, a sfornare un disco con i fiocchi. Quindi oltre ai balletti, alle scenografie e alla vociona forse c’è dell’altro? Forse la bella Beyoncé è anche un’autrice talentuosa? Questa volta possiamo dire di sì. Non è da tutti riuscire a creare un ibrido di sonorità e generi così stupefacente.

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Le tracce più significative del disco sono forse Don’t Hurt Yourself e Daddy Lessons. La prima è un pezzo semplicemente rock. Pochi suoni e massimo impatto. Sono stati usati dei campionamenti di When the leeve breaks dei Led Zeppelin, e si sente, ma la Knowles ci ha messo molto del suo, rendendola una traccia memorabile.

Daddy Lessons è invece una ballata acustica, anche questa volta pochi suoni e grande risultato. Qui emergono le sonorità più soul e country dell’album e finita la traccia viene da chiedersi se quello che abbiamo appena sentito è davvero un pezzo di Beyoncé.

Queste due tracce sono l’emblema di una ricerca che rende il pop sempre meno pop e sempre più difficile da inquadrare negli schemi tradizionali.
Quindi grazie Beyoncé. Grazie di averci regalato un disco così elegante e complesso. Grazie di aver portato sulla scena mainstream sonorità ancora troppo di nicchia. Se questi sono i risultati, da oggi ti diamo il permesso di appropriarti di qualsiasi genere, tema, suono che vorrai.

Chissà adesso come si comporteranno la musica indie, il “rap da ghetto” e tutte le altre vittime di Lemonade. Qualcosa scomparirà, qualcosa muterà generando altri generi e suoni. La musica è in costante cambiamento e, in attesa della prossima metamorfosi, per fortuna abbiamo Beyoncé a farci compagnia.

AAA SEMmmmm

Samuele Barbiero

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