Berlusconi. Il Trump italiano vota Hillary

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GUIDO MOLTEDO
Il cavaliere ancora ricorda con un certo orgoglio quelle sue parole di sei anni fa: “Non abbiamo amico migliore. Nessuno sostiene l’amministrazione americana con la stessa coerenza con la quale in questi anni Berlusconi ha sostenuto le amministrazioni Bush, Clinton e Obama”. “È un attestato di profonda stima quello che il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, riserva al premier italiano, al termine di un colloquio durato più di mezz’ora a margine del vertice Osce in corso ad Astana, in Kazakhstan”, commentò allora il Corriere della Sera.

Era il primo incontro tra il leader italiano e un alto rappresentante dell’amministrazione Obama dopo la diffusione dei 3012 cablogrammi inviati dalle sedi diplomatiche statunitensi al dipartimento di stato rivelati da Wikileaks. Silvio Berlusconi, scriveva in uno di questi cablo l’incaricata d’affari americana presso l’ambasciata Usa di Roma, Elizabeth Dibble, “è un leader fisicamente e politicamente debole” le cui “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione alle feste significano che non si riposa a sufficienza”. Berlusconi si fece “una risata”, minimizzarono allora fonti vicine al cavaliere.

In realtà, quando Berlusconi incontrò Hillary al vertice Osce di Astana era tutt’altro che divertito e incline a minimizzare. “Era particolarmente agitato”, avrebbe raccontato in seguito la Clinton. “’Perché dite queste cose di me?’, mi diceva. L’America non ha miglior alleato e io ti conosco, conosco la tua famiglia”. L’ex segretario di stato ricorda che Berlusconi “si lanciò in un appassionato racconto di quando suo padre lo portava a visitare i cimiteri dei soldati Usa che si erano sacrificati per l’Italia. Nonostante le sue manie, amava davvero l’America, era un alleato chiave e feci di tutto per ristabilire fiducia e rispetto, anche con pubbliche scuse”.

Anche per queste vicende, il tycoon italiano diventato leader politico è uno dei personaggi principali di Hard Choices, il libro uscito nel 2014 che raccoglie i ricordi della sua esperienza alla guida della diplomazia statunitense dal 2009 al 2013. Tra questi, appunto, la storia di Wikileaks e il confronto teso tra Berlusconi e Sarkozy sulla crisi libica.

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Oggi? Fosse americano, Berlusconi sarebbe un sostenitore di Hillary. E voterebbe per lei a novembre. A dispetto di un’ormai vasta letteratura giornalistica che l’accomuna a Donald Trump.

Certo, i due sono per tantissimi aspetti due gocce d’acqua. Su di loro potrebbe essere scritto un capitolo moderno delle Vite parallele.
Eppure il vero Berlusconi respinge seccamente ogni accostamento alla sua imitazione americana. Il “Berlusconi americano” non piace a Silvio. non sente alcun feeling nei suoi confronti.

Da un lato, si compiace del successo che riscuote il suo alter ego d’oltreoceano. In un certo senso, considera “suo” il successo di Trump. Si sente l’apripista di un fenomeno ormai planetario. Se solo si pensa al rimbalzo oltre Atlantico delle sue vicende libertine e giudiziario-sessuali, al rimbombo planetario del bunga bunga, alle prese in giro, ai sorrisetti sarcastici nei suoi confronti di capi di capi di stato e di governo. E adesso che l’America potrebbe avere un Berlusconi alla sua guida? Sì, per Silvio il successo di The Donald è anche una sorta di risarcimento di una narrativa per lui distruttiva.

Dall’altro lato, il palazzinaro di Arcore non riesce affatto a rispecchiarsi nel palazzinaro di Manhattan. Non si ritrova nella misoginia volgare che è il tratto prevalente del nominee repubblicano. Il suo linguaggio. Il suo stile. Il modo di essere macho. Fascistoide (e infatti Trump piace a Salvini, osservano gli amici di Berlusconi)

Sì, il grande corteggiatore di modelle e di ragazze attraenti, il pluriprocessato per reati a sfondo sessuale, quello delle battute tipo “dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze” per contrastare gli stupri in aumento e “meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay” si considera un affascinate latin lover che seduce le donne e che non si permetterebbe mai di insultarle (naturalmente dimenticando battute come “la signora Bindi è più bella che intelligente”). Si sente l’opposto del rude cowboy di New York. Virilità contro mascolinità.

Per di più, l’ex-premier è disgustato dagli attacchi di bassa lega contro “i miei amici Bill e Hillary”, le insinuazioni continue sull’affaire Lewinski. Sente l’eco di qualcosa di molto “personale” in questi attacchi che entrano nell’intimità della vita degli altri. Gli ricorda, questa campagna, quella che lo travolse e che, processualmente, è ancora in piedi.

Berlusconi segue le vicende americane. Si considera competente in materia. Scambia informazioni e opinioni con alcuni amici e confidenti, come l’ex-ambasciatore d’Italia a Washington, Gianni Castellaneta, i parlamentari Lucio Malan e Augusto Minzolini.

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All’inizio della corsa presidenziale, Berlusconi tifava per Jeb. Anche qui in virtù di vecchi legami. Prevedeva, il Cavaliere, una sfida tra dinastie, tra i Bush e i Clinton.

Quando George W. Bush ne fece il ritratto e lo espose insieme insieme a quelli dei 24 leader mondiali incontrati nella sua esperienza presidenziale, nella mostra “The Art of Leadership: A President’s Personal Diplomacy”, Berlusconi ne fu particolarmente lusingato. L’idea di un altro Bush alla Casa Bianca, dopo gli anni dell’antipatico Obama, era la prospettiva che maggiormente incontrava le speranze del re di Arcore.

Dunque, Silvio e The Donald hanno molto in comune. Soprattutto entrambi non sono, e se ne vantano, professionisti della politica. Entrambi hanno incrociato tempi di antipolitica dove si ha successo aggirando i partiti e rivolgendosi direttamente alla gente. Eppure dopo oltre due decenni nell’arena politica Berlusconi si considera un politico consumato. Un pezzo eminente dell’establishment. Raramente parla di sé, come invece faceva agli inizi, come un imprenditore. Paradossalmente avverte disagio e prova sospetto per uno com’era lui agli esordi. E vede con crescente preoccupazione, anche lui, l’avvento di un clone berlusconiano alla Casa bianca.

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@GuidoMoltedo

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